COMUNICATO 22 GIUGNO 2026
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale per la professione infermieristica: l’assegnazione sistematica di attività estranee alle competenze proprie dell’infermiere può configurare un caso di demansionamento.
La sentenza conferma che il personale infermieristico deve essere impiegato in attività coerenti con il proprio percorso formativo, le responsabilità professionali e il ruolo riconosciuto dall’ordinamento. L’utilizzo continuativo degli infermieri per mansioni meramente esecutive, amministrative o di supporto non riconducibili alle competenze professionali rappresenta infatti una lesione della dignità lavorativa e della professionalità acquisita.
Il pronunciamento assume particolare rilevanza in una fase in cui molte strutture sanitarie si confrontano con carenze di organico e criticità organizzative. Secondo gli esperti del settore, tali difficoltà non possono tuttavia giustificare l’impiego improprio dei professionisti sanitari né compromettere la qualità dell’assistenza erogata ai cittadini.
La decisione della Suprema Corte rafforza quindi il principio secondo cui la valorizzazione delle competenze infermieristiche costituisce un elemento essenziale per garantire sicurezza delle cure, appropriatezza organizzativa e tutela dei diritti dei lavoratori.
Per le aziende sanitarie, la sentenza rappresenta un ulteriore richiamo alla necessità di definire modelli organizzativi in grado di assicurare una corretta distribuzione delle attività assistenziali, evitando che professionisti altamente qualificati vengano distolti dalle funzioni per le quali sono stati formati.

