Lazio, ricette SSN anche dai medici delle strutture private accreditate: al via il progetto pilota

Una novità significativa per la sanità del Lazio: i medici dipendenti delle strutture private accreditate e contrattualizzate potranno prescrivere, nell’ambito di uno specifico progetto pilota regionale, prestazioni specialistiche ambulatoriali e, nei casi previsti, terapie farmacologiche a carico del Servizio sanitario regionale.

La sperimentazione, della durata di sei mesi, punta a semplificare il percorso del paziente, rafforzare la continuità assistenziale e favorire una presa in carico più completa, evitando in molti casi il passaggio successivo dal medico di medicina generale per ottenere la prescrizione necessaria dopo una visita specialistica.

La misura non introduce tuttavia un’automatica estensione della capacità prescrittiva a tutti i professionisti delle strutture accreditate. L’adesione sarà volontaria e le strutture interessate dovranno presentare apposita richiesta alla Direzione regionale competente, informando la ASL di riferimento. Saranno inoltre definite specifiche modalità operative per individuare i servizi coinvolti, le branche specialistiche e, per quanto riguarda i farmaci, le eventuali terapie prescrivibili.

Le prescrizioni dovranno essere strettamente collegate al percorso assistenziale del paziente e all’attività specialistica per la quale la struttura è accreditata. Il sistema sarà inoltre sottoposto a un puntuale monitoraggio: le ricette transiteranno attraverso il sistema informativo regionale SISMED, consentendo di identificare il medico prescrittore e la struttura di appartenenza.

Un ruolo importante sarà affidato anche ai direttori sanitari delle strutture aderenti, chiamati a garantire una reportistica periodica sulle prescrizioni effettuate, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.

La sperimentazione si inserisce inoltre nelle politiche regionali per il contenimento delle liste d’attesa. Alle strutture partecipanti sarà infatti richiesto di assicurare una disponibilità di agende per le prestazioni di primo accesso con priorità B e D almeno pari ai volumi registrati nel 2025.

Resta fermo un principio essenziale: la nuova possibilità prescrittiva riguarderà esclusivamente l’attività istituzionale svolta nell’ambito del Servizio sanitario regionale e non potrà essere utilizzata durante l’attività libero-professionale.

Il progetto rappresenta dunque un passo verso una maggiore integrazione tra le diverse componenti del sistema sanitario regionale e riconosce alle strutture private accreditate un ruolo più ampio nella continuità dei percorsi di cura. Al termine dei sei mesi, il monitoraggio consentirà alla Regione di valutarne gli effetti sulla presa in carico dei pazienti, sull’appropriatezza prescrittiva e sui tempi di accesso alle prestazioni.

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