Specialistica ambulatoriale, nuove tariffe insufficienti: torna centrale il tema dell’indicizzazione

Le nuove tariffe nazionali della specialistica ambulatoriale riaprono il confronto sulla sostenibilità economica delle strutture accreditate. I dati evidenziano un significativo disallineamento tra i rimborsi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale e l’andamento dei costi sostenuti dagli erogatori. Un tema che conferma l’esigenza, più volte evidenziata da ACOP, di introdurre un meccanismo strutturale e periodico di adeguamento delle tariffe.

Dal 21 settembre sono in vigore le nuove tariffe massime nazionali per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica. Un aggiornamento atteso da anni che, tuttavia, secondo le organizzazioni rappresentative delle strutture private accreditate, non appare sufficiente a compensare l’aumento dei costi intervenuto nel frattempo.

A evidenziarlo è un’analisi illustrata da FederANISAP e ripresa da TrendSanità, condotta su 2.040 tariffe. I risultati mostrano che 1.591Specialistica ambulatoriale, nuove tariffe insufficienti: resta aperto il nodo dei costi

Le nuove tariffe nazionali della specialistica ambulatoriale riaprono il confronto sulla sostenibilità economica delle strutture accreditate. I dati evidenziano un significativo disallineamento tra i rimborsi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale e l’andamento dei costi sostenuti dagli erogatori. Una situazione che conferma la necessità, più volte evidenziata da ACOP, di introdurre meccanismi strutturali e periodici di adeguamento delle tariffe.

Dal 21 settembre sono in vigore le nuove tariffe massime nazionali per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica. Un aggiornamento atteso da anni che, tuttavia, secondo le organizzazioni rappresentative delle strutture private accreditate, non appare sufficiente a compensare l’aumento dei costi intervenuto nel frattempo.

Un’analisi condotta su 2.040 tariffe mostra infatti che 1.591 prestazioni, pari al 78% del totale, mantengono una tariffa invariata. Delle 448 tariffe che registrano un incremento, 156 crescono meno del 4,2%.

Ancora più significativo è il confronto con l’inflazione: 1.748 tariffe su 2.040, pari all’85,7%, risultano inferiori al valore che avrebbero raggiunto attraverso una semplice rivalutazione inflazionistica. Solo il 14,3% supera tale soglia. Considerando l’intero campione, la variazione mediana delle tariffe risulta pari a zero.

Al centro della questione resta soprattutto il rapporto tra la tariffa riconosciuta e il costo effettivamente sostenuto dalle strutture per erogare le prestazioni.

L’aumento del costo del personale, dell’energia, delle apparecchiature e delle tecnologie sanitarie, insieme alla crescita generale dei costi di gestione, rende sempre più difficile mantenere tariffe ferme per lunghi periodi o aggiornate soltanto occasionalmente.

Diventa quindi necessario costruire un sistema capace di tenere conto del costo reale delle singole prestazioni, prevedendo forme di indicizzazione periodica sulla base di parametri oggettivi e revisioni in grado di recepire anche l’evoluzione tecnologica e organizzativa del settore.

La questione conferma la necessità, sostenuta da ACOP, di superare un modello nel quale l’adeguamento delle tariffe avviene dopo lunghi periodi, quando il divario tra remunerazione riconosciuta e costi sostenuti dalle strutture rischia di essere ormai considerevole.

Occorre invece individuare un meccanismo di indicizzazione, almeno parziale, delle tariffe delle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture accreditate, collegandone l’aggiornamento all’andamento del costo della vita e dei principali fattori produttivi.

L’obiettivo deve essere quello di passare da interventi episodici a un modello strutturale, prevedibile e trasparente, capace di garantire nel tempo un maggiore equilibrio tra il valore delle prestazioni e i costi necessari per assicurarne qualità, sicurezza e appropriatezza.

La questione tariffaria non riguarda esclusivamente la sostenibilità economica delle imprese sanitarie, ma incide direttamente sulla capacità complessiva del Servizio sanitario nazionale di assicurare prestazioni tempestive e di qualità.

Nella specialistica ambulatoriale, nel 2023, la componente privata ha erogato oltre 291 milioni di prestazioni su più di 804 milioni complessive, pari al 36,2% del totale. Un dato che testimonia il ruolo ormai strutturale delle strutture accreditate nella risposta ai bisogni di salute dei cittadini.

Una capacità produttiva che non può essere considerata accessoria, soprattutto in una fase nella quale il SSN è chiamato a contrastare le liste d’attesa e a garantire maggiore tempestività nell’accesso alla diagnostica, alla prevenzione e alle cure.

Per ACOP, pubblico e privato accreditato devono essere considerati componenti di un’unica rete assistenziale, programmata e governata nell’interesse dei cittadini. Assicurare alle strutture condizioni economiche coerenti con i costi effettivi delle prestazioni significa, in questa prospettiva, tutelare non soltanto la sostenibilità degli erogatori, ma la stessa capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere efficacemente ai bisogni di salute della popolazione.

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