Il garante sulla privacy interviene sul fascicolo sanitario elettronico

Comunicato del 02 luglio 2024

L’Autorità di garanzia sulla privacy ha riscontrato difformità su alcuni diritti e misure, introdotti dal decreto del 7 settembre 2023 riguardo al fascicolo sanitario elettronico, proprio relative all’oscuramento dei dati, alla delega e al consenso specifico al trattamento dei dati.

Alcune regioni, ben diciotto, oltre alle provincie autonome di Trento e Bolzano si sono viste notificare l’avvio di procedimenti correttivi e sanzionatori per le violazioni riscontrate nell’avvio della procedura relativa alla disciplina del FSE 2.0.

Questa situazione era stata segnalata al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute, prima dell’avvio dei procedimenti.

Il garante aveva avviato nei mesi che hanno preceduto le contestazioni, una istruttoria sul fascicolo sanitario elettronico, presso quelle regioni che non si erano attenute alle indicazioni stringenti del decreto emanato nel 2023, modificando in modo significativo il modello di informativa che era stato predisposto dal Ministero della Salute con il supporto e parere del garante sulla privacy, modello valevole per tutto il territorio nazionale.

Le difformità rispetto al modello emanato dal Ministero hanno riguardato soprattutto la qualità della tutela dei dati sensibili e il loro oscuramento, in modo da non garantire uniformemente su tutto il territorio la privacy del paziente. L’indagine condotta dal garante ha rilevato, soprattutto, una diversità di tutela, portando alla luce una discriminazione degli assistiti su base territoriale. Ciò non determina effetti solo in negativo, ma anche in positivo, nel senso che con livelli di accesso differenziati e qualità dei dati superiori si crea, comunque, una discriminazione che avvantaggia il paziente di regioni più virtuose, rispetto ad altre.

Tale disomogeneità contraddice lo spirito della riforma del fascicolo sanitario elettronico, in quanto la stessa è indirizzata ad introdurre misure e garanzie omogenee sul tutto il territorio nazionale. Facendo diversamente, cioè differenziando, si rischia di compromettere anche la funzionalità, l’interoperabilità e l’efficienza del sistema.

Le violazioni nelle quali sono incorse Regioni e Province autonome, con diversi livelli di gravità e responsabilità, possono comportare l’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento europeo, poiché la questione fa parte proprio delle materie che sono riservate alla legislazione dell’Unione Europea; sarebbe, pertanto molto dannoso e sconveniente farsi sanzionare per via di uno strumento così importante per la vita del cittadino europeo.

avv. Maria Antonella Mascaro

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