COMUNICATO 21 OTTOBRE 2026
Il nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia il rischio di una crescente carenza di professionisti sanitari, aggravata dall’invecchiamento della popolazione e dai pensionamenti. Una sfida che impone una programmazione degli organici e investimenti nella formazione e nella valorizzazione del personale.
Un medico su quattro nel mondo ha più di 55 anni ed è destinato ad andare in pensione nel prossimo decennio. Nei Paesi ad alto reddito la percentuale sale a quasi un medico su tre. Parallelamente, entro il 2030, la carenza globale di personale sanitario e assistenziale potrebbe raggiungere 11,1 milioni di operatori, mentre 67 Paesi rischiano di non disporre di professionisti sufficienti a soddisfare i bisogni di salute della popolazione.
È quanto emerge dal rapporto National health workforce accounts: health workforce levels and trends 2026, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che analizza l’evoluzione della forza lavoro sanitaria attraverso i dati ufficiali di 122 Paesi.
Il documento evidenzia una situazione apparentemente contraddittoria: negli ultimi vent’anni la densità globale di medici, infermieri, ostetriche, dentisti e farmacisti è aumentata del 52%, passando da 44,8 a 67,9 professionisti ogni 10.000 abitanti. Oggi nel mondo operano oltre 70 milioni di lavoratori della sanità e dell’assistenza, ma la loro distribuzione rimane profondamente disomogenea.
La criticità principale è rappresentata dalla doppia pressione esercitata dall’invecchiamento: da un lato, l’aumento dei pensionamenti riduce progressivamente la disponibilità di personale esperto; dall’altro, l’allungamento della vita e la maggiore diffusione delle patologie croniche determinano una domanda crescente di prestazioni sanitarie e assistenziali.
Una situazione particolarmente rilevante anche per l’Italia, dove il ricambio generazionale e la difficoltà di reperire alcune figure professionali costituiscono già elementi di criticità per l’organizzazione dei servizi.
Il problema interessa l’intero sistema sanitario, comprese le strutture private accreditate, chiamate a garantire continuità assistenziale, qualità delle prestazioni e sostenibilità organizzativa in un contesto caratterizzato da una crescente competizione per il reclutamento dei professionisti.
Le evidenze dell’OMS richiamano pertanto la necessità di adottare politiche di lungo periodo, capaci di collegare la programmazione dei fabbisogni alla formazione universitaria e specialistica, favorire l’ingresso di nuove professionalità e rendere maggiormente attrattive le condizioni di lavoro nel settore sanitario.
Particolare attenzione deve essere riservata alla valorizzazione delle competenze, alla stabilità occupazionale e alla capacità delle strutture di trattenere il personale qualificato, anche attraverso adeguate risorse economiche.
La disponibilità di personale sanitario rappresenta, infatti, una condizione imprescindibile per garantire l’effettiva erogazione delle prestazioni e la tenuta complessiva del Servizio sanitario nazionale.
In questa prospettiva, il rapporto OMS conferma come la questione delle risorse umane non possa essere affrontata esclusivamente attraverso interventi emergenziali, ma richieda una strategia strutturale che coinvolga tutte le componenti del sistema sanitario, pubbliche e private accreditate, nell’ambito di una programmazione coerente con l’evoluzione dei bisogni assistenziali.

