Anche l’Umbria legifera sul fine vita

La nuova legge regionale approvata la scorsa settimana dall’assemblea legislativa dell’Umbria, disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito attraverso il Servizio Sanitario Regionale, regolamentando tempi certi e procedure chiare.

Nasce dall’iniziativa popolare “Liberi Subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, portata avanti sulla scia della battaglia simbolica della giornalista umbra Laura Santi. È stata votata dall’Assemblea legislativa umbra con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti.

L’Umbria diventa, così, la quinta Regione italiana a dotarsi di una normativa sul tema, dopo la Toscana, l’Emilia Romagna, la Sardegna e il Veneto.

La legge si applica alle persone che rispettano i criteri stabiliti dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale e dalle successive sul tema, sulla scia delle altre leggi regionali. Condizioni necessarie ed indispensabili sono: la patologia del richiedente, che deve essere irreversibile; le sofferenze fisiche o psicologiche che vengono ritenute intollerabili; il paziente che deve dipendere da trattamenti di sostegno vitale e deve essere in possesso di piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.

La procedura di accesso prevede una valutazione collegiale da parte di una commissione medica competente che analizza le richieste entro tempistiche definite e non procrastinabili.

È stabilito l’obbligo informativo primario sulle cure palliative e la terapia del dolore. Il paziente mantiene in qualsiasi momento il diritto di revocare o sospendere la propria richiesta.

La legge si limita, ovviamente alla procedura di suicidio assistito (autosomministrazione del farmaco letale sotto controllo medico).

Nel caso umbro sulla materia si è raggiunta una maggioranza non ampia (la presidente, peraltro, non ha partecipato alla seduta), segno evidente di quanto la questione rimanga molto dibattuta.

Il problema rimane sempre e comunque legato ad un legislatore che non vuole assolvere ad un dictat imposto da svariati anni dalla Corte Costituzionale che non ha nulla a che vedere con la promozione di una legge sull’eutanasia attiva, ma che aiuta persone non più in grado di vivere una vita dignitosa, ma perfettamente capaci di intendere e volere, ad essere accompagnate verso il fine vita, solo dopo una stringente valutazione da parte di una commissione di valutazione composta da esperti.

Al momento sono cinque le regioni nelle quali questo è possibile.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *