Intervista del Presidente Acop Toscana al Dott. Gelli

Firenze, Mercoledi 5 giugno 2024

La legge Gelli-Bianco (Legge 8 marzo 2017, n.24) ha introdotto una serie di novità significative nel campo della responsabilità professionale sanitaria, della gestione del rischio clinico e della promozione di una cultura globale della sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari. Per dare piena completezza ed efficacia alla Legge, però, è prevista l’approvazione di importanti decreti attuativi, alcuni dei quali non ancora emanati. Un importante passo avanti in questa direzione è stato compiuto con l’ultimo decreto attuativo del marzo scorso (DM 232/2023). Oggi abbiamo l’opportunità di discuterne direttamente con il relatore della Legge, il Dott. Gelli attualmente Direttore Sanita’, Welfare e coesione sociale della Regione Toscana.

Dott. Gelli quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a essere tra i promotori della legge?

Il fenomeno della responsabilità sanitaria, prima dell’approvazione della legge, era legato prevalentemente ad una giurisprudenza che era andata affermandosi in maniera disarticolata e disomogenea sul territorio nazionale e che si concentrava prevalentemente nell’individuare, quale responsabile dell’eventuale risarcimento per un danno subito, la figura del professionista. La giurisprudenza aveva dunque individuato un capro espiatorio, il professionista appunto, come unica risposta possibile ad una richiesta risarcitoria; questo a causa di un quadro non definito dal punto di vista normativo. Per questo aspetto e per molti altri, compreso un tentativo da parte dei cittadini di conoscenza impropria del proprio stato di salute e di autocura attraverso internet ed il famoso dott. Google, i pazienti bypassavano il proprio medico pensando che in rete potessero trovare tutte le risposte possibili. Questi fenomeni avevano prodotto degli effetti collaterali enormi sia dal punto di vista giudiziario, producendo un incremento spaventoso del contenzioso legale in sanità con oltre 30.000 cause all’anno e con un arretrato, nel 2017, di circa 300.00 cause giacenti presso i tribunali italiani sia l’affermarsi in maniera sempre più importante della medicina difensiva, che portava i professionisti a richiedere esami ed accertamenti diagnostici per tutelare più se stessi che non la salute del cittadino creando un notevole aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Questa situazione fuori controllo richiedeva un intervento normativo che ha portato a quella che potrebbe essere definita una legge quadro, la legge 24/2017 che è intervenuta su molti ambiti a 360°.

Quale impatto ritiene ci sia stato sul Sistema sanitario Nazionale a distanza di oltre 7 anni dall’approvazione della Legge?

Come già detto, la legge 24 ha il merito di occuparsi in maniera omnicomprensiva del tema della sicurezza delle cure e della responsabilità degli esercenti la professione sanitaria intervenendo in maniera importante su tutti gli aspetti preventivi, investendo sul risk management, lavorando sulla trasparenza dei dati in tema di documentazione sanitaria e, in maniera ancora più importante, sulla riforma del codice civile e del codice penale. Importantissimo il grande tema che riguarda il sistema nazionale linee guida e le buone pratiche assistenziali nonché il diritto assicurativo e la ricomposizione dei collegi peritali per il giudizio nei confronti dei professionisti. Questi sono in maniera sommaria i capitoli più importanti che vanno a costituire la norma. Dopo 7 anni possiamo dire che i primi effetti positivi hanno riguardato sicuramente la parte della deflazione del contenzioso con una importante riduzione nel panorama italiano. Un esempio tra tutti è la ricerca commissionata dalla XIII commissione civile del tribunale di Roma ad Eurispes nel 2023, che testimonia come negli ultimi anni ci sia stata una riduzione del contenzioso legale pari al 30% attraverso l’utilizzo delle varie forme extra-giudiziali che la legge prevede ma potremmo dare altri esempi in altri importanti tribunali italiani. Si è ridotta anche la medicina difensiva, purtroppo è difficile quantificare in mancanza di uno studio completo,ma sicuramente un notevole miglioramento si è avuto nel ricorso più appropriato alle pratiche diagnostiche, cliniche etc. ma soprattutto, e questa è la cosa più importante, si è avuta una riduzione dei costi del contenzioso legato alla quota risarcitoria sostenuta dalle singole aziende o dalle singole regioni. Questo dimostra che le azioni preventive da noi previste stanno producendo i risultati sperati sugli effetti che un errore può produrre sul singolo paziente. Altri aspetti positivi della legge, sempre a 7 anni, sono l’importanza del ruolo del risk management che si sta affermando in tutte le regioni italiane e che porta all’azione preventiva sul danno ed infine il censimento delle buone pratiche assistenziali. Certamente la parte assicurativa, che era rimasta più marginale in questa prima fase perché eravamo in attesa dell’approvazione dei decreti attuativi, porterà notevoli cambiamenti nei prossimi anni. L’obbligo assicurativo per le strutture pubbliche e private e l’obbligo assicurativo per i professionisti per colpa grave era pienamente efficace già nel momento in cui è stata promulgata la legge ma i decreti attuativi hanno il ruolo fondamentale di dettagliare meglio le singole azioni.

A che punto siamo con l’emanazione dei decreti attuativi che rappresentano un aspetto fondamentale per dare pieno compimento alla Legge?

Come appena detto, con il 1 Marzo del 2024 sono stati approvati i cosiddetti decreti attuativi della parte assicurativa, un passaggio fondamentale che va a regolamentare molto meglio numerosi aspetti che riguardano l’ultrattività e la retroattività della copertura assicurativa, i massimali delle polizze ed entrano nel merito della disciplina delle forme di autoritenzione o come impropriamente definite di autoassicurazione del rischio. Finalmente il mondo assicurativo ed il mondo delle strutture sanitarie hanno delle regole ben delineate e quindi anche questa parte fondamentale della legge potrà trovare piena applicazione. Ovviamente ci sono molti altri aspetti tecnici e di dettaglio che rinvio alla lettura dei decreti stessi. Mancano ancora 3 decreti attuativi: uno che riguarda la questione del fondo di garanzia o fondo di solidarietà, uno che riguarda l’emanazione di un regolamento per una sorta di censimento che dovrebbe qualificare le imprese di assicurazione che possono operare nel campo della sanità pubblica ed infine, un decreto che deve stabilire i criteri di gestione dei flussi della parte risarcitoria tra Agenas ed i centri regionali del rischio clinico.

Quali sono le principali novità introdotte dalla recente approvazione del decreto attuativo di marzo e quale impatto ci dobbiamo attendere nei prossimi mesi?

Nel futuro ci possiamo aspettare un maggiore interesse del mondo assicurativo ad occuparsi di sanità. Se nel frattempo venissero pubblicate anche le tabelle per i maxi-risarcimenti o catastrofali non avremmo più bisogno di ricorrere alle cosiddette tabelle del maxi-danno del tribunale di Milano. Ad ogni modo, con questi decreti sicuramente possiamo auspicare che ci sia un salto di qualità importante e di maggiore ritrovato interesse del mondo delle imprese di assicurazione a maggior tutela delle strutture ma anche dei professionisti e, cosa molto importante, dei pazienti stessi.

Quale sarà il prossimo passo da compiere per rendere la Legge completamente efficace in tutti i suoi aspetti?

Come già detto prima, sono fondamentali gli altri 3 decreti che devono essere ancora approvati. Certo è che questa è una legge articolata, complessa, una legge quadro e quindi ci potrebbero essere ulteriori interventi anche di restyling normativo ma questo spetta al parlamento. C’è sull’argomento un dibattito in corso e vedremo quello che succederà nel prossimo futuro.

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