COMUNICATO 27 OTTOBRE 2026
La nuova legge regionale approvata la scorsa settimana dall’assemblea legislativa dell’Umbria, disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito attraverso il Servizio Sanitario Regionale, regolamentando tempi certi e procedure chiare.
Nasce dall’iniziativa popolare “Liberi Subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, portata avanti sulla scia della battaglia simbolica della giornalista umbra Laura Santi. È stata votata dall’Assemblea legislativa umbra con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti.
L’Umbria diventa, così, la quinta Regione italiana a dotarsi di una normativa sul tema, dopo la Toscana, l’Emilia Romagna, la Sardegna e il Veneto.
La legge si applica alle persone che rispettano i criteri stabiliti dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale e dalle successive sul tema, sulla scia delle altre leggi regionali. Condizioni necessarie ed indispensabili sono: la patologia del richiedente, che deve essere irreversibile; le sofferenze fisiche o psicologiche che vengono ritenute intollerabili; il paziente che deve dipendere da trattamenti di sostegno vitale e deve essere in possesso di piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
La procedura di accesso prevede una valutazione collegiale da parte di una commissione medica competente che analizza le richieste entro tempistiche definite e non procrastinabili.
È stabilito l’obbligo informativo primario sulle cure palliative e la terapia del dolore. Il paziente mantiene in qualsiasi momento il diritto di revocare o sospendere la propria richiesta.
La legge si limita, ovviamente alla procedura di suicidio assistito (autosomministrazione del farmaco letale sotto controllo medico).
Nel caso umbro sulla materia si è raggiunta una maggioranza non ampia (la presidente, peraltro, non ha partecipato alla seduta), segno evidente di quanto la questione rimanga molto dibattuta.
Il problema rimane sempre e comunque legato ad un legislatore che non vuole assolvere ad un dictat imposto da svariati anni dalla Corte Costituzionale che non ha nulla a che vedere con la promozione di una legge sull’eutanasia attiva, ma che aiuta persone non più in grado di vivere una vita dignitosa, ma perfettamente capaci di intendere e volere, ad essere accompagnate verso il fine vita, solo dopo una stringente valutazione da parte di una commissione di valutazione composta da esperti.
Al momento sono cinque le regioni nelle quali questo è possibile.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

