Riforma delle professioni sanitarie: alla Camera il Ddl delega su responsabilità professionale, formazione e nuove tutele

Approda all’esame dell’Aula della Camera il disegno di legge delega per il riordino delle professioni sanitarie, un provvedimento che punta a rafforzare le tutele dei professionisti, aggiornare i percorsi formativi e rivedere la disciplina della responsabilità civile e penale. Restano tuttavia alcuni nodi controversi, a partire dalla possibilità di reiscrizione agli albi dei sanitari radiati durante l’emergenza Covid-19.

Dopo un lungo percorso nelle Commissioni parlamentari, il disegno di legge (A.C. 2700-A) è giunto all’esame dell’Assemblea di Montecitorio. Il testo, articolato in 11 articoli, conferisce al Governo una delega per la revisione della normativa sulle professioni sanitarie, con l’obiettivo di adeguarla all’evoluzione dei bisogni assistenziali, alle innovazioni tecnologiche e alle nuove esigenze organizzative del Servizio sanitario nazionale.

Tra gli aspetti più significativi della riforma figura la revisione della responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie.

Il provvedimento prevede di limitare la punibilità ai casi di colpa grave, estendendo la tutela, alle condizioni stabilite dalla norma, anche alle ipotesi di negligenza e imprudenza, oltre che di imperizia.

Nella valutazione della responsabilità dovranno essere considerate anche le condizioni concrete nelle quali il professionista ha operato, comprese le eventuali carenze organizzative non evitabili dal sanitario, la scarsità di personale e risorse, la complessità del quadro clinico e le situazioni di emergenza.

Sul versante civile, il testo valorizza le buone pratiche clinico-assistenziali, ponendole sullo stesso piano delle raccomandazioni contenute nelle linee guida, tenendo conto delle specificità del caso concreto.

Si tratta di interventi destinati a incidere su un tema particolarmente rilevante per l’intero sistema sanitario, comprese le strutture private accreditate, chiamate quotidianamente a confrontarsi con le problematiche della responsabilità professionale e della sicurezza delle cure.

Un altro pilastro della riforma riguarda l’aggiornamento delle competenze professionali e la revisione dei percorsi formativi.

Il disegno di legge promuove un sistema nazionale di certificazione delle competenze, il potenziamento della formazione continua e l’adeguamento dei percorsi specialistici alle esigenze del sistema sanitario.

Particolare attenzione viene riservata alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, attraverso la previsione di iniziative formative dedicate all’utilizzo delle nuove tecnologie nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi.

È inoltre previsto il rafforzamento dell’approccio multidisciplinare e del modello One Health, che integra salute umana, animale e ambientale, insieme alla revisione della disciplina degli Ordini professionali e delle relative Federazioni nazionali.

Il provvedimento contiene anche misure finalizzate a migliorare l’attrattività delle professioni sanitarie e a valorizzare il personale.

Tra gli interventi previsti figurano la semplificazione degli adempimenti amministrativi, il rafforzamento della sicurezza degli operatori, il riconoscimento delle competenze professionali e l’introduzione di meccanismi premiali collegati alla valutazione delle prestazioni, anche in relazione alla riduzione delle liste d’attesa.

Di particolare interesse per il settore sanitario privato accreditato è la previsione di una revisione dei tempi minimi di permanenza del personale presso le strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private accreditate, situate in aree disagiate.

Un ulteriore intervento riguarda i professionisti con qualifiche conseguite all’estero che operano in Italia in virtù delle deroghe temporanee, per i quali si prospettano specifici obblighi di iscrizione in elenchi professionali e di verifica delle competenze linguistiche.

Rimane controverso l’articolo 8, che disciplina la possibilità di reiscrizione agli albi professionali dei sanitari radiati per fatti non dolosi commessi durante l’emergenza pandemica.

La disposizione, rimasta nel testo nonostante le richieste di modifica avanzate nel corso dell’esame parlamentare, ha suscitato perplessità per la sua formulazione ampia, potenzialmente applicabile anche a professionisti sanzionati per comportamenti contrari alle evidenze scientifiche durante la pandemia.

La questione continua pertanto a rappresentare uno dei principali punti di confronto politico e professionale.

La delega dovrà essere esercitata dal Governo, una volta approvata definitivamente la legge, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, salvo le proroghe procedurali previste.

Un elemento rilevante riguarda tuttavia la clausola di invarianza finanziaria: l’attuazione dei decreti legislativi non dovrà comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

La riforma rappresenta dunque un passaggio significativo verso la modernizzazione del quadro normativo delle professioni sanitarie, ma la sua effettiva capacità di incidere sull’organizzazione dell’assistenza dipenderà anche dalle modalità attuative.

Per le strutture sanitarie accreditate, particolare attenzione dovrà essere riservata alle disposizioni sulla responsabilità professionale, sulla gestione del personale e sulla formazione, affinché le nuove regole possano tradursi in strumenti concreti di miglioramento della qualità e della sicurezza delle prestazioni, senza introdurre ulteriori criticità organizzative.

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