COMUNICATO 28 LUGLIO 2026
Dopo due anni dalla legge sulle liste di attesa i risultati sono molto lontani dal raggiungimento degli obiettivi previsti.
La piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA) è stata creata per interagire con le piattaforme regionali e con i Cup, al fine di monitorare le disponibilità.
Il piano prevede che si vada verso un sistema nazionale di codifica e classificazione dei quesiti diagnostici, univoco e vincolante per tutti i prescrittori. Questo indirizzo intende valorizzare le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali. Se una prestazione di primo accesso non può essere garantita nei tempi massimi previsti dal codice di priorità, l’azienda sanitaria di appartenenza del paziente dovrà attivare un percorso di presa in carico per soddisfare la richiesta. Il cittadino ha diritto alla prestazione entro determinati tempi e la ricerca di soluzioni alternative non deve ricadere su di lui. Tra gli strumenti cui si può fare riferimento vi sono la ridefinizione dei volumi di attività delle strutture pubbliche e private accreditate, la riprogrammazione delle ore di specialistica ambulatoriale interna, il ricorso a prestazioni aggiuntive e l’incremento delle ore degli specialisti ambulatoriali. Il Piano contempla anche l’uso di preliste o liste di tutela, ma ne disciplina i tempi: il cittadino dovrà essere richiamato entro un numero molto limitato di giorni, a seconda dell’urgenza. Inoltre verrà introdotto un sistema di recall e disdetta delle prenotazioni. L’inserimento in lista avverrà dopo la valutazione dello specialista e previa accettazione da parte del paziente delle condizioni di offerta. Da quella data decorrerà il calcolo del tempo di attesa.
Solo poche regioni sono adempienti e solo per alcuni codici fra quelli indicati. Strano a dirsi, ma Basilicata e Marche rispettano i tempi massimi di attesa per circa il 90% dei casi. Anche il Veneto con la Basilicata lo fanno per gli esami diagnostici. Il target nazionale è il 90%, fissato dal Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) e le Regioni dovrebbero garantire i tempi massimi previsti almeno nel 90% delle prenotazioni monitorate, ma non è così. Soltanto l’11,64% dei cittadini (circa 6,86 milioni di persone) vede pienamente rispettati i tempi di attesa previsti dalla normativa.
Ci sono forti differenze territoriali: vicini agli obiettivi sono il Veneto e il Lazio; maggiori difficoltà si riscontrano in Puglia, in Umbria, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli-Venezia Giulia, in Abruzzo e nella provincia autonoma di Trento.
Per quanto concerne le specialità mediche l’unico ambito che supera il target è l’oncologia con il 95,9%. Le performance peggiori riguardano la dermatologia e l’allergologia con il 61,8%; l’oculistica con il 66,6%; l’urologia con il 68,7%.
La piattaforma presenta dei limiti, in quanto vengono monitorate solo 55 prestazioni ambulatoriali su 2.108 previste dai LEA, cioè, circa il 2,6% del totale. I dati non sono aggiornati in tempo reale, ma fermi a due mesi prima.
In sostanza, pur rilevando dei miglioramenti rispetto al 2025, la maggior parte delle regioni non garantisce ancora i tempi di attesa previsti dalla legge, e il sistema di monitoraggio necessita di ulteriori sviluppi per offrire un quadro completo e realmente utile ai cittadini.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

