COMUNICATO 07 OTTOBRE 2026
Finanziamento, liste d’attesa, carenza di personale e diseguaglianze territoriali tra le principali criticità del Servizio Sanitario Nazionale. Vietti (ACOP): «Servono risorse aggiuntive per la sanità. Il privato accreditato è una garanzia contro le inefficienze del SSN».
È stato presentato oggi, 7 ottobre, alla Camera dei Deputati il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, che restituisce un quadro caratterizzato da crescenti difficoltà nell’accesso alle prestazioni e da persistenti criticità sul fronte delle risorse, del personale e delle diseguaglianze territoriali.
Uno dei dati più significativi riguarda la rinuncia alle cure: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame. Tra le principali cause figurano i tempi di attesa e le difficoltà economiche, a conferma di come l’accessibilità alle prestazioni rappresenti ormai uno dei nodi centrali del sistema.
Sul fronte delle risorse, il Fondo Sanitario Nazionale è passato da 125,4 miliardi di euro nel 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Secondo l’analisi GIMBE, tuttavia, all’aumento nominale del finanziamento non è corrisposto un analogo incremento in rapporto alla ricchezza prodotta dal Paese. La Fondazione quantifica in 18,8 miliardi di euro le risorse che il SSN avrebbe avuto a disposizione tra il 2023 e il 2026 mantenendo invariato il rapporto tra Fondo sanitario e PIL registrato nel 2022.
Rimane particolarmente rilevante anche il peso della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. Nel 2025, su una spesa sanitaria complessiva pari a circa 190 miliardi di euro, 42,4 miliardi sono stati sostenuti direttamente dalle famiglie, mentre quasi 7 miliardi sono stati intermediati attraverso fondi, assicurazioni e altri soggetti.
Altro elemento centrale è rappresentato dal personale sanitario. Il Rapporto evidenzia la progressiva perdita di attrattività del Servizio Sanitario Nazionale e la necessità di intervenire sulle condizioni professionali e organizzative di medici, infermieri e degli altri operatori indispensabili al funzionamento dell’assistenza.
Persistono, inoltre, significativi divari territoriali, sia nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza sia nella capacità dei diversi sistemi regionali di rispondere ai bisogni della popolazione. Mobilità sanitaria, liste d’attesa e differenze nell’accessibilità dei servizi continuano così a incidere sull’effettiva uniformità del diritto alla salute.
Vietti: «Il Rapporto sfata il mito del “più soldi ai privati”»
Un passaggio di particolare interesse per il comparto riguarda la spesa pubblica destinata agli erogatori privati convenzionati. Pur essendo aumentata in valore assoluto, la sua incidenza percentuale sulla spesa sanitaria, dopo aver raggiunto il massimo del 22,8% nel 2019, è progressivamente diminuita sino al 20,9% nel 2025, il valore più basso registrato dal 2010.
Nel corso della presentazione, il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, ha sottolineato come anche la disponibilità di risorse degli erogatori privati incida sulla possibilità di sostenere il rinnovo dei contratti del personale.
«Questi dati sfatano il mito del “più soldi ai privati” e confermano la tesi centrale del Rapporto: in Italia la spesa sanitaria è di circa un punto percentuale inferiore alla media dei Paesi europei e siamo all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite», ha commentato il Presidente nazionale ACOP Michele Vietti.
«Se, come dice la Corte Costituzionale, le esigenze finanziarie non possono compromettere il diritto alla salute e l’esigibilità dei LEA, non c’è alternativa alla destinazione da parte del Governo di risorse aggiuntive per la sanità, che, nella sua componente accreditata, è una garanzia contro le inefficienze del SSN», ha proseguito Vietti.
Il Presidente ACOP ha quindi richiamato le condizioni economiche nelle quali operano le strutture accreditate: «Tariffe ferme da quindici anni, erose dall’inflazione e dall’aumento dei costi, e assurdi tetti di spesa rappresentano una palla al piede per la sanità privata nella sua funzione di erogatore del SSN a favore dei cittadini».
Il quadro delineato dal Rapporto pone dunque al centro la necessità di una riflessione complessiva sulla programmazione dell’offerta e sul finanziamento dell’intero Servizio Sanitario Nazionale, valorizzando tutte le sue componenti. In una fase caratterizzata dall’aumento della domanda assistenziale, dall’invecchiamento della popolazione, dalle liste d’attesa e dalla carenza di professionisti, il contributo delle strutture private accreditate rappresenta una componente essenziale della capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.
Il messaggio che emerge dal 9° Rapporto GIMBE è quindi quello della necessità di affiancare a risorse adeguate una strategia strutturale e di lungo periodo, capace di preservare universalità ed equità del SSN e di garantire la sostenibilità di tutti gli erogatori chiamati a concorrere all’assistenza sanitaria.

