COMUNICATO 27 LUGLIO 2026
L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nel sistema sanitario italiano con un principio chiaro: gli algoritmi potranno supportare l’attività dei professionisti, ma non sostituirne il giudizio clinico e la responsabilità. È questa la linea tracciata dallo schema di decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, che dà attuazione alla Legge italiana sull’Intelligenza Artificiale e recepisce il quadro delineato dall’AI Act europeo.
Il provvedimento introduce una disciplina organica sull’impiego dell’IA in sanità, con particolare attenzione alla governance, ai percorsi assistenziali del Servizio sanitario nazionale e alla formazione degli operatori, confermando che le nuove tecnologie dovranno rappresentare uno strumento di supporto alle decisioni cliniche e non un’alternativa al medico.
Formazione obbligatoria per tutti i professionisti
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la formazione. L’intelligenza artificiale entrerà a far parte dei programmi di Educazione Continua in Medicina (ECM), con una quota formativa specifica che sarà definita dalla Commissione nazionale per la formazione continua entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto.
I percorsi non si limiteranno all’utilizzo degli strumenti tecnologici, ma comprenderanno anche gli aspetti etici, giuridici e deontologici, affinché il professionista mantenga sempre la piena responsabilità delle decisioni cliniche. Analoghi obblighi formativi interesseranno anche i dirigenti sanitari e gli Ordini professionali.
Al via la sperimentazione della piattaforma “MIA”
L’innovazione è già in fase operativa. Agenas ha avviato la sperimentazione della piattaforma di intelligenza artificiale “MIA”, destinata ai medici di medicina generale. Il sistema consentirà di interrogare una base di conoscenze validate composta da linee guida, protocolli, letteratura scientifica, percorsi diagnostico-terapeutici e normativa di settore, con l’obiettivo di supportare il processo decisionale del medico. Alla sperimentazione parteciperanno inizialmente 1.500 medici di famiglia.
Nessuna decisione automatizzata sul personale
Il decreto introduce inoltre una tutela significativa per i professionisti sanitari: nessuna decisione relativa ad assunzioni, valutazioni, progressioni di carriera o cessazione del rapporto di lavoro potrà essere affidata esclusivamente a sistemi di intelligenza artificiale. La decisione finale dovrà sempre essere assunta da una persona fisica, chiamata a valutare criticamente le indicazioni eventualmente fornite dagli algoritmi.
Trasparenza e nuove responsabilità
Dal 2 agosto 2026 entreranno inoltre pienamente in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act europeo. In ambito sanitario ciò comporterà, tra l’altro, l’obbligo di rendere riconoscibile l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi di supporto decisionale e nella produzione di documenti clinici, rafforzando il rapporto di fiducia tra professionisti e pazienti.
Una trasformazione da accompagnare con competenze
Il piano nazionale coinvolgerà oltre 225.000 operatori del Servizio sanitario nazionale e circa 10.000 medici di medicina generale, confermando come l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenti una delle principali sfide organizzative e professionali dei prossimi anni. Resta tuttavia aperto l’iter di approvazione definitiva del decreto, che potrà ancora subire modifiche durante il confronto parlamentare e istituzionale.
L’introduzione dell’IA nella sanità italiana segna dunque un passaggio strategico: la tecnologia è destinata a diventare un alleato sempre più importante nella pratica clinica e nella gestione dei servizi, ma il legislatore ribadisce con forza che il fulcro del processo di cura resta il professionista sanitario, chiamato a esercitare il proprio giudizio con competenza, responsabilità e autonomia.

