Payback dispositivi medici: il Consiglio di Stato rinvia alla Corte di giustizia europea

Nuovo passaggio nella controversia sul meccanismo di ripiano della spesa per i dispositivi medici. I giudici amministrativi sollevano dubbi sulla compatibilità della disciplina italiana con il diritto europeo, in particolare sotto il profilo della proporzionalità e della parità di trattamento tra operatori.

Il sistema del payback dei dispositivi medici torna al centro del dibattito giuridico e sanitario.

Con l’ordinanza n. 7833 del 28 ottobre 2026, il Consiglio di Stato ha disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi su alcuni profili di compatibilità del meccanismo italiano con i principi dell’ordinamento europeo.

Il payback prevede che le imprese fornitrici di dispositivi medici concorrano al ripiano degli sforamenti dei tetti regionali di spesa, attraverso il versamento di una quota degli importi eccedenti.

La disciplina ha generato negli anni un ampio contenzioso, soprattutto per le difficoltà delle imprese nel prevedere gli oneri economici e per l’incidenza di tali obblighi su contratti di fornitura già conclusi.

Tra le questioni sottoposte all’attenzione della Corte europea assumono particolare rilievo la proporzionalità degli oneri e la disparità di trattamento tra fornitori del Servizio sanitario nazionale e operatori che riforniscono le strutture private accreditate.

Il rinvio non comporta l’annullamento della disciplina nazionale, ma apre una fase decisiva per chiarirne la compatibilità con il diritto dell’Unione.

Per il settore della sanità privata accreditata, la vicenda presenta profili di interesse che vanno oltre il rapporto diretto tra amministrazioni pubbliche e imprese produttrici.

Le modalità di finanziamento e approvvigionamento dei dispositivi medici incidono infatti sui costi delle tecnologie sanitarie, sulla sostenibilità degli investimenti e, più in generale, sull’equilibrio economico degli erogatori.

La questione richiama inoltre un problema più ampio: la necessità di garantire regole certe e sostenibili per tutti gli operatori che concorrono all’erogazione delle prestazioni sanitarie.

L’evoluzione del procedimento sarà quindi da seguire con attenzione, anche per le possibili ricadute sulla disciplina della spesa sanitaria e sui rapporti economici tra settore pubblico, privato accreditato e imprese fornitrici.

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