I ritardi del decreto semplificazioni

Il decreto semplificazioni del 18 dicembre 2025, introduceva due grandi e rivoluzionarie novità.  La prima riguardava il fatto che, se fino a quel momento, il certificato per assenza dal lavoro poteva essere rilasciato dal medico di famiglia al paziente che ne facesse richiesta, unicamente in presenza, con l’entrata in vigore del decreto, quel certificato avrebbe potuto essere prodotto tramite televisita, dunque a distanza. Dunque, in linea con la richiesta da parte delle associazioni di categoria dei medici di medicina generale, un notevole snellimento delle procedure.

La seconda riguardava le prescrizioni di farmaci per i malati cronici con una validità di dodici mesi anziché tre.

La differenza per queste nuove introduzioni previste risiedeva nel fatto che, mentre per le prescrizioni era previsto un automatismo, trascorsi novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, così non era per le televisite necessarie ed indispensabili ad emettere il certificato di malattia del paziente, poiché veniva previsto un accordo con la Conferenza Stato-Regioni.

Quest’ultima parte, tanto attesa, che avrebbe snellito di molto l’attività degli studi dei medici di famiglia non è operativa. Infatti la legge che introduce il certificato di malattia tramite televisita, n. 182/2025, è entrata in vigore, ma non la procedura di cui si parla. Per poter ottenere il certificato a distanza, infatti, manca ancora l’accordo ufficiale in Conferenza Stato-Regioni che definirà i protocolli clinici e le piattaforme digitali utilizzabili.

Fino all’emanazione di questo accordo e dei relativi decreti attuativi del Ministero della Salute, restano in vigore le regole tradizionali, che impongono al medico una visita in presenza o a domicilio.

Il perché di questo ritardo su una materia abbastanza rivoluzionaria che sembrava mettere d’accordo gli stessi protagonisti dell’emendamento è spiegato dal fatto, diversamente da quanto si pensasse, in realtà l’univocità non c’è.  

Proprio da parte di alcuni medici di famiglia si è cominciato a configurare per alcuni il problema della responsabilità che rimane sempre del medico. Secondo alcuni, per le malattie di breve durata la responsabilità dovrebbe essere del paziente stesso che dovrebbe dichiarare di stare male e di non poter lavorare. Ma è notorio che questo non è possibile, perché il datore di lavoro ha bisogno di un’attestazione di un pubblico ufficiale per dar corso alle tutele previste dai contratti nazionali del lavoro, sia nell’ambito pubblico che nel privato. Certamente quando la prognosi è lunga può essere più facile per il medico di famiglia emettere il certificato di malattia, anche a distanza; diversamente, invece, nel caso di disturbi riferiti dal paziente, difficilmente obiettivabili, forse è consigliata la visita in presenza, presso lo studio medico o presso il domicilio, comunque il provvedimento tarda ad arrivare.

Nel nostro paese è sempre una questione di responsabilità, ma di questo passo non si riescono a snellire le procedure.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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