Il piano nazionale delle liste di attesa

La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al nuovo piano nazionale delle liste di attesa 2026/2028.

Lo scopo del governo è quello di superare il modello precedente con una maggiore interconnessione dei territori e delle strutture senza differenze fra pubblico e privato accreditato.

A tale proposito si istaura un vero e proprio obbligo per le regioni e per le provincie autonome di far confluire nei sistemi di prenotazione (Cup) tutte le agende, comprese quelle intramoenia per costruire un sistema unico di lettura che faccia convivere pubblico, privato accreditato e prestazione intramuraria, attraverso la tracciabilità della domanda al fine di poter rispondere con un’offerta adeguata, in tempi adeguati.

Dunque, si istituisce la piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA) che dovrà interagire con quelle regionali e con i Cup, motivo per il quale sarà possibile monitorare le disponibilità. Entro quattro mesi dall’entrata in vigore del decreto che renderà effettivo il provvedimento, le regioni e le provincie autonome dovranno adottare i piani regionali e provinciali delle liste di attesa, aggiornandoli annualmente.

I codici di urgenza rimarranno invariati, le prescrizioni e le ricette dematerializzate, già obbligatorie, verranno rafforzate nel provvedimento.

Nella prescrizione dovrà essere specificato il quesito diagnostico necessario sia per il primo accesso che per i successivi. Il piano, infatti, prevede che si vada verso un sistema nazionale di codifica e classificazione dei quesiti diagnostici, univoco e vincolante per tutti i prescrittori. Il piano valorizza le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali. Se una prestazione di primo accesso non può essere garantita nei tempi massimi previsti dal codice di priorità, l’azienda sanitaria di appartenenza del paziente dovrà attivare un percorso di presa in carico per soddisfare la richiesta. Il cittadino ha diritto alla prestazione nei tempi massimi e la ricerca di soluzioni alternative non deve ricadere su di lui. Tra gli strumenti cui si può fare riferimento vi sono la ridefinizione dei volumi di attività delle strutture pubbliche e private accreditate, la riprogrammazione delle ore di specialistica ambulatoriale interna, il ricorso a prestazioni aggiuntive e l’incremento delle ore degli specialisti ambulatoriali. Il Piano contempla anche l’uso di preliste o liste di tutela, ma ne disciplina i tempi: il cittadino dovrà essere richiamato entro un numero molto limitato di giorni, a seconda dell’urgenza. Inoltre verrà introdotto un sistema di recall e disdetta delle prenotazioni. L’inserimento in lista avverrà dopo la valutazione dello specialista e previa accettazione da parte del paziente delle condizioni di offerta. Da quella data decorrerà il calcolo del tempo di attesa.

Per quanto concerne le case di comunità, queste dovranno contribuire all’erogazione di prestazioni diagnostiche di base, servizi specialistici e servizi infermieristici per la gestione delle cronicità, con un impatto atteso sulla riduzione delle liste d’attesa presso gli erogatori tradizionali.Televisite e teleconsulti vengono indicati come modalità utili per ridurre gli spostamenti.

In buona sostanza, il piano tenta di costruire un nuovo sistema integrato, molto agile, funzionale e trasparente.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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