L’allarme degli ospedali: “Rischiamo che si fermino le cure”

Luce e riscaldamento raddoppiati. Non ci sono soltanto le aziende e i consumatori, il rincaro dell’energia sta mettendo a dura prova anche gli ospedali. È come un nuovo Covid, un’emergenza nell’emergenza che rischia di rendere ancora più difficile l’attività delle strutture sanitarie in tutt’Italia. Un allarme che ieri è stato lanciato anche da comuni e province, e che potrebbe estendersi quindi ad altri servizi destinati ai cittadini. Il Governo vari uno stanziamento straordinario di 350 milioni di euro «per compensare l’impennata delle nostre spese energetiche», altrimenti i sindaci “saranno costretti a tagli dolorosi dei servizi pubblici a tutto danno dei cittadini, in vista di un autunno che già si prospetta molto difficile e preoccupante», hanno chiesto i presidenti di Anci ed Upi, Antonio Decaro e Michele De Pascale

L’urlo di Asl e strutture mediche: «Non possiamo tagliare i consumi o rischiamo lo stop».

Un intervento da parte del governo è la richiesta che arriva anche dagli ospedali. «Occorre un contributo adatto a garantire la copertura totale delle spese aggiuntive per la bolletta in maniera da poter sterilizzare nei bilanci gli effetti del costo extra dell’energia, così come già fatto peraltro per l’emergenza Covid», chiede Giovanni Migliore, presidente di Fiaso, la federazione che rappresenta oltre 140 aziende ospedaliere italiane.

Giovanni Leoni è vicepresidente dell’Ordine dei Medici e dirigente dell’unità di colonproctologia dell’Ospedale di Venezia. «Sono raddoppiati i costi di elettricità e riscaldamento. E non possiamo fare nulla. Non siamo un ufficio o una scuola dove si può proporre di ridurre la temperatura o di non andare in classe per un giorno. Noi dobbiamo essere operativi sette giorni su sette e 24 ore su 24. Medici e infermieri non possono indossare un maglione. I pazienti non possono andare in giro con una coperta nei corridoi. E poi ci sono le macchine per le Tac, gli impianti di radiologia, quelli per le risonanze, la rianimazione. Sono costi non comprimibili. È necessario un intervento del governo anche perché sui risultati di bilancio vengono valutati i direttori generali che in questo caso non hanno alcuna responsabilità per gli sforamenti».

Antonio D’Urso è direttore generale dell’Asl Toscana sud est, gestisce un’area estesa più della metà del territorio della regione, 13 ospedali più centri di comunità e altre strutture per un totale di 250 immobili. «Il consumo di ospedali come quelli di Arezzo o Grosseto è paragonabile a quello di un comune. – spiega – Nel 2021 abbiamo speso 14 milioni e mezzo di euro per il consumo di energia e materiale da combustione. A luglio la previsione era di 36 milioni di euro, più del doppio. E il prezzo dell’energia da allora è ancora aumentato». Hanno iniziato da tempo a effettuare interventi per ridurre il costo dell’energia. «Abbiamo standardizzato l’uso di energia elettrica nei parcheggi ma non possiamo lasciarli al buio, sono frequentati anche in piena notte. Abbiamo ottenuto un risparmio di qualche centinaio di migliaia di euro al mese. Poi intendiamo attivare tutte le linee di cogenerazione possibile e intendiamo spingere sugli impianti fotovoltaici come già stiamo facendo».

Carlo Nicora, è direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Anche nella loro struttura sono in corso interventi per ridurre i costi. «Abbiamo già effettuato interventi di manutenzione straordinaria per ottimizzare i consumi, abbiamo rifatto la centrale termica e altri lavori che ci hanno consentito un risparmio del 10%. In tempi normali sarebbe stato un ottimo risultato. Nella situazione attuale è nulla. Da una spesa di 3 milioni per l’energia elettrica dello scorso anno quest’anno siamo a 6 -7 milioni mentre per il gas la spesa è quasi triplicata. Almeno fino a oggi ma fra una settimana potrei dover dare cifre ancora maggiori. La prospettiva non è promettente. Presto ci troveremo in difficoltà anche con i beni di consumo dai farmaci ai beni di servizio. Per il nostro settore è il Covid 2, un’emergenza che si aggiunge all’emergenza».

Anche Gianluca Capochiani, direttore amministrativo del Policlinico di Bari, stima un raddoppio dei costi dell’energia che potrebbe incidere per 5 milioni di euro. «Siamo in grande difficoltà con l’azienda che aveva vinto l’appalto – ammette – che prevedeva anche i servizi di gas e energia».

Kamel Ghirbi, vicepresidente del Gruppo San Donato, il principale gruppo della sanità privata, stima un aumento rispetto al 2019 dell’890% del costo del gas e del 260% di quello dell’energia elettrica.

Tali contributi vanno sicuramente estesi anche alle strutture private accreditate. «Gli ospedali accreditati di diritto privato sono da considerare a pieno titolo nel SSN al pari delle strutture pubbliche, per il rapporto di parità imposto dalla normativa sanitaria. Essi infatti garantiscono piena risposta alla richiesta di salute da parte dei cittadini, coprendo il 25% delle prestazioni e dei servizi ospedalieri resi alla popolazione dal Servizio Sanitario Nazionale», avverte Michele Vietti, presidente di Acop, l’associazione che rappresenta l’ospedalità privata.

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