COMUNICATO 25 GIUGNO 2026
Non cessa il dibattito che vede protagonista la riforma sanitaria riguardo case di comunità e presidi da parte dei medici di medicina generale.
Le case di comunità sono il frutto di molti finanziamenti del PNRR, ma più volte si è detto, che senza il numero corretto di medici le suddette strutture rimarrebbero scatole vuote, quando, invece, sono state considerate uno degli strumenti principali per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini. Secondo le trattative nazionali si punta a definire in maniera più chiara il ruolo dei medici di medicina generale all’interno di queste strutture.
Lo scopo della loro istituzione è creare una rete capillare di presidi territoriali capaci di offrire assistenza, orientamento e servizi sanitari integrati senza costringere i cittadini a rivolgersi esclusivamente agli ospedali. Dopo molte interruzioni e trattative che coinvolgono, inevitabilmente, la riforma sui medici di famiglia.
L’intenzione è quella di garantire una presenza medica stabile nelle strutture territoriali, evitando che i nuovi edifici realizzati o finanziati negli ultimi anni restino privi di personale sufficiente per assicurare servizi continuativi alla popolazione.
I principali sindacati dei medici di medicina generale hanno accettato la proposta fatta dal Ministero della Salute e dalle regioni per il loro impiego nelle case di comunità, negli ambulatori pubblici finanziati dal PNRR per rafforzare la cosiddetta medicina territoriale, con un ruolo intermedio tra gli ospedali e i medici.
In particolare il testo dell’ipotesi di accordo nazionale, firmato ieri, introduce le disposizioni operative per la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità.
L’accordo prevede che i medici del ruolo unico di assistenza primaria, titolari di incarico a tempo determinato o indeterminato, svolgano l’attività assistenziale a prestazione oraria sulla base delle determinazioni dell’Azienda di appartenenza. Una delle novità riguarda i medici a tempo indeterminato a ciclo di scelta, che non hanno accettato il completamento, i quali hanno l’obbligo di prestare la loro attività professionale fino a 6 ore settimanali nelle case di comunità. L’attività dovrà avvenire dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20, presso le sedi indicate dall’ASL di appartenenza. E’ proprio alle ASL che è affidato il compito organizzativo, una volta individuato il fabbisogno orario. I medici potranno concordare tra loro una diversa organizzazione dei turni, comunicando preventivamente gli orari e i nominativi di coloro che svolgeranno il servizio, con obbligo di assicurare una presenza di almeno tre ore consecutive.
Per quanto concerne il compenso sarà di 38,72 euro all’ora omnicomprensivo.
La concreta attuazione dell’accordo dipenderà dalla programmazione delle aziende sanitarie.
Particolare attenzione sarà dedicata all’integrazione tra medici di famiglia, infermieri, specialisti ambulatoriali e servizi distrettuali
Uno degli aspetti più discussi riguarda le coperture finanziarie che dovrebbero ricercarsi all’interno dei fondi già stanziati per il potenziamento della sanità territoriale.
Sarà necessario trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, organizzazione del lavoro e qualità delle cure.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

