L’ultimo aggiornamento del Rapporto GIMBE sulla sanità pubblica evidenzia una profonda crisi di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Sul punto il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, commentando la periodica analisi sul confronto tra la spesa sanitaria dell’Italia e quella del resto dell’Ue, dell’Ocse e degli altri Paesi del G7 afferma: “Serve un patto tra tutte le forze politiche”, è l’appello, che indipendentemente dagli avvicendamenti di governo “fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del Ssn, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”. Altrimenti il principio dell’universalismo rischia di restare “universale solo sulla Carta”, mentre nella vita reale l’accesso alle cure dipende sempre più dalla disponibilità economica: “Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’articolo 32 della Costituzione”. Ed invero, l’analisi dei dati numerici mostra che l’Italia è sempre più distante dalla media europea. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024. La media dei Paesi Ocse è al 7,1% così come quella dei Paesi europei dell’area Ocse. “L’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7, ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi”, continua Cartabellotta. Il presidente di Gimbe insiste sul fatto che la questione non possa essere ridotta alla consueta trattativa autunnale.
Per i professionisti sanitari, invece, i dati Gimbe fotografano solo una parte del problema: “Sulla spesa sanitaria occorre un’inversione di tendenza”, dichiara il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. “Il punto, però, non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi”. Il rapporto evidenzia, dunque, che la conseguenza diretta di questo sotto-finanziamento cronico è il progressivo scivolamento verso la sanità privata e, nei casi peggiori, la rinuncia alle cure.
avv. Rossella Gravina

