Rapporto OCSE sui sistemi sanitari

Nell’ultimo rapporto dell’OCSE sulle cure e sui sistemi sanitari dei paesi che ne fanno parte si fa presente quanto la domanda di cure superi l’offerta e come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle liste di attesa e di conseguenze della spesa sanitaria. Il problema non è solo legato alla scarsa offerta ma anche ad una domanda spesso non ben direzionata.

Il rapporto analizza due importanti direttive per il miglioramento dell’accesso alle cure: uno è rappresentato dal gatekeeping, cioè l’accesso del paziente alle cure specialistiche mediato dal medico di famiglia o da un professionista che appronta le prime cure; l’altro dalla partecipazione alla spesa attraverso – ad esempio – il pagamento del ticket.

Dal documento emerge che ben 31 paesi si sono organizzati in modo da avere forme di filtro all’accesso alle cure, attraverso i sistemi indicati. Per alcuni, come l’Italia, il sistema è obbligatorio. Sono, infatti, i medici e i pediatri di base che fanno da filtro e scelgono il percorso del paziente. In alcuni casi, come per la ginecologia, l’accesso è diretto. Questo avviene perché i pazienti sono obbligati a registrarsi presso un medico o un pediatra di base, attraverso la lista messa a disposizione nel territorio di competenza, a seconda del raggiungimento del tetto del massimalista. C’è sempre la possibilità di cambiare il medico, ma il sistema, almeno attualmente, è costruito sulla creazione di una relazione stabile medico-paziente. In questo modo si rafforza la continuità assistenziale.  Vi è da dire, però, che un sistema di tal fatta funziona solamente se i medici di famiglia sono in numero sufficiente per tutta la popolazione e sono distribuiti sul territorio in modo equilibrato, in caso contrario il sistema implode.

Un altro elemento determinante è rappresentato dalla problematicità della burocrazia prevista per il sistema pubblico. Nei paesi che hanno adottato il gatekeeping obbligatorio, i pazienti possono, comunque, accedere direttamente alle cure private, usando polizze assicurative.

Secondo l’Ocse, questo può indebolire l’obiettivo di coordinamento delle cure.

Il rapporto fa presente che il ricorso all’assicurazione sanitaria privata permette di rivolgersi al privato per le cure specialistiche con minore utilizzo del sistema pubblico. Ciò avviene in Italia, in Spagna ed in Svezia, maggiormente. Dunque si aggira il sistema di filtro a causa dei tempi di attesa, motivo che spinge chi può economicamente verso percorsi alternativi.

L’altro argomento che viene preso in considerazione dall’OCSE riguarda la compartecipazione alle spese, in quanto dove è presente le prestazioni specialistiche sono migliori.

In Italia si accede al medico di base senza pagamenti di ticket, ma diverso è il caso dell’ambulatorio specialistico dove c’è una compartecipazione alla spesa con il pagamento suddetto. Sono, poi, previste, esenzioni e riduzioni a seconda che si parli di vaccini, maternità, prevenzione HIV, donazione di sangue o di organi.

Secondo l’OCSE, però, ridurre o eliminare la compartecipazione aumenta l’utilizzo dei servizi sanitari, mentre introdurlo o aumentarlo produce invece effetti variabili.  

Il messaggio finale del rapporto è che gatekeeping e compartecipazione alla spesa possono contribuire a orientare i pazienti verso percorsi più appropriati, ma solo in condizioni precise. Servono cure primarie forti, incentivi coerenti per i professionisti, regole chiare sul rapporto tra pubblico e privato e solide protezioni finanziarie per i cittadini più fragili.

Per l’Italia rimane centrale la figura del medico di medicina generale per accedere al servizio sanitario nazionale, ma per funzionare al meglio i medici devono essere di più.

Il rischio del non bilanciamento del filtro e della compartecipazione può spostare l’ago verso il pagamento delle cure solo da parte dei più abbienti, dunque per rendere più efficiente l’assistenza serve un equilibrio complessivo tra territorio, specialistica, finanziamento e protezione dei cittadini.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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