Lo “scudo erariale 2026”, introdotto con la Legge 1/2026 (Legge Foti) che entrerà in vigore il prossimo 22 gennaio, estende le tutele della responsabilità civile per i funzionari pubblici. Trattasi di una riforma organica della responsabilità erariale che mira a bilanciare la protezione delle finanze pubbliche con la funzionalità amministrativa, riducendo i rischi per i dipendenti pubblici. Estende tutele e limiti di responsabilità simili a quelli dei magistrati anche ad altre figure, inclusi gli avvocati e procuratori dello Stato. Introduce l’obbligo di assicurazione per chi gestisce risorse pubbliche, rendendo l’assicurazione litisconsorte necessario nei procedimenti per colpa grave, per migliorare il recupero crediti per lo Stato. L’intervento legislativo, che si inserisce nella Riforma della Corte dei Conti, prevede che il risarcimento erariale, quello cioè dovuto da funzionari e amministratori che causano un danno economico allo Stato, viene limitato senza eccezioni al 30% del danno accertato o a due annualità di stipendio. Secondo il governo le nuove norme puntano a contrastare la cosiddetta “paura della firma” da parte degli amministratori pubblici. La paura della firma, infatti, è propria di tutti i professionisti, si pensi anche ai medici. “Chi commette dei fatti con dolo che hanno rilievo contabile, risponde al 100%, quindi non c’è nessuna copertura di frodi o di reati assimilabili”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del ConsiglioAlfredo Mantovano, rispondendo alle critiche sollevate. “Per chi determina dei danni per colpa vi è la previsione di una condanna fino a due anni della sua remunerazione da dipendente pubblico e io credo che per un dipendente pubblico, rimanere per due anni senza stipendio non sia una cosa così leggera”. Sta di fatto che la misura adottata crea incertezza sulla sua applicabilità nell’ambito della sanità privata accreditata: mentre si mira alla parità di trattamento fiscale (es. straordinari) tra pubblico e accreditato, la complessità dell’attuazione genera dubbi se i benefici si applichino pienamente anche a medici e alle strutture accreditate, con la necessità di un quadro normativo chiaro per evitare disparità e garantire copertura assicurativa obbligatoria per chi gestisce risorse pubbliche, coinvolgendo la gestione del danno erariale e la rivalsa. Allo stato l’applicazione dello scudo ai medici delle ASL e alle strutture accreditate è complessa, con dubbi sui benefici effettivi e possibili trattamenti non omogenei. Ed invero, la riforma, di fatto, interagisce con le norme sulla responsabilità medica (Legge Gelli-Blanco), creando un “rebus” sulle funzioni dei direttori generali e la responsabilità dei medici. Se l’obiettivo è creare un sistema più coerente, equo e paritario per il personale e le strutture che operano nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si rende necessario chiarire le modalità di applicazione per medici e strutture alla luce del dibattito generato in merito all’impatto che si avrebbe sulla sanità accreditata.
avv. Rossella Gravina

