Il fascicolo sanitario elettronico va a regime

L’ultima fase che riguarda il pieno regime del fascicolo sanitario elettronico è entrata in atto. Ciò significa che saranno disponibili per i cittadini e per i sanitari che li hanno in cura i servizi per l’accesso all’assistenza sanitaria e i documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale.

Infatti era proprio la fine del mese di marzo la scadenza dell’ultima fase (la III) del cronoprogramma stilato dal ministero della Salute per la piena implementazione del fascicolo sanitario elettronico.

Pertanto le regioni dovranno aggiornare i fascicoli sanitari con tutti i contenuti previsti dalla legge: referti, verbali pronto soccorso, lettere di dimissione dalle strutture di ricovero, profili sanitari sintetici, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell’assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni.

Le strutture sia pubbliche che private avranno l’obbligo di rispettare la tutela dei dati sensibili e della privacy, di aggiornare il fascicolo entro 5 giorni dall’effettuazione di qualsiasi esame, visita o erogazione di farmaco che riguardi il paziente, mantenendo rapporti di interoperabilità e accesso da parte delle strutture, dei medici e professionisti di tutto il campo sanitario che si interfaccino con quel determinato paziente.

Con questa terza ed ultima fase si dovrebbe definitivamente compiere un percorso iniziato da diversi anni subendo una forte accelerazione grazie ai fondi stanziati dal PNRR.

Nel secondo semestre del 2025 i dati non erano molto confortanti, dal momento che vi erano grosse divergenze da regione a regione.

I valori più bassi in relazione all’abilitazione da parte dei medici e pediatri di medicina generale e delle aziende sanitari ed al conseguente uso del fascicolo sanitario elettronico si passa da un quasi 100% dell’Emilia Romagna ad un 87% del Friuli Venezia Giulia, per poi scendere al 57% in Sicilia, 54% in Abbruzzo e 41% in Calabria.

Problemi anche per i cittadini che nel mese di luglio del 2025 avevano usato il fascicolo sanitario nei 3 mesi precedenti, sfiorando il 27% circa, con un picco massimo in Veneto (66%) e un minimo in Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia (al 3%). Molto esigui anche i numeri di cittadini che avevano fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti. La media nazionale era il 44%, ma si andava dal 2% di Abruzzo e Calabria al 92% dell’Emilia Romagna (dati riportati da Ansa).

A cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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