Medici di famiglia contrari all’accordo stralcio

Nel mese di giugno era stato raggiunto un accordo nazionale fra i principali sindacati dei medici di base in merito alla proposta fatta dal Ministero della Salute e dalle regioni per il loro impiego nelle case di comunità, negli ambulatori pubblici finanziati dal PNRR per rafforzare la cosiddetta medicina territoriale, con un ruolo intermedio tra gli ospedali e i medici.

In particolare il testo dell’ipotesi di accordo nazionale introduce le disposizioni operative per la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità.

L’accordo prevede che i medici del ruolo unico di assistenza primaria, titolari di incarico a tempo determinato o indeterminato, svolgano l’attività assistenziale a prestazione oraria sulla base delle determinazioni dell’Azienda di appartenenza. Una delle novità riguarda i medici a tempo indeterminato a ciclo di scelta, che non hanno accettato il completamento, i quali hanno l’obbligo di prestare la loro attività professionale fino a 6 ore settimanali nelle case di comunità. L’attività dovrà avvenire dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20, presso le sedi indicate dall’ASL di appartenenza. E’ proprio alle ASL che è affidato il compito organizzativo, una volta individuato il fabbisogno orario. I medici potranno concordare tra loro una diversa organizzazione dei turni, comunicando preventivamente gli orari e i nominativi di coloro che svolgeranno il servizio, con obbligo di assicurare una presenza di almeno tre ore consecutive.

Per quanto concerne il compenso è previsto che sia di 38,72 euro all’ora omnicomprensivo.

La concreta attuazione dell’accordo dipenderà dalla programmazione delle aziende sanitarie.

Particolare attenzione sarà dedicata all’integrazione tra medici di famiglia, infermieri, specialisti ambulatoriali e servizi distrettuali

 In questi giorni le procedure di conciliazione con il Ministero del Lavoro si sono concluse con esito negativo nell’incontro con il sindacato dei medici italiani che ha proclamato uno sciopero per il 15 e il 16 settembre 2026 per chiedere la disapplicazione dell’Accordo Collettivo Nazionale stralcio di Medicina Generale sulle Case di Comunità per i propri iscritti. 

Secondo il presidente del sindacato mancano impegni da parte del governo in merito a varie richieste espresse a gran voce che vanno dal ripristino a seguito dell’abolizione del “Ruolo Unico”, introdotto con la Legge Balduzzi, alla forzatura di obbligare i medici a coprire fino a sei ore settimanali nelle Case di Comunità, trasformando tale attività in un contratto con orario autonomo, flessibile e su base esclusivamente volontaria.  Ancora si sarebbe chiesta l’istituzione della specializzazione universitaria con il passaggio della formazione della medicina generale presso gli atenei secondo le indicazioni europee, con il riconoscimento dell’equipollenza del titolo per chi ha già maturato esperienza sul campo; nonché il rafforzamento degli organici del 118. Tutto questo senza risposta, in uno con la sofferenza – fatta propria dalla firma sindacale – di tanti giovani medici inseriti nel Ruolo Unico di Assistenza Primaria, i quali subiscono una grave penalizzazione dall’ACN stralcio di giugno 2026 per il carico di lavoro eccessivo senza tutele.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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