COMUNICATO 26 MAGGIO 2026
La Corte dei Conti ha elaborato un resoconto che dettaglia l’avanzamento al 13 febbraio 2026 dei progetti affidati agli enti territoriali per quanto concerne la Missione Salute del PNRR. La cosiddetta Missione 6 ha raggiunto l’88,6% dei traguardi qualitativi e il 77,6% dei target a marzo 2026. Ma il dato aggregato nasconde profonde disuguaglianze fra gli enti territoriali.
Per quanto concerne le case di comunità: fulcro, anche secondo la riforma sanitaria, per l’assistenza territoriale si prevede l’attivazione di almeno 1.038 Case della Comunità entro giugno 2026. Le Regioni hanno programmato 1.412 interventi per 2,9 miliardi di euro, di cui 2 miliardi provenienti dal Pnrr. Pur essendo questi gli impegni economici, i pagamenti sono di gran lunga inferiori: si fermano a 940 milioni.
Infatti, anche secondo i dati di Agenas sono solo 781 le strutture operative con un incremento di un altro centinaio, cui mancherebbero altre trecento strutture circa.
Di quelle attive, però, solo 66 garantiscono i servizi obbligatori come, ad esempio, la presenza H 24 e 7 giorni su 7 del medico e degli infermieri.
Andando agli ospedali di comunità l’obiettivo era di rendere attive 307 strutture entro giugno 2026, ma attualmente solo 119 rispettano gli standard di personale richiesti. Purtroppo la distribuzione territoriale è fortemente squilibrata a sfavore del sud, anche se nessun progetto è pienamente concluso.
Sul versante della tecnologia le 280 strutture ospedaliere sono state digitalizzate entro fine 2025 e i dipartimenti di emergenza e accettazione hanno un buon livello di maturità digitale.
L’analisi della Corte dei Conti, però, mette in evidenza il divario fra quanto anticipato dagli enti e quanto effettivamente pagato con i fondi del Pnrr, come si diceva di sopra. Di quattro miliardi spesi sono rientrati meno di due miliardi. Inoltre, per quanto concerne la digitalizzazione, le regioni settentrionali hanno impegnato il 74% degli investimenti programmati, quelle del centro il 70,8%, quelle del sud solo il 57%.
Parlando dell’assistenza domiciliare integrata, la Corte evidenzia che soffermandosi sui soli indicatori quantitativi, si rischia di non ispirarsi ad un modello che possa effettuare una verifica continua degli esiti di salute, della continuità delle cure e della riduzione dei ricoveri evitabili.
Pertanto, la sfida sarà trasformare il rinnovo tecnologico in vero e proprio miglioramento dei servizi, assicurando la sostenibilità finanziaria degli enti territoriali in attesa dei pagamenti.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

