COMUNICATO 28 SETTEMBRE 2026
Da ottobre entrano nella fase operativa le Aggregazioni funzionali territoriali, con medici di medicina generale organizzati in rete e ambulatori aperti fino a 12 ore al giorno. Un modello che punta a rafforzare l’assistenza di prossimità e alleggerire i Pronto soccorso, ma che pone al centro una questione decisiva: garantire continuità alla presa in carico del paziente.
La medicina territoriale dell’Emilia-Romagna si prepara a un significativo cambiamento organizzativo. A partire da ottobre entreranno progressivamente a regime le Aggregazioni funzionali territoriali (AFT), gruppi di medici di medicina generale chiamati a lavorare in maniera coordinata sullo stesso territorio, con sedi operative collocate prevalentemente all’interno delle Case della Comunità.
Il modello prevede una presenza medica estesa nell’arco della giornata: negli ambulatori AFT sarà possibile trovare un medico anche quando il proprio medico di famiglia non è disponibile. L’obiettivo è offrire una risposta più tempestiva ai bisogni sanitari a bassa complessità e non differibili, riducendo al tempo stesso il ricorso improprio ai Pronto soccorso.
Le AFT non sostituiranno il medico di famiglia, che continuerà a rappresentare il principale riferimento dell’assistito. La novità consiste nella costruzione di una rete professionale capace di assicurare maggiore accessibilità e collaborazione tra i medici, con il supporto di personale infermieristico, amministrativo e di altre figure professionali.
Per il cittadino, infatti, non è sufficiente poter incontrare un professionista fino alle ore 20: è altrettanto importante che quanto emerge durante quella visita – diagnosi, terapia, prescrizioni, accertamenti o necessità di ulteriori controlli – possa essere conosciuto e seguito dal medico curante e dagli altri professionisti coinvolti nel percorso assistenziale.
È proprio nella capacità di mettere in comunicazione i diversi punti della rete che si gioca una parte essenziale della riforma: condivisione delle informazioni cliniche, interoperabilità dei sistemi informativi, coordinamento tra professionisti e chiarezza delle responsabilità diventano condizioni indispensabili per evitare che l’aumento dell’accessibilità produca una frammentazione dell’assistenza.
Le AFT si inseriscono nel più ampio processo di rafforzamento dell’assistenza territoriale e delle Case della Comunità. Particolare attenzione è riservata ai pazienti cronici, agli anziani e alle persone fragili, per i quali la continuità della presa in carico assume un valore ancora maggiore.
Nei piccoli comuni e nelle aree montane le équipe potranno rappresentare un importante presidio sanitario di prossimità, mentre nei centri urbani saranno previsti ambulatori dedicati soprattutto ai bisogni a bassa complessità.
Il nuovo modello punta così a intercettare una parte della domanda sanitaria prima che raggiunga l’ospedale, contribuendo a ridurre accessi impropri e pressione sui servizi di emergenza.
La riorganizzazione emiliano-romagnola rappresenta quindi un banco di prova significativo anche per il più generale ridisegno del Servizio sanitario nazionale. Estendere gli orari di assistenza è un primo passo; costruire una rete realmente integrata, nella quale il paziente venga seguito prima, durante e dopo la singola prestazione, sarà la vera misura del successo della nuova sanità territoriale.

