Stop alla riforma dei medici di famiglia

La tanto annunciata riforma dei medici di famiglia subisce un vero e proprio stop, nonostante i lunghi confronti fra Ministero, regioni e categorie professionali. Secondo quanto riferito dal quotidiano “Repubblica”, sarebbe stata proprio la maggioranza a fermare l’attuazione della riforma, mettendo a rischio anche la funzionalità delle Case di Comunità finanziate dal PNRR.

Il punto nevralgico rimane il rapporto di lavoro dei medici di famiglia, dal momento che non si è riuscita a trovare una strada che soddisfacesse le parti in causa fra la convenzione riformata come modello principale e la forma di dipendenza dal servizio sanitario nazionale, con attività da svolgere presso le case di comunità.

Quello che ancora non si sa e viene poco detto dai canali di informazione è che molti medici di base stanno già prestando la loro opera negli ambulatori pubblici e nelle case di comunità in funzione, ma il rapporto di lavoro rimane indefinito, quando, invece, la soluzione di un doppio binario avrebbe potuto permettere al servizio sanitario nazionale di contare su una presenza più stabile dei medici nelle nuove strutture territoriali, senza cancellare del tutto il rapporto convenzionale.

Su questo punto a spaccarsi è proprio la maggioranza, perseguendo i partiti della coalizione, interessi diversi.

C’è chi teme che i medici di famiglia si trasformino in dipendenti pubblici, con la conseguenza che una dipendenza diretta dallo Stato possa incrinare definitivamente il rapporto con i pazienti, chi parla dei medici di base come “anonimi burocrati” chiusi nelle case di comunità.

Rimane il fatto che da una fase propulsiva si è passati ad una fase di stallo totale, nella quale, però, lo si ribadisce, molti medici di famiglia, su svariati territori, soprattutto in quelli di città metropolitane, dove le case di comunità sono entrate in funzione, già esercitano la propria attività lavorativa in doppio regime, ma in assenza definizione di rapporto lavorativo.

Il rischio è alto dal momento che molte altre case di comunità dovevano andare a regime ed essendo state create e finanziate dal PNRR, rischiano di rimanere vuote per via di una riforma che rimane al momento inattuata.

Al di là delle critiche espresse proprio dalla categoria dei medici di famiglia, rimane un problema di fondo e cioè quello di garantire una medicina territoriale accessibile a tutti, a causa spesso dell’impossibilità di “trovare posto” presso i massimalisti.

Dunque ora è il tempo di decidere se riscrivere il testo della riforma, rafforzando la convenzione e riducendo la dipendenza dallo Stato, oppure sedersi ancora ad un tavolo di confronto con le regioni, i sindacati e le associazioni di rappresentanza. Certo è che molti finanziamenti che dipendono da questa riforma sono stati già erogati e certamente il ritardo nuoce in primo luogo agli utenti e in seconda battuta alle giustificazioni che dovranno essere date per l’impiego dei finanziamenti pubblici.

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