La responsabilità penale del farmacista

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

La vicenda giudiziaria conclusasi in Cassazione ha suscitato notevole interesse in un momento storico nel quale la responsabilità penale del medico, ovviamente dal punto di vista della responsabilità colposa sta subendo dei grandi cambiamenti, tali da condurre alla depenalizzazione degli errori medici.

Diversamente è accaduto per un caso per il quale la Corte Suprema di Cassazione ha pubblicato la sentenza n. 10658/2024 che ha confermato la responsabilità penale di un farmacista che aveva proposto un farmaco dimagrante a una paziente che poi ha avuto problemi di salute, dunque provocandogli lesioni colpose.

Il caso

Nel 2015 una giovane si rivolgeva al titolare di una farmacia, noto anche come dietologo, per iniziare una dieta nonostante pesasse 60 chili e fosse alta 1,72. Il farmacista assicurava un trattamento che avrebbe consentito una rapida perdita di peso. Il trattamento dimagrante era costituito dalla somministrazione di pillole, preparati galenici del farmacista, con assunzione prima dei pasti principali.

La giovane donna aveva avvertito una in poco tempo una serie di sintomi che spaziavano dalla perdita totale dell’appetito, ad una continua sete, conati di vomito ed un senso di spossatezza tale da alterare negativamente la qualità della vita, al di là del dimagrimento registrato. Il farmacista informato dei disturbi consigliava di continuare il trattamento, ma i sintomi evolvevano in senso peggiorativo con dissenteria, vomito, paralisi degli arti inferiori, delle mani, forti dolori di testa, interruzione del ciclo, perdita dei capelli.

L’inizio del trattamento dimagrante era avvenuto nel mese di marzo, nel mese di luglio dello stesso anno la paziente veniva ricoverata presso una clinica privata e successivamente trasferita in ospedale. Dagli accertamenti clinici eseguiti e confermati dal giudice di primo e secondo grado, nello specifico il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e la Corte d’appello di Napoli era emerso che, all’atto della prescrizione del farmacista non era stata eseguita e consigliata alcuna visita medica, né disposte analisi di laboratorio, tantomeno predisposta una vera e propria dieta con l’indicazione dei pasti e le relative quantità.

Le pillole preparate in modo galenico contenevano farmaci off label quali l’efedrina che è una sostanza usata per la cura dell’asma ma che nelle diete agisce aumentando il metabolismo cellulare e il naxeltrone, antagonista degli oppiacei che riduce l’attività dei centri cerebrali che controllano la sensazione di fame ma tossico per il fegato che aveva provocato un “grave squilibrio elettrolitico”.

La Cassazione

La Corte Suprema ha confermato la condanna per lesioni colpose ai sensi dell’art. 590 c.p. inflitte dalle sentenze di primo e secondo grado che avevano condannato il farmacista alla pena di due mesi di reclusione, oltre al risarcimento del danno.

Sussiste, pertanto, nesso causale tra i farmaci somministrati dall’imputato e le lesioni subite dalla paziente, evidenziando che il trattamento dimagrante era stato proposto in assenza di visita medica e di esami di laboratorio ad una “giovane donna in buona salute con un peso di kg.60 per un’altezza di 1,72 m.”

L’altra circostanza da sottolineare è che la paziente aveva avuto contezza della riconducibilità del suo malessere alla dieta soltanto dopo gli esami effettuati nel ricovero presso l’ospedale e della sua conoscenza dei fatti solo dopo la consegna della cartella clinica avvenuta a distanza di parecchi mesi dallamanifestazione della sintomatologia.

La disciplina ha risvolti penali e disciplinari, dal momento che il farmacista,  non è professionista abilitato a somministrare questi tipi di farmaci, per di più frutto di preparazioni galeniche.

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