Considerazioni e commenti all’indomani della vittoria del centrodestra nelle elezioni politiche in relazioni ai programmi e agli interventi prospettati da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

Nell’importante dibattito tenutosi il 21 settembre 2022 sul tema “Fabbisogno salute e tetti di spesa: una contraddizione”, presso la sala dell’Adnkronos a Roma, in Piazza Mastai 9, Acop ha invitato tutte le più importanti sigle datoriale a interrogare la politica nell’imminenza della formazione delle nuove Camere e di un nuovo Governo.

Tutti, finanche i rappresentanti dei governi che si sono avvicendati nell’ultima legislatura, hanno denunciato la scarsa assistenza ai pazienti “non Covid” che per quanto poteva essere scusabile per il 2020, non è giustificabile per il 2021, quando, nonostante il perdurare della pandemia e dei suoi effetti si doveva assistere ad una sorta di rinascita della normalità di gestione di questi pazienti, che purtroppo non hanno avuto e non hanno continuato ad usufruire di prestazioni mediche che dovevano essere garantite.

Detto questo, dobbiamo, qui, registrare che su un punto – per noi rilevantissimo – è stata unanime la posizione dei partiti usciti vincitori dalle elezioni e cioè sullo scenario dei tetti di spesa, soglie imposte ogni anno dalle regioni entro le quali le strutture socio sanitarie private accreditate si devono attestare per fornire le prestazioni ai pazienti richiedenti, in uno con il problema del budget stanziato che non corrisponde alle esigenze di funzionalità. I fondi si esauriscono e i pazienti sono costretti a rimandare le cure, in altro modo devono pagare di tasca propria.

Sul punto il senatore Francesco Zaffini di Fratelli d’Italia, dopo aver giustamente espresso posizioni  critiche rispetto al precedente governo, ha affermato: che “si debba parlare di adeguamento dei tetti di spesa e di un aggiornamento dei tetti di spesa così come di un aggiornamento del tariffario che però per tutta evidenza deve procedere di pari passo con un aggiornamento dei LEA, soprattutto nella loro capacità di essere distribuiti e messi a disposizione su tutto il territorio nazionale”. Ancora: “Per quello che riguarda alcuni altri passaggi, legati alla necessità di procedere ad un’integrazione del privato nel pubblico, e nel servizio pubblico, sono assolutamente d’accordo con voi: che la sanità privata convenzionata fa parte integrante del servizio pubblico”.

Anche l’on. Roberto Bagnasco di Forza Italia ha chiaramente espresso la linea sulla quale si impegna il suo partito “noi crediamo anche totalmente, al di fuori di ideologie di base, che il servizio pubblico è fatto sia dalla parte pubblica, sia dalla parte evidentemente, privata”.E quindi – per F.I. – Il diritto alla salute che è un diritto che tutti riconosciamo, passa attraverso l’integrazione tra pubblico e privato. A me cittadino non interessa, non può interessare, non deve interessare, chi è che mi cura: se mi cura la ASL di competenza, un’altra ASL o una struttura privata: a me cittadino interessa, deve interessare, di avere il miglior servizio e come la legge anche prevede, nel posto dove io ritengo evidentemente essere curato nel miglior modo. I tetti di spesa sono una cosa assurda! Assolutamente assurda! Pensare che a luglio o ad agosto si chiudono i tetti di spesa e quindi i miei diritti che ho avuto fino a luglio, se ho avuto la disgrazia di ammalarmi un mese dopo, a questo punto non posso più fare la scelta. Perché!? Perché il tetto di spesa mi costringe ad andare io, e soprattutto anche la mia famiglia che mi deve evidentemente seguire magari a centinaia di chilometri di distanza. Questo non è tollerabile! È un discorso serio da fare, con grande chiarezza, ma bisogna affrontare”. Per poi concludere: Cercheremo noi, da parte nostra (visto che avete chiesto ai partiti, in questo caso qual è la nostra posizione su una tematica molto chiara, cioè sul rapporto con le strutture private e sui tetti di spesa, noi partiamo da una costatazione banale, semplice, chiara): per noi la sanità pubblica e privata, sono la stessa identica cosa! Crediamo al sistema sanitario nazionale, ma la sanità pubblica e privata sono la stessa identica cosa, l’importante è che ottengano il risultato di curare al meglio i cittadini”.

Per chiudere con i partiti della nuova maggioranza è intervenuto infine per il partito della Lega per Salvini premier, l’Assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Coletto, il quale ha lucidamente osservato che: “Si parlava di tetti, ma un tetto naturale esiste che è quello del fondo sanitario nazionale … I governi che si sono susseguiti negli ultimi 10 anni, hanno tagliato esattamente 37miliardi alla sanità, sia pubblica che privata. Personalmente io considero la sanità privata e accreditata, decisamente pubblica”. E in altro passaggio relativo alle tariffe: “Ebbene il nomenclatore è fermo al ’99 e credo che non sia decisamente colpa delle regioni, se una graduatoria nazionale è ferma al ’99…direi che magari qualche passettino in più, si poteva fare…si potevano revisionare queste tariffe e si poteva evitare quello che è stato approvato a fare ultimamente, cioè di inserire nelle nuove tariffe, finanziandole. Come? Andando a tagliare quelle esistenti? Anche no. Io sarei dell’idea che magari si andavano a revisionare i tariffari, si andavano a tagliare quelle che erano le tariffe dedicate a prestazioni obsolete, superate, che non hanno più senso di esistere ma che comunque vengono finanziate”.

Per poi concludere che: “la sanità privata, accreditata, è assolutamente complementare e coordinata (al livello di programmazione), con la pubblica, anzi, si va a far partire quella che è una competizione (positiva), tra pubblico e privato; innalzando quelle che sono le qualità delle prestazioni che vengono erogate, e questo credo che non sia l’obbiettivo di nessuno di noi, che è qui in sala. Quindi benissimo: pubblico, privato, accreditato”.

Questo è quanto: nel mondo ideale, i partiti di maggioranza attuale, hanno tutti indistintamente collocato la sanità privata accanto a quella pubblica, ma non è così nel mondo reale.

Quanto all’abolizione dei tetti di spesa, forse nessuno aspirerebbe a tanto, ma verso questo fine, chi governa l’Italia deve lavorare come ha programmato, quantomeno per aggiornarli senza restar fermi su posizioni (e prestazioni) obsolete a vantaggio di investimenti sui tetti per prestazioni che richiedono nuove tecnologie.

Per rimanere con i piedi per terra, però, si deve ricordare che, recentemente la Corte costituzionale, con la sentenza del 9 agosto 2022, n. 190, ha confermato il divieto di effettuare spese extra Lea per le Regioni assoggettate al piano di rientro dal disavanzo sanitario, indipendentemente dalla lora forma di regioni a statuto ordinario o speciale, rispondendo ad un contrasto fra la normativa regionale e quella statale, in quanto la Regione Sicilia, a statuto speciale, aveva autorizzato, ai sensi dell’articolo 53 della legge della Regione Siciliana n. 9/202,  la spesa di 4, 2 milioni di euro per finanziare la terapia genica “Zolgensma” per la cura dell’ atrofia muscolare spinale (Sma) per pazienti fino a 21 chilogrammi di peso, in contrasto con il principio fondamentale diretto al contenimento della spesa pubblica sanitaria e di conseguenza della determina dell’Aifa n. 277 del 21 marzo 2021 che ha previsto la rimborsabilità del farmaco “Zolgensma” esclusivamente per il trattamento di pazienti con peso massimo di 13,5 kg.

Questo è solo un esempio (peraltro in contrasto con altra giurisprudenza costituzionale) che si riporta per indicare la difficoltà in questa materia e soprattutto lo zoccolo duro imposto dal nostro rigido sistema costituzionale.

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Il commento

E’ ben chiaro che gli impegni elettorali valgono niente ed a maggior ragione quelli espressi in maniera estemporanea da singoli – per quanto autorevoli – rappresentanti.

Un dato di fondo, però è ben chiaro e dopo tanto tempo, tante intransigenze, tante demagogiche prese di posizione che hanno alimentato e orientato anche la debole giurisprudenza sul tema, si fa strada in maniera prorompente la plateale verità che stiamo affermando da anni: il sistema dei tetti non può funzionare. Inibisce la libera scelta, produce lista d’attesa, incrementa l’emigrazione sanitaria, abbassa il tasso qualitativo, induce l’aumento della spesa, limita ed impedisce gli investimenti.

Ora dopo aver prodotto un sistema normativo che imbriglia e consente alla burocrazia sanitaria di realizzare qualsiasi imposizione, se non pure vessazioni, lo capiscono e lo dicono tutti.

Dall’attuale Ministro Speranza che in tante occasioni ha parlato di abbandono o revisione della politica dei “silos” (che ovviamente sono rimasti tutti li ben piantati) fino ai rappresentanti di chi ha vinto le elezioni anche (dal nostro punto di vista) su questa che sarebbe una vera rivoluzione nel campo sanitario.

E non (solo) per quanto potrebbe comportare per le nostre aziende in termini di produttività e fatturato, ma anche per ciò che riguarda il volano economico (cioè gli investimenti e le forniture) i livelli occupazionali (più produzione, più assunzioni) la libera scelta del cittadino (non più obbligato o costretto ad attendere o ad emigrare) la qualità delle prestazioni (più competizione, migliori performances). Osservazioni semplici fino alla banalità che stanno sulla bocca di tutti, ma sinora rimaste lettera morta. Bene, all’alba di un nuovo assetto politico-istituzionale, è necessario fare una istantanea di questi principi e di queste affermazioni. A futura memoria.

Le cose cambiano solo se vogliamo fortemente che cambino ed ogni contributo di pensiero serve a dare alimento alle azioni concrete che ci aspettano, come singoli e come associazione.

Senza tentennamenti o perennemente con il cappello in mano verso potenti o presunti tali, ma con la schiena dritta consapevoli dei diritti nostri e del Paese.

                                                                                                          Enzo Paolini

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