I reati in materia lavoristica inseriti dal PNRR bis

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

Nel Decreto Legge n. 19/2024, cosiddetto PNRR bis che riguarda ulteriori disposizioni per l’attuazione del piano sono state reinserite alcune fattispecie di reato che riguardano la materia prettamente lavoristica, che in passato erano state depenalizzate a semplici sanzioni amministrative.

Ciò era accaduto nel 2016 ad opera del decreto legislativo n. 8. E’ raro ma non impossibile che un nuovo decreto, sostanzialmente “annulli” una precedente depenalizzazione, ma la ragione è facilmente intuibile e rintracciabile nella disciplina e nell’attenzione che il legislatore da alla materia giuslavorista.

Pertanto, in virtù della recente novella normativa operata dal D.Lgs. 2 marzo 2024 n. 19 ha assunto nuovamente rilevanza penale le seguenti fattispecie il reato contravvenzionale di “somministrazione non autorizzata e utilizzazione illecita di manodopera” che punisce l’attività di intermediazione non autorizzata, anche in assenza di scopo di lucro, punito con l’arresto fino a 2 mesi o con un’ammenda da 600 a 3.000 euro. E’ punito, inoltre l’esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione qualora il fatto sia commesso senza scopo di lucro che, di fatto, si aggiunge a quella relativa alla somministrazione fraudolenta di lavoro, prevista dal comma 5 ter all’art. 18 del D.Lgs 276/2003, mai depenalizzata.

Questa violazione è stata reintrodotta perché la somministrazione di lavoro è riservata alle Agenzie autorizzate dal Ministero del Lavoro e iscritte nell’apposito elenco (articoli 32, 33, 34 del decreto legislativo n. 81/2015). Fuori da questo ambito è impossibile operare intermediazione o reperimento di forza lavoro.

Ancora, è vietata e punita con sanzione penale l’esercizio non autorizzato dell’attività di ricerca e selezione del personale e supporto alla ricollocazione professionale qualora il fatto sia commesso senza scopo di lucro. Si rammenta che la fattispecie commessa per scopo di lucro non è mai stata depenalizzata.

In sostanza, il legislatore, al fine di contrastare l’ormai dilagante fenomeno dell’interposizione illecita di manodopera (somministrazione di lavoro abusiva, utilizzazione illecita, ecc.) e a causa dei tragici infortuni sul lavoro, spesso mortali che si verificano in continuazione, ha voluto reintrodurre misure che tendono ad inasprire le conseguenze a carico dei datori di lavoro.

Tutto ciò in continuità con l’inasprimento normativo degli ultimi venti anni che ha visto l’introduzione di reati come il capolarato e tutte le normative speciali che contrastano il lavoro clandestino.

Quanto alle fattispecie, rilevanti in ambito penale contravvenzionale, dell’appalto e distacco illecito va premesso che le imprese, che  si avvalgono di servizi esternalizzatiper interventi presso il proprio stabilimento o per svolgere attività di servizi presso clienti italiani, devono prestare particolare attenzione alle conseguenze illecite. Attività che non siano conformi a requisiti quali: la mancanza della dichiarazione di distacco o la mancanza dei requisiti soggettivi dell’azienda distaccante o dei lavoratori, possono essere considerate appalto illecito in relazione al D.L. 19/2024.

Infatti, le condotte di appalto o distacco di personale che non presentano i requisiti previsti dalla legge, integrano casi di mere somministrazioni di manodopera, mascherati da un finto appalto.

Nel caso, invece, di appalto mancante dei requisiti previsti dalla legge e dunque in violazione del dettato dell’articolo 1655 c.c., la nuova normativa prevede il configurarsi di una fattispecie penalmente rilevante (e non più solo amministrativa), di natura penale contravvenzionale, sia a carico del somministratore (o appaltatore) che dell’utilizzatore (o committente).  

Laddove manchi l’autonoma organizzazione di mezzi e risorse e l’assunzione di un proprio rischio di impresa da parte del terzo si è di fronte ad una mera somministrazione di manodopera. È infatti il committente che organizza e coordina i lavoratori come se fossero propri dipendenti, ma senza assumerli formalmente e dunque senza assumere nei loro confronti le conseguenti responsabilità giuridiche.  

La sanzione penale per la nuova contravvenzione è, come negli altri casi, una pena alternativa, a carico tanto del somministratore (pseudo-appaltatore) quanto dell’utilizzatore (pseudo-appaltante o committente), dell’arresto fino a un mese o dell’ammenda di 60 € per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione.

Al momento il legislatore non ha aggiornato l’elenco dei reati relativi al D.lgs. 231/2001 con l’introduzione di queste nuove fattispecie, ma l’aggiornamento sarà prossimo, dal momento che la responsabilità dell’impresa è in seno al reato stesso.

   

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