Proroga anche per i medici di base

E’ indubbio: l’Italia è il paese delle proroghe. Il ricambio generazionale non è sufficiente a coprire i posti per sopperire alle carenze del personale sanitario in generale, ma questa non è una novità, tanto è vero che la professione sanitaria perde attrattività, con forti disomogeneità regionali e ambulatori. Da più parti si chiede una riforma della medicina generale, ripensando ruolo, formazione e integrazione del medico di famiglia nella rete dei servizi territoriali.

Al momento, invece, come previsto dal decreto all’esame del Parlamento, è prorogata fino al 31 dicembre 2027 la possibilità per le aziende sanitarie locali di prolungare l’attività dei medici di base convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale fino ai cinque anni successivi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

La proroga consente anche ai medici di famiglia, pediatri di base e guardie mediche, come era stato fatto del decreto milleproroghe per i medici ospedalieri, non professori universitari, di continuare ad indossare il camice fino ai 72 anni di età, “a richiesta degli interessati”.

Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno. Tra il 2019 e il 2024 oltre 5000 medici hanno lasciato l’attività per pensionamento anticipato, o per mancanza di attrattiva. Il progressivo invecchiamento della popolazione non agevola la situazione che è ulteriormente aggravata dal numero sempre minore di giovani medici che scelgono questa professione. Si aggiunga che secondo le fonti ufficiali più di 8.000 medici andranno in pensione entro il 2028.

Ogni cittadino ha diritto al medico di famiglia generale, che opera in convenzione con le Asl e per il quale il suo lavoro è regolato dall’accordo collettivo nazionale e dagli accordi integrativi regionali.

L’accordo collettivo nazionale stabilisce un massimo di 1.500 assistiti per medico, con possibilità di arrivare a 1.800 o oltre tramite deroghe locali. In alcune aree, come la Provincia autonoma di Bolzano, si può arrivare fino a 2.000. Ulteriori deroghe, inoltre, possono essere concesse anche in caso di indisponibilità di medici di medicina generale o per iscrizioni temporanee.  Secondo i dati oggi si è passati da un medico per ogni 1000 abitanti ad un medico ogni 1200 abitanti, perché alcune zone sono carenti o sprovviste di medici di base e costrette a doversi spostare con grande fatica (si pensi alle persone disabili o comunque ai pazienti fragili).

Nel mondo istituzionale si è cercato di dare avvio ad alcune modifiche riguardo ai medici di medicina generale, soprattutto nel rapporto di lavori con il passaggio dalla convenzione alla vera e propria dipendenza dal servizio sanitario. Tuttavia si registra ancora uno scarso successo di questa mini riforma poiché, seppur in regime di convenzione, il medico di base, pur non potendo esercitare la libera professione, è comunque libero di gestire gli orari e l’organizzazione della sua attività.

Di conseguenza, la vera priorità è ripensare il ruolo del medico di famiglia: dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi territoriali e ospedalieri.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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