Screening della retinopatia: il prezioso supporto dell’intelligenza artificiale

Tra le complicanze del diabete la retinopatia, che si stima interessare un milione di italiani, è quella principale ed è la prima causa di cecità in età lavorativa. Un sistema di intelligenza artificiale di recente introduzione consente la valutazione automatizzata della retinopatia diabetica e, com’è emerso da un’esperienza condotta su 637 pazienti seguiti presso i centri diabetologici e oculistici della Asl Torino 5, si è rivelato uno strumento di screening efficace per accelerare il percorso diagnostico e ridurre non soltanto il carico di lavoro per gli specialisti, ma anche il tempo di attesa per i pazienti. “L’algoritmo di intelligenza artificiale ha dimostrato di essere molto efficiente nell’individuare la retinopatia di grado moderato e severo, con la certezza che nessun paziente che necessita di un oculista venga erroneamente diagnosticato come negativo”, ha spiegato Carlo Bruno Giorda, coordinatore dello studio. “Considerato il sempre crescente numero di persone con diabete e l’importanza di questo screening, che spesso non viene effettuato a causa delle lunghe liste di attesa, si è reso necessario l’utilizzo di sistemi di valutazione automatizzata delle immagini per sveltire il percorso diagnostico, riducendo l’onere per gli specialisti e il tempo di attesa per i pazienti. Ovviamente non si parla di sostituire la professionalità dell’oculista, ma di dargli un importante supporto nelle fasi più complesse. Inoltre, auspichiamo che le evidenze emerse dallo studio offrano alle società scientifiche diabetologiche spunti di riflessione circa la possibilità di applicare questa nuova metodica di screening nella pratica clinica quotidiana”.

In Italia, secondo i dati del rapporto dell’Italian Barometer Diabetes Observatory 2022, si stima una prevalenza del diabete pari al 6,8% – corrispondente a circa 4 milioni di persone, strettamente collegato all’invecchiamento della popolazione e, quindi, in costante aumento. A questi dati andrebbe poi aggiunto circa un milione e mezzo di casi non diagnosticati. Negli ultimi anni si sono compiuti notevoli progressi in ambito scientifico, tecnologico e normativo, ma è necessario fare degli ulteriori sforzi per rendere concreto un modello di cura e di gestione della patologia davvero integrato, affinché il diritto alla cura delle persone affette da diabete si possa tradurre in un beneficio per la collettività.

“Il diabete richiede un approccio olistico, mirato e personalizzato per cui ‘sintonizzarsi’ con la persona nella sua unicità diventa fondamentale” ha affermato al convegno Oltre la cura: la persona e la tecnologia al centro della gestione del diabete Nicola Napoli, Professore Ordinario di Endocrinologia presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e Presidente SID Lazio. “L’innovazione tecnologica riveste un ruolo centrale nella gestione della patologia e nella prevenzione delle complicanze; la disponibilità dei dati permette di facilitare il dialogo medico- paziente, la collaborazione tra i medici di medicina generale e le strutture diabetologiche e lo sviluppo di servizi di teleconsulto. Sussistono ancora numerose problematiche legate alla digitalizzazione e alla condivisione del dato in ambito sanitario; la diabetologia italiana si è in gran parte dotata di strumenti elettronici per la gestione dei dati clinici, ma la condivisione di questi con altri specialisti, che concorrono nella cura del diabete e delle sue complicanze, e con la rete della medicina generale è ancora estremamente limitata”. Un’ulteriore difficoltà è legata alle disomogeneità assistenziali interregionali: “Occorre implementare su tutto il territorio nazionale un’assistenza integrata, continua e focalizzata sugli outcome di cura sin dagli esordi della patologia” ha affermato Raffaella Sommacal, Consigliere delegato AGD Italia (coordinamento tra Associazioni di aiuto a Bambini e Giovani con Diabete) e membro del Consiglio Direttivo Diabete Italia. “In quest’ottica la digitalizzazione sanitaria risulta fondamentale per promuovere l’uso di registri e la raccolta di dati, integrandoli nel sistema di cura del diabete ed utilizzandoli quali strumenti essenziali per migliorare la qualità della cura della malattia, che permetterebbero al paziente di migliorare l’aderenza terapeutica, ai clinici di collaborare e di comunicare tra loro offrendo così una cura interdisciplinare, alle istituzioni di tenere monitorato l’andamento della malattia e delle sue complicanze”.

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