Dubbi e opportunità in merito alla riforma del sistema sanitario

Si è molto parlato in questo primo quadrimestre del 2026 in ordine alla riforma del sistema sanitario. Come è noto, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega che affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il decreto legislativo 502 del 1992, sul riordino della disciplina in materia sanitaria.

I prodromi del riformismo si ritrovano nella riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale che dal 2022 ha creato le case di comunità, cioè strutture aperte fino a 24 ore per 7 giorni, finanziate con i fondi del PNRR, diffuse in tutto il territorio nazionale. Ancora con la creazione della centrale operativa che fornisce un servizio telefonico gratuito a disposizione di tutta la popolazione, 24 ore al giorno per tutti i giorni, da contattare per ogni esigenza sanitaria e sociosanitaria a bassa intensità assistenziale. Per quanto riguarda il personale sanitario sono apparse le nuove figure professionali, quali l’infermiere di famiglia, che assicura l’assistenza infermieristica, a diversi livelli di complessità, in collaborazione con tutti i professionisti presenti sul territorio, che si occupa delle cure assistenziali verso i pazienti, ma interagisce con tutti gli attori e le risorse presenti nella comunità per rispondere a nuovi bisogni attuali o potenziali. Ancora l’unità di continuità assistenziale che è un’équipe mobile distrettuale per la gestione e il supporto della presa in carico di individui, o di comunità, che versano in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e che comportano una comprovata difficoltà operativa. Fino ad arrivare al potenziamento dell’assistenza domiciliare, agli ospedali di comunità, all’intensificazione delle cure palliative, in grado di garantire la presa in carico globale dell’assistito e del suo nucleo familiare, in ambito ospedaliero, con l’attività di consulenza nelle unità operative, ambulatoriali, domiciliari e negli hospice.  

Inoltre i servizi per la salute dei minori, delle donne, di coppia e di famiglia e i servizi di telemedicina tramite erogazione di prestazioni sanitarie a distanza attraverso l’uso di dispositivi digitali, internet, software e delle reti di telecomunicazione.

La riforma punta, innanzitutto, al rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, anche attraverso l’aggiornamento degli standard fissati dal DM 77 del 2022 sull’assistenza territoriale. 

Una delle novità è rappresentata dall’incremento degli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza pubbliche o gestite da enti privati senza scopo di lucro o da enti religiosi, da finanziare con risorse dedicate.

Questi ospedali saranno individuati secondo criteri e requisiti omogenei di livello nazionale, quali il possesso di elevati standarddi qualità, del numero di assistiti proveniente da altre regioni, dell’attività di ricerca svolta nell’ambito della struttura.

Nella manovra di bilancio era previsto un progetto per migliorare l’organizzazione degli ospedali e della gestione sanitaria, puntando all’innovazione, all’efficienza e alla qualità delle cure. L’iniziativa era rivolta agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e agli ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione.

Con la riforma si individuano gli ospedali elettivi, strutture prive di pronto soccorso, ma operanti in rete con l’emergenza-urgenza, nel rispetto dei tempi massimi di collegamento e requisiti in grado di individuare standard strutturali, tecnologici e organizzativi uniformi su tutto il territorio nazionale, per garantire il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.

Si mira ad una maggiore appropriatezza e continuità delle cure valorizzato il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative.

Da parte della comunità scientifica in senso lato c’è consenso alla riforma che pone al centro il rapporto medico/paziente, secondo gli insegnamenti dell’art. 32 della Costituzione, ma si ritiene necessario un maggiore approfondimento su alcune modifiche legislative.

Fra i primi punti compare un miglioramento degli obiettivi organizzativi ed occupazionali con un occhio più attento alla diminuzione delle differenze territoriali. Dunque un’attenzione maggiore alle zone disagiate con un aumento dei posti letto.

Gli ospedali devono puntare alla gestione delle acuzie e dei casi ad alta complessità, mentre il territorio deve garantire la gestione delle cronicità, la prevenzione e l’assistenza di lungo periodo. I medici di base dovrebbero costituire il ponte fra la medicina territoriale e l’ospedale, inteso solo come indispensabile, in quanto la cura non può essere dispensata altrove, gestendo i propri pazienti ed accompagnandoli sempre. In considerazione dell’aumento del carico di lavoro, dovuto all’invecchiamento della popolazione, si dovrebbe prevedere un incremento del numero di convenzioni per i medici di famiglia.

Altra necessità riguarda lo stanziamento di maggiori risorse per i pazienti non autosufficienti e per le cure palliative, per gli ospedali di terzo livello e per il finanziamento di farmaci innovativi.

Una delle proposte effettuate dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Chirurghi Italiani, riguarderebbe l’istituzione di un fondo per il recupero delle disuguaglianze in sanità, gestito dal Ministero della Salute. Forme di investimenti, dunque, perché le riforme, senza risorse, sono destinate a rimanere sulla carta.

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