COMUNICATO 13 MAGGIO 2026
Dalla collaborazione tra Italia e Cina arriva una sonda microscopica capace di fare tutto. Trova il cancro, lo brucia con il calore e controlla se la cura ha funzionato. Una rivoluzione che trasforma la fibra ottica in uno strumento di precisione chirurgica. Oggi, molte cure contro il tumore hanno dei limiti. La luce spesso non arriva in profondità o i materiali usati possono essere tossici per il resto del corpo. Questa sonda, invece, è minimamente invasiva (basta un piccolissimo foro) e biocompatibile (non danneggia l’organismo). Questa innovativa sonda a fibra ottica è stata sviluppata da un team di ricerca italo-cinese, guidato dal CNR-IFAC di Sesto Fiorentino e dalla Jinan University di Guangzhou. Lo studio, pubblicato nel maggio 2026 sulla rivista Light: Science & Applications, descrive un dispositivo capace di diagnosticare e curare i tumori solidi in tempo reale usando solo la luce. Francesco Chiavaioli del Cnr-Ifac spiega che siamo davanti a una terapia “closed-loop” (a circuito chiuso). Significa che il medico non deve più “andare alla cieca” aspettando giorni per vedere gli effetti di una cura, ma ha un feedback in tempo reale. Gli esperimenti sugli animali hanno già confermato un’efficacia eccellente, aprendo la strada a un futuro dove le operazioni saranno meno dolorose, più rapide e incredibilmente più precise. Trattasi di una fibra ottica più sottile di un ago da biopsia che entra nel tumore, ne riconosce i bordi misurando il pH, converte la luce in calore per bruciare le cellule malate, e alla fine torna indietro a controllare se ha funzionato. Ed invero, la terapia fototermica esiste da vent’anni: il punto è che finora richiedeva nanoparticelle iniettate in circolo, con tutta la tossicità sistemica del caso. Qui le nanoparticelle non servono: ed è una novità veramente incoraggiante. Una sola fibra ottica, dunque, che svolge tre funzioni. “La sonda è in grado, prima del trattamento, di identificare i bordi del tumore rilevando le variazioni di pH”, spiega Francesco Chiavaiolidel Cnr-Ifac. “Durante la terapia, l’agente fototermico converte l’energia ottica in calore per distruggere le cellule tumorali e misura contemporaneamente la temperatura per controllare il trattamento”. Il sistema lavora in tre fasi. Prima individua il tumore, poi interviene con il calore e infine verifica l’efficacia della terapia monitorando in tempo reale i cambiamenti del microambiente tumorale
Una volta terminato, la sonda misura nuovamente il pH. Se il valore torna neutro, il medico ha la conferma immediata che il trattamento ha avuto successo. Siamo di fronte ad una tecnologia che apre nuove strade per trattare tumori solidi difficili da raggiungere, come quelli al pancreas, colon o polmone, rendendo la cura più simile a un intervento ambulatoriale che a una chirurgia tradizionale.
avv. Rossella Gravina

