PNRR E PROGETTI PER UNA SANITA’ MIGLIORE


A cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

Il PNRR promette per il settore sanitario di avere un vero e proprio effetto rivoluzionario, con la realizzazione di ben 1350 presidi territoriali e 381 nuovi ospedali.

Un gigantesco investimento edilizio che, se non sarà però accompagnato dall’assunzione di almeno 33 mila infermieri e 10 mila medici, potrebbe essere davvero poco utile.

L’intervento dei prestiti europei, per la parte del Pnrr relativa alla sanità, ammonta a circa 20 miliardi con due principali obiettivi: trasformare i servizi territoriali e modernizzare gli ospedali.

Nel dettaglio è in programma la costruzione di 1350 case di comunità. Per tali strutture il modello di riferimento è quello tosco-emiliano-veneto. Si prevedono in media ogni 40-50mila abitanti e sarebbero destinate a pazienti cronici. In esse opererebbero medici di medicina generale, a cui affidare l’inquadramento diagnostico e il piano terapeutico, oltre agli infermieri con un ruolo assistenziale più incisivo. Anche negli ospedali di comunità la centralità dell’assistenza sarebbe assegnata agli infermieri mentre un medico, sempre di medicina generale, assicurerebbe una presenza di 3 ore al giorno.

Il Pnrr punta anche alla riqualificazione dei piccoli ospedali dotandoli di nuove strumentazioni. In particolare 1,19 miliardi vengono stanziati per il rinnovo di 3.133 grandi apparecchi tecnologici: tac, risonanze magnetiche, angiografi, mammografi, ecografi, ecc.    

Se è pur vero che esiste un alto indice di obsolescenza  dei macchinari  (il 79 per cento può essere definito vecchio…) è altrettanto vero che esiste  un numero di risonanze  magnetiche e tac che si attesta in Italia al 160 per cento in più rispetto alla  media europea, stando ai dati della Corte dei Conti.

Occorre osservare che da una prima analisi la razionalizzazione non sembra essere una priorità del Pnrr, che, al contrario punta a costruire solo nuove strutture senza relazionarle a quelle esistenti.

C’è, poi, un altro nodo che non è stato affrontato: quello del personale. Solo per le necessità degli ospedali e delle case di comunità, l’Agenas prevede l’assunzione di 33mila nuovi infermieri. Analogo discorso per i medici: carenze enormi, già oggi, negli organici ospedalieri, nella medicina specialistica e in quella generica. Per il personale medico si profila un’altra criticità: una revisione dei rapporti di lavoro e un superamento del regime delle convenzioni. Questo aspetto, non certo marginale, non viene affrontato sufficientemente, sotto il profilo dei costi da sostenere per le nuove risorse organiche, che non sono previsti nel PNRR.

Negli ultimi 10 anni, come rilevato da ACOP, si è assistito a tagli per circa 33 mila posti letto con il conseguente annullamento del relativo personale medico. Senza personale qualificato, quindi, per il quale le azioni previste nel programma sono carenti, la creazione di nuove strutture rischia di realizzare delle cattedrali nel deserto.

A ben vedere, si può delineare con i fondi del PNRR un nuovo modello organizzativo del SSN che potrebbe avere riverberi anche sulle strutture convenzionate e sui rapporti pubblico-privato. Sarebbe necessaria una strategia comune per attuare una riforma generale del settore, assicurando non soltanto la costruzione di nuove strutture ma anche e soprattutto l’immissione in servizio di nuovo personale e la interazione organica tra pubblico e privato.

Se da un lato gli investimenti mirano ad ampliare la dotazione immobiliare e strumentale del SSN, dall’altro certamente questo assetto potrebbe intervenire sul sistema in convenzione, riducendolo o spostandolo su prestazioni diverse.

In ogni caso, dato che la prospettiva di sistema è stata poco coltivata nel Piano, sarà utile formulare nel breve-medio periodo una previsione dell’andamento futuro del Sistema integrato pubblico e privato, per consentite alle strutture interessate di saper cogliere al meglio l’evoluzione che gli interventi del PNRR potranno portare al settore.

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