Inapplicabilità del cosiddetto “tariffario Bindi” ai contratti successivi al 2010

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 29778/2023 ha sancito l’inapplicabilità per gli anni 2010 e seguenti del cosiddetto “Tariffario Bindi”.

Il caso

La causa trae origine da un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Cosenza a favore di un Laboratorio nei confronti della ASP per il pagamento di prestazioni sanitarie già erogate in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale, sulla base del contratto per l’anno 2010.

Il giudice di prime cure rigettava l’opposizione del convenuto e confermava il decreto ingiuntivo, sostenendo che nel contratto stipulato fra le parti non venisse richiamato il “tariffario Bindi” di cui al D.M. 22.7.1996, ma il tariffario cosiddetto “Mix” al tempo vigente e relativo al D.M. 7.11.1996, ovvero l’ultimo in ordine di tempo, dal momento che il precedente era stato annullato in sede giurisdizionale dal Consiglio di Stato.

Successivamente la Corte territoriale ribaltava il giudizio, ritenendo diversamente dal primo giudice, applicabile il tariffario “Bindi”, poiché, nonostante annullato dal Consiglio di Stato nel 2001, lo stesso era ritornato in vigore per volontà del legislatore con la legge n. 296/2006. Peraltro, riteneva la Corte, non provato il credito dell’appellante.

La decisione della Corte di Cassazione

Diversamente, la Corte Suprema, afferma che la richiamata legge n. 296/2006 era valevole esclusivamente per il triennio 2007/2009, con conseguente inapplicabilità del “tariffario Bindi” alle prestazioni erogate dal 31.12.1999 in poi, pertanto: trattandosi nel caso de quo di prestazioni erogate certamente nel 2010, cassa la sentenza impugnata e rimette la questione ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro.

Il commento del Vicepresidente di Acop, avv. Enzo Paolini.

La Corte di Cassazione ha sancito l’inapplicabilità per il 2010 ed anni seguenti del cosiddetto “Tariffario Bindi”, disponendo l’invio degli atti alla Corte d’Appello per le conseguenziali determinazioni relative alla differenza dovuta in favore del laboratorio avente diritto.

La vicenda si era dipanata con lunghe cause presso le Corti di merito le quali – quasi tutte – avevano deciso nel senso che il richiamo del tariffario Bindi nell’art. 1 comma 796 lett. o) della l. 296/2006, avesse fatto rivivere il nomenclatore già annullato da TAR e Consiglio di Stato e che quindi fosse applicabile ed inseribile nei contratti.

La nostra testarda perseveranza fondata su solide basi giuridiche e sulla convinzione che quando si ha ragione non bisogna mai arrendersi è stata alla fine premiata.

La Corte di Cassazione riconosce il diritto e premia chi ci ha creduto.

Naturalmente ora il principio è estensibile a chi ha ancora giudizi in corso ovvero a chi non li ha introdotti ma ha – almeno – interrotto i termini di prescrizione decennale.

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