COMUNICATO 13 GENNAIO 2026
“Da anni la Sicilia registra un saldo di mobilità sanitaria passiva stabilmente superiore a 200 milioni di euro l’anno. Negli ultimi cinque anni il costo complessivo per la Regione ha superato il miliardo di euro. A questo dato si affianca il peggioramento delle liste d’attesa, sia per le prestazioni ospedaliere sia per la diagnostica. In questo arco di tempo si sono alternati governi regionali di diverso colore, assessori tecnici e politici. Eppure, la struttura del problema è rimasta pressoché immutata. Si è spesso intervenuti sulle emergenze più visibili, senza affrontare le radici delle difficoltà che i cittadini siciliani incontrano quotidianamente”. Lo scrive sul Giornale di Sicilia Francesco Crimaldi, responsabile della Sezione ospedaliera di ACOP Sicilia (Associazione Coordinamento Ospedalità Privata).
“Come medico e nella mia qualità di presidente regionale della sezione ospedaliera di ACOP Sicilia, provo a indicarne almeno una di causa: il rapporto mai risolto tra sistema pubblico e sistema privato accreditato – sottolinea Crimaldi -. Ogni anno, infatti, risorse ingenti lasciano la Sicilia per alimentare i sistemi sanitari di regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, con l’effetto di finanziare non solo il settore pubblico, ma anche, in misura significativa, il privato accreditato di quei territori. A
questo costo diretto si aggiunge un costo sociale rilevante:
quello sostenuto dai pazienti e dalle loro famiglie, costretti a spostarsi, a soggiornare per settimane, a organizzare una vera e propria logistica della malattia. Intorno ai grandi poli sanitari del Nord si è consolidata una filiera economica che va dagli ospedali agli ambulatori, dalle strutture ricettive ai servizi di supporto”.

