COMUNICATO 15 GENNAIO 2026
Il nuovo anno comincia con dati poco rassicuranti sulla mobilità sanitaria interregionale che danno il quadro di un paese sempre più diviso fra nord e sud.
Si tratta del fenomeno per cui il cittadino riceve prestazioni sanitarie in una regione diversa da quella di residenza, un diritto garantito dalla Costituzione per accedere a cure migliori, centri specializzati o per superare lunghe liste d’attesa. Si divide in attiva (attrazione di pazienti) e passiva (fuga di pazienti), generando flussi economici compensativi tra le regioni per le cure erogate a non residenti.
Le regioni maggiormente attrattive sono sempre la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto, di contro la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Puglia e il Lazio restano indietro.
Le motivazioni risiedono specialmente nella ricerca di strutture altamente specializzate non presenti nella propria regione, nei tempi di attesa spesso troppo lunghi per esami o interventi, nella scelta basata sulla fiducia in specifici specialisti, ospedali o tecnologie, nell’esigenza di cure complesse o innovative.
Ogni cittadino italiano ha diritto ad accedere alle cure dove le ritiene migliori, in strutture pubbliche o private accreditate. A loro volta le regioni si scambiano dati e si compensano finanziariamente per le prestazioni erogate a pazienti di altre regioni. Pertanto si genera un credito per la regione che eroga prestazioni a non residenti ed un debito per quella di residenza del paziente.
La tabella dell’ultimo riparto del Fondo sanitario evidenzia differenze profonde, che riflettono qualità percepita dei servizi, tempi di attesa, specializzazioni presenti e capacità organizzative dei singoli sistemi sanitari regionali.
In questa situazione, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto confermano la loro attrattività, aumentando il loro credito economico, a dispetto delle regioni del Centro Sud che registrano saldi ampiamente negativi, determinando in tal modo perdita di risorse a favore di regioni nelle quali esistono strutture che offrono specializzazioni avanzate, maggiore dotazione tecnologica, minori tempi di attesa e una più consolidata reputazione clinica. Di conseguenza il Centro Sud continua a scontare carenze organizzative, ritardi nelle infrastrutture, difficoltà nel trattenere professionisti e criticità storiche nei livelli di assistenza, generando così ulteriore migrazione dei medici e delle alte professionalità verso il nord.

