Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e suicidio assistito

Argomenti apparentemente diversi, hanno, comunque, lo stesso denominatore. Sono diversi anni, se non decenni che l’associazione “Luca Coscioni”, attraverso i suoi più alti rappresentanti, porta avanti campagne di sensibilizzazione e conoscitive su questi argomenti spinosi. Molto spesso si trasformano o si sono trasformate in vere e proprie leggi.

Innanzitutto si registra nell’ultimo anno una percentuale di circa il 20% in più di persone che attraverso le cosiddette DAT esprimono il proprio volere sui trattamenti sanitari. DAT, o meglio, disposizioni anticipate di trattamento, cioè biotestamento o testamento biologico, sono le disposizioni che permettono a ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, di esprimere in anticipo le proprie volontà riguardo ai trattamenti sanitari. Entrano in vigore nel momento in cui una persona si trova nell’incapacità di autodeterminarsi (ad esempio per una malattia grave o un incidente) e non può più esprimere il proprio consenso o dissenso alle cure. E’ possibile indicare quali trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche si intende accettare e quali rifiutare (inclusi idratazione e nutrizione artificiale). Inoltre si nomina un fiduciario, ossia una persona di fiducia che farà da tramite con i medici interpretando le volontà del paziente.

Quanto all’argomento complementare, in considerazione del notevole ritardo con il quale il Parlamento non presenti una legge sul suicidio assistito, nonostante le diverse sollecitazioni della Corte Costituzionale, avendo la medesima dato il via libera alle regioni di poter legiferare in materia, dopo la Toscana, è la volta dell’Emilia Romagna e poi delle Marche.

In Emilia Romagna, infatti è iniziata la discussione sulla proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito depositata dalla maggioranza di centrosinistra poco più di una settimana fa. In questi giorni ne arriverà un’altra presso il Consiglio regionale delle Marche, non per volontà politica, ma per decorrenza dei termini: iscritta d’ufficio all’ordine del giorno perché dopo sei mesi di anticamera in commissione consiliare sanità, non è stata ancora discussa.

In Emilia-Romagna la proposta di legge è stata abbinata alla proposta di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni con l’obiettivo di essere discussa entro l’estate. Sono trascorsi tre anni dalla presentazione della proposta di iniziativa popolare e sono troppi se si pensa che molto spesso le scelte dei malati non hanno tempi così lunghi. La proposta di legge prevede che entro dieci giorni dall’approvazione la giunta licenzi un nuovo atto amministrativo e non indichi, in modo perentorio, i tempi per il suicidio medicalmente assistito, perché secondo la Consulta non lo può fare, ma “la procedura valutativa della richiesta va condotta senza ingiustificati ritardi”.

Tra gli elementi di novità, vi è l’introduzione della figura professionale dell’infermiere all’interno delle commissioni di Valutazione multidisciplinare di Area Vasta(CoVam), le quali hanno il compito di accertare i requisiti clinici e personali dei pazienti che chiedono l’accesso al suicidio medicalmente assistito.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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