COMUNICATO 26 MARZO 2026
Il decreto legge n. 33 del 2026 sul caro carburanti è entrato in vigore la scorsa settimana, ma non poche sono le critiche che si muovono al governo. Nel provvedimento è prevista una riduzione delle accise di 25 centesimi al litro su benzina, gasolio e gpl per una durata di 20 giorni, ma ciò avviene a caro prezzo.
Infatti, non è un caso che quando il prezzo dei carburanti aumenta rapidamente, l’effetto si trasmette lungo tutta la filiera economica, ricomprendendo il trasporto delle merci, i costi per le imprese, i prezzi a carico dei consumatori. La misura centrale del decreto porta alla formulazione di una riduzione di 25 centesimi in meno al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul gpl, anche se il premier ha parlato di una riduzione inferiore.
E’ chiaro che per comprendere appieno la misura non è pensabile che il tutto avvenga senza costi per la popolazione. Se infatti il pieno dell’auto costerà sensibilmente di meno, a cosa il cittadino dovrà rinunciare non è detto esplicitamente, ma le fonti lo spiegano molto chiaramente.
Intanto, nonostante già qualche giorno prima dell’inizio della nuova guerra in Iran, si erano registrati notevoli rialzi del carburante, fatto inspiegabile dal momento che ancora le risorse e forse ad oggi non sono state intaccate, dunque i grandi distributori hanno speculato sul tema. Si è ricorsi al decreto e comunque nei primi giorni di applicazione il calo non si è distribuito in modo uniforme. A tale proposito il garante per la sorveglianza dei prezzi ha segnalato le anomalie alla Guardia di Finanza, con possibili verifiche, sanzioni e, nei casi più rilevanti, il coinvolgimento dell’Antitrust e dell’autorità giudiziaria.
Altro aspetto da considerare è che il taglio delle accise è previsto per venti giorni, dunque non si modifica il sistema fiscale dei carburanti in modo definitivo, ma viene introdotta una misura temporale a brevissima scadenza.
Questa scelta implica che saranno necessari nuovi interventi fra venti giorni.
Per ridurre le accise bisogna rinunciare ad alcune entrate fiscali.
Il decreto muove circa cinquecento milioni di euro senza introdurre nuove entrate, né ricorrere a scostamenti di bilancio, ma facendo ricorso ad una redistribuzione interna delle risorse già previste, attraverso tagli della spesa dei ministeri. Uno dei tagli più consistenti riguarda il Ministero della Salute, con una riduzione superiore a 86 milioni di euro, immediatamente dopo quelle previste per Economia e Infrastrutture e prima dei tagli applicati all’Interno, all’Istruzione e all’Ambiente.
Il problema non è per nulla banale, specie se si pensa al futuro, nel caso in cui il prezzo del carburante torni a salire dopo i venti giorni, quali e quanti saranno i tagli che i dicasteri dovranno sopportare, in particolar modo se si pensa ai diritti tutelati dai Ministeri che fanno parte dello stato sociale come sanità ed istruzione che dovrebbero rappresentare gli intoccabili di un paese.
I riflessi di queste scelte governative potrebbero ricadere sulle cure dei pazienti molto prima di quanto si possa pensare.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

