Le dipendenze ed il potenziamento dei SERD

Il cambiamento della nomenclatura dell’acronimo da SERT a SERD non è stato un fatto di poca importanza.

La differenza chiave sta nell’estensione del servizio: il vecchio SERT (dove la T sta per tossicodipendenze), aveva il suo focus esclusivamente nel recupero dalle dipendenze da sostanze stupefacenti illegali (come eroina, cocaina); la nuova dicitura, SERD (dove la D sta per dipendenze), rappresenta l’evoluzione del servizio: oltre alle droghe, tratta l’abuso di sostanze legali (alcol, tabacco e farmaci) e le dipendenze comportamentali (come il gioco d’azzardo patologico o la dipendenza da internet). Si tratta di servizi pubblici e gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale. Il cambio di nome riflette un approccio medico e sociale più moderno e inclusivo. 

I centri rappresentano una rete sociosanitaria composta da circa 600 Servizi per le Dipendenze e 6.000 professionisti, che ogni anno garantisce l’accesso diretto e gratuito alle cure a oltre 300.000 persone.

Ma non sono sufficienti. Innanzitutto l’aumento delle dipendenze, soprattutto fra i giovani, è un indice di crisi e fa sì che il numero di centri non sia adeguato all’utenza.

Nella giornata mondiale contro la droga la presidentessa di FeDerSerD, che è la federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze ha centrato il focus in una lettera aperta, indirizzata al Presidente della Repubblica nella quale ha richiamato l’emergenza di rafforzare il settore dei servizi per le dipendenze al fine di rispondere ad una domanda sempre crescente che si concentra sempre di più sul disagio giovanile.

Alla domanda che è caratterizzata da quadri clinici complessi con un coinvolgimento sempre maggiore degli under 25, non corrisponde un’offerta adeguata. Ai servizi esistenti sul territorio si presentano sempre più numerosi adolescenti e giovani con forme di malessere che richiedono personale specializzato e innovazione, nonché collaborazione con i servizi presenti che si occupano dell’età evolutiva.

E’ necessario garantire ai cittadini un paritario accesso alle cure, ma l’eguaglianza non esiste sull’intero territorio italiano.

A questo proposito la frammentazione regionale e i livelli essenziali di assistenza costituiscono un nodo centrale.

Le differenze organizzative fra le regioni sono un problema che si ripercuote su vari aspetti del sistema sanitario, ma se si vuole sullo specifico dei servizi per le dipendenze la forbice di ineguaglianza di allarga, perché sono diminuiti a causa dei tagli alla sanità. In alcune regioni il servizio non è garantito quale LEA. E’ indispensabile una visione centrale che sia in grado di assicurare una maggiore omogeneità nell’organizzazione, tale da rendere equo l’accesso ai servizi ed alle prestazioni ad esso connesse.

Fra le proposte avanzate vi è quella di inserire i SERD nella rete della sanità territoriale e che gli stessi siano presenti nelle case di comunità.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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