Il nuovo scenario della fuga dei medici dal SSN

La sanità italiana sta affrontando una nuova ondata di emergenza, già iniziata da alcuni anni: sempre più medici scelgono di lasciare il servizio sanitario nazionale.

Secondo un’analisi di Anaao Assomed pubblicata il 2 ottobre 2026, nel 2025 si sono dimessi volontariamente 3.767 medici ospedalieri.

Il dato è in forte aumento rispetto ai 1.503 del 2024, con una crescita del 150%.  Per la prima volta nell’ultimo decennio, le dimissioni hanno superato i pensionamenti, che nel 2025 sono stati 2.876, sempre secondo dati ufficiali pubblicati.

Il fenomeno riguarda soprattutto professionisti ancora lontani dall’età pensionabile.

Tra le ragioni indicate dai rappresentanti dei medici ci sono: turni pesanti, carichi burocratici e condizioni di lavoro difficili. A questi fattori si aggiungono le differenze salariali rispetto ad alcuni paesi europei, nonché il fenomeno delle aggressioni ai sanitari. La situazione non è uniforme sul territorio nazionale: alcune regioni risultano particolarmente colpite dalle cosiddette “fughe”. Nel Lazio, in Trentino-Alto Adige, nel Friuli-Venezia Giulia e in Sardegna i dimissionari hanno superato nettamente i pensionamenti. 

Anche la mobilità internazionale contribuisce alla perdita di personale formato in Italia.

I dati della FNOMCeO indicano quasi 40.000 medici trasferiti all’estero nel periodo che va dal 2019 al 2023.  Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera e Belgio sono tra le destinazioni più appetibili, indicate nei dati disponibili.

Secondo la Banca d’Italia, entro il 2032 andrà in pensione circa un quarto dei medici del SSN in servizio alla fine del 2022. Nel frattempo, però, il numero complessivo dei dipendenti a tempo indeterminato del SSN è aumentato dell’1,6% nel 2024, secondo i dati ufficiali stimati dal Ministero della Salute.

Per il 2026/2027 regioni e province autonome hanno stimato un fabbisogno formativo di oltre 20.000 nuovi medici. Il ricambio generazionale, quindi, è già in corso, ma non elimina automaticamente il problema delle uscite.

Il Ministero della Salute ha previsto interventi per ridurre la carenza di personale, valorizzare le carriere e diminuire gli oneri burocratici. La sfida sarà rendere il SSN sufficientemente attrattivo non solo per formare nuovi medici, ma anche per trattenerli.

La fuga dei medici rappresenta, dunque, uno dei nodi centrali per garantire nei prossimi anni la qualità e la continuità dell’assistenza sanitaria italiana.

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