Il Rapporto BES evidenzia le persistenti difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie e le disuguaglianze territoriali, confermando la necessità di rafforzare la capacità di risposta del Servizio sanitario nazionale.
Il nuovo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) 2026, pubblicato dall’ISTAT, restituisce un quadro ancora critico dell’accessibilità alle cure in Italia, evidenziando le difficoltà di una parte significativa della popolazione nell’ottenere le prestazioni sanitarie necessarie.
Secondo i dati riferiti al 2025, il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, a causa di difficoltà economiche, liste d’attesa o problemi di accessibilità ai servizi.
Il rapporto conferma inoltre la persistenza di importanti differenze territoriali nell’offerta sanitaria. Nel 2024, l’8,6% dei ricoveri ordinari per acuti è avvenuto in una Regione diversa da quella di residenza, con percentuali particolarmente elevate in Basilicata (28,6%) e Calabria (22,8%).
Si tratta di dati che richiamano l’attenzione sulle disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni e sulla necessità di rafforzare la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni assistenziali, soprattutto nei territori caratterizzati da maggiori criticità organizzative e infrastrutturali.
In questo contesto, il contributo delle strutture sanitarie private accreditate rappresenta una componente essenziale dell’offerta assistenziale del Servizio sanitario nazionale, che può concorrere alla riduzione delle liste d’attesa, al contenimento della mobilità sanitaria e al miglioramento dell’accessibilità delle cure.
Affinché tale contributo possa essere pienamente valorizzato, è tuttavia necessario assicurare una programmazione sanitaria capace di integrare efficacemente tutte le componenti del sistema, accompagnata da risorse, tariffe e budget adeguati agli effettivi fabbisogni della popolazione.
I dati ISTAT confermano, dunque, l’urgenza di affrontare le criticità strutturali che ancora ostacolano l’accesso alle cure, nella prospettiva di garantire una risposta sanitaria più equa, tempestiva e omogenea sull’intero territorio nazionale.

