Sanità, Rapporto GIMBE 2026: oltre 42 miliardi di spesa a carico delle famiglie. Vietti (ACOP): «Servono risorse aggiuntive per la sanità»

Il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale evidenzia le crescenti difficoltà di accesso alle prestazioni, il peso della spesa privata sulle famiglie e il progressivo ricorso a fondi sanitari e assicurazioni. Il Presidente nazionale ACOP Michele Vietti richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare il finanziamento del sistema e valorizzare il ruolo delle strutture private accreditate.

Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto 190,1 miliardi di euro, di cui 140,8 miliardi di spesa pubblica e 49,3 miliardi di spesa privata. È quanto emerge dal 9° Rapporto della Fondazione GIMBE, presentato il 7 ottobre alla Camera dei Deputati, che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale ancora capace di garantire buoni risultati di salute, ma sempre più in difficoltà nell’assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure.

Particolarmente significativo è il peso economico sostenuto direttamente dai cittadini: 42,4 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria complessiva, ai quali si aggiungono quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.

Rispetto al 2024, la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie registra una lieve diminuzione dell’1%, mentre quella intermediata cresce del 10,1%. In particolare, le assicurazioni sanitarie volontarie segnano un incremento del 12,7%, passando da 4,69 a 5,29 miliardi di euro.

La riduzione della spesa diretta, tuttavia, non corrisponde necessariamente a un miglioramento nell’accessibilità delle prestazioni. Il dato più preoccupante riguarda infatti la rinuncia alle cure: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita o a un esame diagnostico. Tra le principali motivazioni figurano i tempi di attesa, indicati da circa 4 milioni di cittadini, e le difficoltà economiche, segnalate da 3,1 milioni.

Il Rapporto richiama inoltre l’attenzione sulle disuguaglianze territoriali, sulle carenze di personale sanitario e sulle difficoltà di coordinamento dei percorsi assistenziali, fattori che incidono soprattutto sui pazienti cronici e sulle persone più fragili.

Un capitolo di particolare interesse riguarda la sanità privata accreditata, componente integrante del Servizio Sanitario Nazionale, che contribuisce in misura determinante all’erogazione delle prestazioni, soprattutto nei settori della riabilitazione, dell’assistenza residenziale e della specialistica ambulatoriale.

Secondo i dati GIMBE, nel 2025 la spesa pubblica destinata agli erogatori privati convenzionati ha raggiunto 29,4 miliardi di euro. Sebbene in aumento in valore assoluto, la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è progressivamente diminuita, raggiungendo il livello più basso del periodo analizzato.

Su questo aspetto è intervenuto il Presidente nazionale ACOP, Michele Vietti, sottolineando come i dati del Rapporto smentiscano la convinzione secondo cui il settore privato accreditato sarebbe destinatario di risorse pubbliche sempre maggiori in termini proporzionali.

«Questi dati sfatano il mito del “più soldi ai privati” e confermano la tesi centrale del Rapporto: in Italia la spesa sanitaria è di circa un punto percentuale inferiore alla media dei Paesi europei e siamo all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite», ha dichiarato Vietti.

Il Presidente ACOP ha quindi richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire risorse adeguate all’intero sistema sanitario, evidenziando come le difficoltà finanziarie non possano tradursi in una compressione del diritto alla salute.

«Se, come dice la Corte Costituzionale, le esigenze finanziarie non possono compromettere il diritto alla salute e l’esigibilità dei LEA, non c’è alternativa alla destinazione da parte del Governo di risorse aggiuntive per la sanità, che, nella sua componente accreditata, è una garanzia contro le inefficienze del SSN».

Vietti ha infine denunciato le condizioni economiche nelle quali operano le strutture accreditate, sottoposte da anni a un progressivo aumento dei costi senza un corrispondente adeguamento della remunerazione delle prestazioni.

«Tariffe ferme da quindici anni, erose dall’inflazione e dall’aumento dei costi, e assurdi tetti di spesa rappresentano una palla al piede per la sanità privata nella sua funzione di erogatore del SSN a favore dei cittadini».

Il Rapporto dedica inoltre particolare attenzione alla crescita della sanità integrativa, evidenziando come il ricorso a fondi e assicurazioni sanitarie debba mantenere una funzione complementare rispetto alle prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo la Fondazione GIMBE, l’espansione delle coperture integrative, in assenza di un adeguato rafforzamento del sistema pubblico, rischia infatti di accentuare le differenze nell’accesso alle cure tra cittadini che dispongono di risorse economiche o coperture assicurative e coloro che ne sono privi.

In questo scenario, la sostenibilità del sistema sanitario richiede una strategia complessiva, fondata su un finanziamento pubblico adeguato, una migliore programmazione dell’offerta e una piena integrazione tra tutte le componenti del SSN.

Una prospettiva che, come ribadito dal Presidente Vietti, non può prescindere dal riconoscimento del contributo delle strutture private accreditate e dalla necessità di garantire condizioni economiche compatibili con il mantenimento della qualità delle prestazioni, la tutela del personale e l’effettiva esigibilità del diritto alla salute.

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