Comunicati

26 gennaio 2023

IL RISCHIO CLINICO PERCHE’ DEVE RICADERE SOLO SULLA STRUTTURA?

Il Governo si è rinnovato e anche se è trascorso qualche mese, ancora nessuna notizia sui decreti attuativi della legge Gelli-Bianco, eppure sono passati diversi anni dalla sua entrata in vigore!

Anche le campagne elettorali regionali, molto accese sul tema sanità, non prospettano soluzioni sul rischio sanitario, tutto a carico delle strutture.

Con la legge 24 si è appurata la pericolosità che il sistema stava imboccando, con la fuga delle assicurazioni. L’art.10 sancisce l’obbligo di assicurarsi per tutte le strutture sanitarie o sociosanitarie. Gli obiettivi che il legislatore si era prefissato  con la nuova disciplina per il trasferimento del rischio sanitario erano quelli, da una parte, di migliorare gli equilibri finanziari delle strutture sanitarie distribuendo il carico finanziario, derivante dagli eventi avversi nel tempo e tra gli operatori che partecipano al processo, ma dall’altra hanno azzeratol’esposizione patrimoniale dell’esercente la professione sanitaria in caso di colpa grave.

Non è stato, però, introdotto alcun obbligo perentorio di assicurazione per le strutture sanitarie. Infatti, a differenza di quanto declamato dal titolo dell’art. 10 “Obbligo di assicurazione”, la norma ha previsto che le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private debbano essere provviste di copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi e verso prestatori d’opera, “o di altre analoghe misure”.

Le strutture sanitarie potranno assolvere all’obbligo di legge di cui all’art.10 comma 1, ponendo in essere delle forme analoghe di assicurazione che dovranno garantire anche l’azione risarcitoria diretta. Probabilmente il legislatore voleva disciplinare la cosiddetta autoassicurazione o meglio autoritenzione, già, peraltro, in atto per alcune strutture per la gestione del rischio clinico con la costituzione di fondi appositi. L’intento del legislatore era quello di far disciplinare dai decreti attuativi queste analoghe forme di assicurazioni specie nella parte in cui il cittadino danneggiato può abbreviare l’iter risarcitorio chiamando in causa direttamente questi strumenti.

Oggi non abbiamo compagnie che assicurano per tutti i livelli di rischio, per tutti i sinistri e lo sforzo che viene richiesto alle singole strutture è improbo.

Servirebbe trovare un equilibrio, in un sistema assicurativo misto, con franchigie minime per le strutture e premi concordati, fosse anche in base al virtuosismo della struttura, ma che tengano a bada eventuali richieste di risarcimento azzardate e poco concrete.

L’orientamento è che si vada verso un sistema misto. Quindi le strutture sanitarie pubbliche e private se non sono assicurate si assicurano con franchigia elevata, rispondendo con il proprio patrimonio.

Obbligazione solidale fra medico e struttura, limitazione del diritto di rivalsa alla colpa grave del medico, self retention, aggravano esclusivamente la posizione delle strutture che, mentre nel pubblico sono al collasso e comunque non sono in grado di pagare premi assicurativi così esosi, nel privato devono ugualmente ed in proporzione rispetto all’utenza del pubblico, sopportare un carico di rischio troppo alto.

Ci si domanda se, prendendo spunto dal notevole ritardo dei decreti attuativi, non sia il caso di proporre invece una modifica legislativa su questo tema.

Avv. Maria Antonella Mascaro

25 gennaio 2023

Rapporto Crea, spesa sanità privata costa 1.700 euro a famiglia

Cresce la spesa sanitaria privata: quella media arriva a oltre 1.700 euro a famiglia. Tanto che il 5,2% dei nuclei familiari versa in disagio economico per le spese sanitarie; 378.627 nuclei (l’1,5%) si impoveriscono per le spese sanitarie e 610.048 (il 2,3%) sostengono spese sanitarie cosiddette ‘catastrofiche’.

Questi i risultati del 18/mo Rapporto Sanità del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea) dell’Università di Roma Tor Vergata, presentato oggi al Cnel.

Secondo il Rapporto, nel 2021 il finanziamento pubblico si ferma al 75,6% della spesa contro una media EU dell’82,9% e la spesa privata incide per il 2,3% sul Pil contro una media EU del 2% (pari, appunto, a oltre 1.700 euro a nucleo familiare) ‘scaricando’ sulle famiglie, ad esempio, oltre un miliardo di spesa per farmaci.

Le cause vanno cercate nei due decenni precedenti. La spesa sanitaria pubblica dal 2000 al 2021, in Italia, è cresciuta del 2,8% medio annuo, il 50% in meno che negli altri Paesi EU di riferimento. E nel 2021 quella del nostro Paese registra una forbice del -38% rispetto ai nostri ‘vicini’. Per recuperare il passo degli altri Paesi servirebbe, quindi, una crescita annua del finanziamento di almeno 10 miliardi di euro per 5 anni. “Nei documenti di finanza pubblica – commentano i curatori del Rapporto, Federico Spandonaro, Daniela D’Angela e Barbara Polistena – sono previsti meno di 2 miliardi di euro per anno, quindi circa un settimo del necessario per il riallineamento”.

Se non si interviene, si dovrà passare da un Servizio sanitario nazionale universalistico a uno basato “su una logica di universalismo selettivo, che privilegi l’accesso dei più fragili”. 

Non solo: per allinearsi al livello di altri Paesi europei di riferimento, in Italia mancano all’appello 30.000 medici e 250.000 infermieri. Per colmare questa carenza, il nostro Paese dovrebbe investire 30,5 miliardi di euro, tenendo conto del maggiore bisogno di personale sanitario causa dell’età media più alta della popolazione italiana.

In Italia, nella sanità pubblica, ci sono 3,9 medici per 1.000 abitanti contro i 3,8 della media di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna: ma, correggendo per l’età media della popolazione (in riferimento all’elevata presenza di over 75 nel nostro Paese rispetto ad altri), a mancare sarebbero 30.000 medici. Mettendo in conto i circa 12mila medici che vanno in pensione ogni anno, per colmare il gap se ne dovrebbero assumere almeno 15mila ogni anno per i prossimi 10 anni.

Per gli infermieri il problema è ancora più eclatante: ne abbiamo 5,7 per 1.000 abitanti contro i 9,7 dei Paesi EU: la carenza supera le 250mila unità rispetto ai parametri europei e, comunque, solo per attuare il modello disegnato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ne servirebbero 40-80.000 in più. E poco è l’aiuto dall’estero: arrivano in Italia meno del 5% degli infermieri contro il 15% nel Regno Unito e il 9% in Germania; meno dell’1% dei medici a fronte del 10% degli altri paesi.

Vista la carenza di vocazione, la soluzione sarebbe offrire loro condizioni economiche attrattive. Invece, i medici italiani, guadagnano in media il 6% in meno dei colleghi europei e gli infermieri il 40% in meno. “Senza risorse e senza personale sanitario è – scrivono gli autori del rapporto – impossibile il 65% di prestazioni perse durante la pandemia, di cui hanno sofferto soprattutto i grandi anziani”.

24 gennaio 2023

ACOP E ARIS INCONTRANO IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA FRANCESCO ROCCA

Ieri si è tenuta una riunione congiunta ACOP ed ARIS con il candidato Presidente alla Regione Lazio, Francesco Rocca.

Presenti il presidente Dott. Tullio Ciarrapico, il Vice Presidente Dott. Massimo Miraglia, il Direttore Alessandro Castellana dell’ ACOP Lazio ed il Dott. Michele Bellomo dell’ARIS Lazio.

All’evento hanno partecipato oltre 100 persone, con una folta rappresentanza dei maggiori ospedali privati del Lazio, tutti iscritti ACOP. Il clima tra le due Associazioni è stato, ovviamente, sereno e collaborativo ed il Candidato ha risposto alle domande, illustrando ampiamente il suo programma.

Francesco Rocca si è soffermato su alcuni punti ritenuti indefettibili del progetto politico di legislatura in sanità:

  • Innanzitutto le liste d’attesa, che si punta ad azzerare nel breve periodo, grazie ad una politica di riorganizzazione del sistema sanitario regionale;
  • Dare il giusto riconoscimento al comparto della sanità privata accreditata, per arrivare a quella piena parità tra pubblico e privato che poco si è vista nei fatti dai governi regionali che si sono succeduti negli anni alla guida della Regione Lazio;
  • Alla domanda posta dai presenti sull’incremento della spesa sanitaria regionale, Francesco Rocca ha tenuto a rispondere che l’incremento avuto in regione è stato destinato ad un gruppo di pochi centri, lasciando in disparte le strutture ieri presenti all’evento; ha altresì dichiarato la volontà di andare a fondo nella valutazione dei criteri utilizzati per la ripartizione.

23 gennaio 2023

Desertificazione sanitaria

Questo concetto sempre più citato e letto nei contesti dei mass media e dei social rende metaforicamente l’idea di quanto sta accadendo a livello nazionale e regionale: medici e infermieri mancano e scarseggiano in tutta Italia, soprattutto nelle aree più periferiche. Sono 9 le regioni più colpite: Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Lazio e Liguria, mentre provincie e comuni sono dislocate un po’ ovunque. Dunque non è più il parametro del benessere o del reddito a guidare le classifiche della cosiddetta “desertificazione sanitaria”, ma sono altri i fattori.

Quali le possibili soluzioni: in parte il riposizionamento da parte del nuovo governo dei fondi del PNRR che anzicchè, come aveva fatto il precedente, stanziare fondi per costruire ex novo cattedrali nel deserto, potrebbe aggiustare il tiro potenziando le strutture pubbliche e private convenzionate, ricollocando risorse finanziare anche sui lavoratori.  Dunque, le riforme potrebbero provocare gli effetti sperati se all’investimento su case e ospedali di comunità si affiancherà un adeguato investimento sul personale.

Un altro aiuto importante potrebbe arrivare dall’utilizzo di dispositivi tecnologici per migliorare ed in alcuni casi attuare la telemedicina, in alcuni settori per esempio nel monitoraggio e nelconsulto medico a distanza. Ciò però presupporrebbe un allargamento dell’indotto, cioè una convenzione con gli operatori nel campo della fibra, presupponendo che la banda larga raggiunga aree dove ancora non si arriva ed evidentemente dopo che ci sia la formazione adeguata e continua.

Il fatto incomprensibile è che potenziando un sistema così importante e così forte come il comparto Sanità non si riesce a comprendere che, a cascata, ne beneficerebbe una buona parte del settore secondario e terziario, con potenziamento degli enti di altri settori, che sono legati al mondo sanitario da contratti di somministrazione, di fornitura e molto altro, settori che farebbero girare l’economia italiana con proporzioni tali da far pensare ad una metafora di dimensioni oceaniche che inonderebbero il deserto nel quale si sta sprofondando.

avv. Maria Antonella Mascaro

19 gennaio 2023

Caos nei contratti di lavoro per la sanità privata

Il controllo e comunque il riordino dei contratti delle strutture sanitarie pubbliche da parte del Ministero della Salute non si estende alla sanità privata accreditata. Dopo continui dibattiti e convegni, molti promossi da ACOP nel corso del 2022 nei quali, indistintamente da parte di tutti i partiti politici, nonché da illuminati professori e alte cariche della magistratura, si è ribadito che nella sanità il pubblico e il privato accreditato sono un’unica cosa, si assiste oggi ad un ennesimo disallineamento.

Nelle strutture ospedaliere private accreditate coesistono una molteplicità di contratti con la conseguenza di una vera e propria situazione di totale confusione: medici I dirigente, II dirigente, medici assistenti o aiuti, medici con contratto compatibile col contratto pubblico, medici con contratto ad personam, medici libero-professionisti, dunque con partiva Iva, medici di cooperative o medici a gettone ecc.

Rimane, allo stato, irrisolto il problema del rapporto pubblico/privato anche nell’importante campo dei contratti della sanità, dopo che sono stati varati i nuovi limiti e le nuove condizioni per l’accreditamento. Questo tema viene nuovamente demandato alle Regioni senza un unico conduttore, senza linee guida nazionali, sostanzialmente senza una direttrice.

L’obiezione non riguarda soltanto il caos creato dalla miriade di contratti cui si è fatto cenno ma anche per la coesistenza di differenti norme, dunque differenti retribuzioni, dunque differenti diritti del personale anche nell’ambito di una stessa Unità Operativa e nell’ambito di una stessa équipe. L’aspetto totalmente ignorato è che le strutture cui si riferiscono i contratti sopra riportati sono accreditate in osservanza di requisiti e regole previste dal sistema sanitario nazionale. Da qui la contraddizione in termini di quanto denunciato. Non vi è dunque una totale libertà imprenditoriale nel trattamento complessivo del dipendente da parte delle strutture sanitarie private convenzionate che hanno le limitazione da parte dell’organo pubblico e i conseguenti doveri e non gli stessi diritti come dovrebbe essere.

Uno sbilanciamento cui deve essere posto rimedio, se non altro ricordando i principi enunciati dall’art. 36 della costituzione polivalente: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge”.

Avv. Maria Antonella Mascaro

17 gennaio 2023

ACOP e ARIS avviano insieme gli incontri con i candidati alla Presidenza della Regione Lazio

Ieri sono iniziati gli incontri programmati, in collaborazione tra ACOP e ARIS, con i candidati alla Presidenza della Regione Lazio per le prossime elezioni regionali.

Il primo incontro si è tenuto ieri con il candidato Alessio d’Amato per il centrosinistra, mentre il prossimo si terrà il lunedì 23 gennaio con il candidato Francesco Rocca per il centrodestra.

Molto intensa la partecipazione delle strutture di Roma e delle altre province della regione Lazio, iscritte alle due associazioni, che hanno deciso di presentarsi unite all’appuntamento, per sottoporre ai candidati una serie di domande sulle problematiche più scottanti del panorama sanitario.

Il candidato ha risposto puntualmente, dichiarandosi disponibile ad un impegno proficuo sui temi affrontati.

Il clima tra le associazioni di categoria ACOP (rappresentata da Emmanuel Miraglia) e ARIS (rappresentata da Michele Bellomo) è stato sereno e collaborativo, come è giusto che sia nel perseguimento degli obiettivi comuni.

L’altra associazione di categoria Aiop ha invece deciso di muoversi in autonomia.

Vi aggiorneremo anche sul prossimo incontro.

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Audizioni al Senato della Repubblica presso gli Uffici di Presidenza di 1° e 5° Commissione

Argomento (decreto-legge n. 198/2022 – “proroga termini”)

Si sono tenute in data 16 gennaio 2023 le audizioni programmate dagli Uffici di Presidenza di 1° e 5° Commissione sull’argomento decreto-legge n. 198/2022 – proroga termini cosiddetto decreto Milleproroghe

ACOP è stata ascoltata per prima nel blocco delle audizioni previste per il comparto sanitario, con una relazione sulle tematiche riguardanti i “tetti di spesa”, la mobilità sanitaria e gli incrementi tariffari.

A seguire Aiop ha di fatto ribadito gli argomenti proposti dalla nostra associazione.

Le altre associazioni presenti all’audizione del blocco sanità sono state FNOMCeO – medici e chirurghi, Anaao-Assomed (Medici dirigenti), FNOPI – Federazione nazionale infermieri, Medici cococo Ministero salute emergenza Covid, Federspecializzandi, Movimento Giotto (giovani medici di medicina generale), SIMCCP (medicina di comunità e delle cure primarie).

Il testo della relazione.

16 gennaio 2023

SICUREZZA SUL LAVORO PER LE IMPRESE, MA PER LA SANITA’ NON VALGONO REGOLE GENERALI

La legge di modifica della normativa a tutela della sicurezza sul lavoro è del 17 dicembre 2021, n. 215. In particolare titola: “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili” (il c.d. Decreto fisco e lavoro), ed è entrata in vigore il 21 dicembre 2021. 

Il legislatore in sede di conversione è intervenuto in definitiva su ben 14 articoli (artt. 7, 8, 13, 14, 18, 19, 26, 37, 51, 52, 55, 56, 79 e 99) del D. Lgs. n. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro), di cui viene integralmente sostituito anche l’Allegato I, con l’obiettivo di innalzare il livello complessivo delle tutele di prevenzione sulla sicurezza del lavoro.

L’ampiezza dell’intervento normativo è tale da intenderla come una “miniriforma” del Testo Unico, con riferimento prevalente al Titolo I.

Tutto ciò per dire che è trascorso più di un anno dall’entrata in vigore della suddetta normativa ed oggi, all’indomani dell’insediamento del nuovo governo il Ministro del Lavoro convoca le parti sociali su questo caldo e annoso tema e all’alba di un inizio anno che nel 2022 si è portato dietro moltissimi incidenti sul lavoro.

Il governo, dunque, convoca le parti sociali e propone a sindacati e imprese di agire insieme contro gli infortuni e le morti bianche.

Un primo incontro il Ministro annuncia una task force e ipotizza la revisione dell’impianto normativo, per renderlo più contemporaneo. Al tavolo hanno partecipato vari ministeri, fra i quali anche il Ministro della Pubblica Amministrazione con una proposta di allungamento ed allargamento dello smart working.

Ci si chiede, però, come possa impattare il lavoro a distanza con le esigenze di imprese come quelle sanitarie, in particolare strutture pubbliche e private che non possono assolutamente evitare il contatto con le persone umane: i pazienti. La presenza sul luogo di lavoro del personale sanitario e la sua esposizione a tutta una serie di rischi, che la pandemia Covid, ha aumentato e non diminuito è qualcosa che non si può sostituire con un lavoro a distanza, ne può essere guidata da un pool di persone, a meno che non abbiano una importante specializzazione nel settore.

Dunque vi sono materie come quella sanitaria, nella quale la cosiddetta task force potrebbe non avere alcuna efficacia, e dove, diversamente, anziché impegnare fondi per costituire un comitato di “sicurezza”, andrebbe ripensata una distribuzione dei fondi, oppure semplicemente, collocate le risorse economiche destinate alla sanità pubblica e privata, anche dal PNRR, affinchè si investa nell’assunzione di personale, evitando anche le fughe dei camici con ingaggi “a gettone”, argomento del quale si parla quotidianamente, si acquistino macchinari di nuova concezione, tecnologicamente avanzati e, infine, si attui un ripensato smart working, che nella materia sanitaria possa riguardare esclusivamente la telemedicina, ma solo per i pazienti da curare a casa,  evitando, così, che questi debbano recarsi, anche per episodi non gravi, nei Pronto Soccorsi, intasando il sistema.

                                                  Avv. Maria Antonella Mascaro

12 gennaio 2023

REGIONE PIEMONTE – DGR 32-6378

Proroga al supporto infermieristico e assistenziale alle Strutture residenziali e semiresidenziali

Approvata dalla Giunta Regionale Piemonte in data 28 dicembre 2022 la DGR 32-6378, in corso di pubblicazione, con la quale si intende dare continuità all’attività di supporto infermieristico e assistenziale delle strutture residenziali e semiresidenziali, già previste in precedenza, prorogando le seguenti disposizioni:

  1. DGR n. 21-4556 del 21 gennaio 2022  con proroga fino al 31.12.2023 per attività di supporto infermieristico in convenzione da parte delle ASR alle strutture socio-sanitarie per anziani.

In particolare questa prevede:

– di approvare il progetto di interesse specifico a valenza regionale, di cui all’allegato sub A, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, per attività di supporto in termini di assistenza infermieristica, da parte delle ASR alle strutture socio sanitarie per anziani, accreditate e convenzionate, da attuarsi per il periodo di emergenza sanitaria, attualmente prorogato con D.L. 24 dicembre 2021, n. 221, al 31.03.2022, e comunque non oltre 31.12.2022.

– di disporre che le ASR diano attuazione al progetto suddetto, attraverso la stipula di una Convenzione, in conformità allo schema tipo di cui all’allegato sub B, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, che disciplina i contenuti pattizi essenziali, integrabili in relazione alle specifiche esigenze delle parti;

– di stabilire che il progetto sia uno strumento operativo ad integrazione rispetto alle previsioni del succitato art. 3-quater, comma 1, DL 127 del 21.09.2021, come convertito nella L. 165 del 19.11.2021, senza pregiudizio al corretto svolgimento dell’attività istituzionale, con particolare riferimento all’obiettivo relativo allo smaltimento delle liste di attesa, nel rispetto della disciplina nazionale di recupero delle predette liste di attesa anche conseguenti all’emergenza pandemica;

– di dare atto che il presente provvedimento non comporta oneri ulteriori a carico del bilancio regionale, in quanto i costi per le prestazioni a favore delle strutture socio sanitarie per anziani accreditate e convenzionate sono oggetto di integrale rimborso da parte delle medesime strutture;

  1. DGR n. 11-3223 del 18 maggio 2021 modificata dalla Determinazione Dirigenziale 2372/A1406B/2022 DEL 07/12/2022 (allegata), in ottemperanza al nuovo quadro normativo nazionale di riferimento, in merito all’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di OSS con proroga al 31.12.2023;
  2. DGR n. 6-2436 del 01.12.2020 integrata dalle DD.G.R. n. 11-3223 del 18.05.202 e n. 13-4466 del 29 dicembre 2021 e 2-5266 del 28.06.2022 (allegata) in materia di supporto infermieristico assistenziale da parte del personale già impiegato nelle strutture residenziali  e semiresidenziali all’atto dell’assunzione delle ASR per vincita pubblico concorso, previa verifica dello stato di necessità, con proroga al 30.06.2023; ​​​

Con tale provvedimento viene nuovamente rafforzato il presupposto che le strutture sanitarie e sociosanitarie private ed in particolare quelle residenziali per anziani, disabili, minori, psichiatriche e delle dipendenze, costituiscono nodi fondamentali della rete territoriale attraverso i quali vengono garantiti i livelli assistenziali.

11 gennaio 2023

NON BASTA LA PROROGA DEL PAYBACK

Il Governo, con decreto legge, ha rinviato al prossimo 30 aprile il termine di pagamento dei 2,2 miliardidi euro che le aziende produttrici di dispositivi medici devono versare in base al meccanismo del cosiddetto payback, che le obbliga a ripianare il 50% degli sfondamenti dei tetti della spesa sanitaria.

Ritorna imperante il problema degli extrabudget e di conseguenza dei LEA.

Già in precedenza, commentando una sentenza della Corte Costituzionale sulle spese extra LEA, erano stati ribaditi i principi necessari a prevenire disavanzi di bilancio, nel coordinamento fra Stato e Regioni con l’effetto, però, di rialimentare  il dibattito fra diritto alla salute, diritto alla salute territoriale e autonomia di spesa del territorio regionale, tutti principi costituzionali, dunque fonti primarie del diritto, ma superate dall’esigenza centralizzata di parametrare il diritto alla salute dei cittadini del territorio alla spesa e alla portata delle risorse finanziarie.

Quella del payback che grava sull’imprese dei dispositivi medici rischia di far saltare svariate migliaia di aziende di settore, con rischi di ricadute per le cure, dunque per i pazienti, dunque per la popolazione, concetto nel quale non sono compresi solo i cittadini ma chiunque si trovi sul suolo italiano. Ciò è quanto denunciano medici, chirurghi e produttori di dispositivi medici, molti dei quali sono scesi in Piazza A Roma, cioè la minaccia che questo fardello del payback si ripercuota sulla fornitura alle Asl, agli ospedali e alle strutture sanitarie convenzionate, di strumentazione come tac e risonanze, ad esempio, che verrebbe impedita. Contrariamente alle previsioni manca l’atteso innalzamento dall’attuale 4,4% del fondo sanitario nazionale al 5,2% del tetto di spesa, considerato ampiamente sottostimato. Peraltro fra una settimana il Tar del Lazio deciderà su una serie di ricorsi presentati dalle imprese.

La soluzione, però, come ha spiegato alla stampa e nel corso della manifestazione anche il Presidente di Confindustria dispositivi medici non è il semplice rinvio ma la cancellazione e trovare una soluzione che possa tenere sotto controllo la spesa e garantire il diritto alla salute degli italiani.

Anche in questo caso il rischio è quello di disegnare un paese a due velocità. Molti ricorrono a risorse personali e decide di curarsi in strutture totalmente private, attingendo a risorse personali. E chi non ha i soldi accederà ad una sanita di serie B, quando il sistema sanitario italiano ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello a livello internazionale.

Nel mirino come sempre le regioni del sud Italia che sono maggiormente a rischio dal momento che le strutture pubbliche e convenzionate vivono da decenni con apparecchiature obsolete, tecnologicamente non all’avanguardia, quando con l’uso di strumentazione moderna si potrebbero avere diagnosi precoci, per esempio, su una serie di tumori curabili, come il tumore al seno, che presi in tempo eviterebbe interventi invasivi, costosi, garantendo una sanità sostenibile dal punto di vista economico e maggiormente etica.

Forse sarebbe necessaria una riflessione che contemperi più esigenze, ma che metta sempre al centro dell’attenzione il diritto alla salute, affinchè venga dispensato nel modo più completo; dunque un ampliamento, semmai e non un restringimento dei livelli essenziali di assistenza. Sarebbe necessario impegnarsi a fondo per far sì che suddetti livelli vengano garantiti dalla compresenza della collaborazione fra pubblico e privato, in special modo, lo si ribadisce ancora una volta, facendo partecipare quanto più possibile al raggiungimento di questi obiettivi, le strutture sanitarie private convenzionate.

                                                             Avv. Maria Antonella Mascaro

10 gennaio 2023

Il medico “a gettone”. Occorre riformare il servizio sanitario con innovazioni tecnologiche e gestione del personale.

La manovra ha previsto due miliardi di euro in più per la sanità, ma saranno sufficienti?

Nelle sue linee principali, la manovra è quella impostata dal governo precedente, nel DEF si torna a una crescita in linea con gli anni che hanno preceduto il Covid, senza considerare, però, inflazione, guerra e caro energetico. Il PNRR ha introdotto una sola riforma di sistema, quella della medicina territoriale, ma occorre riformare anche la valutazione delle tecnologie e la gestione del personale. Devono essere utilizzati meccanismi più razionali per offrire prestazioni più appropriate.  Per non parlare, poi, dell’ormai annoso problema del personale. In realtà i medici non mancano, lo si è visto dall’efficienza del personale medico durante il Covid, lo testimoniano i dati OCSE, anche se preoccupa il dilagare del medico a “gettone”. Tanti i dottori, strapagati, vengono dati in affitto dalle cooperative agli ospedali che ne sono privi, non importa se qualificati o no, l’importante è la copertura dei turni. Ovviamente le regioni dove l’esodo dei medici “a gettone” si sposta è il nord: il Veneto in testa con il 70%, seguito dalla Liguria con il 60%, Piemonte e Toscana con il 50% e così via. Il tutto senza regole e bandi di gara, in una giungla normativa

in cui ogni ospedale è libero di fare ciò che vuole senza che nessuno gli chieda conto delle decisioni.  I camici bianchi appaltati sono pagati il triplo rispetto ai contratti regolari, che continuano ad essere molto poveri.

Attorno a questo meccanismo si è creato un business notevole che ha fatto nascere cooperative nuove che reclutano medici con il semplice passaparola. Da medici in pensione ai neolaureati, neanche specializzandi, men che meno specializzati, senza regole e senza norme, senza gare e senza copertura assicurativa. Il cosiddetto gettonista può percepire anche 200 euro netti all’ora, cioè più del quadruplo del medico contrattualizzato.

L’esternalizzazione del lavoro medico era stata decretata illegale nel 2018, ma durante la pandemia, a causa delle condizioni di emergenza legate al Covid, a ciò si è derogato. Ad oggi il fenomeno dei medici a gettone persiste.  I gettonisti sono utilizzato soprattutto nei pronto soccorso, dove la carenza di personale è maggiore, ma dove si richiedono maggiormente competenza e specializzazione. Varie le problematiche che possono scaturirne: la desertificazione dei medici dagli ospedali, i turni interminabili che aumentano la stanchezza e il rischio di errori, la non continuità delle cure. Questo fenomeno ovviamente è reso più pesante dalla scarsa remunerazione del personale medico e determina carenza di motivazione nel lavoro, caos nei reparti, dove il personale infermieristico è numericamente carente.

L’aiuto della sanità privata e della territorialità diversificata oggi più che mai ha un senso per far funzionare al meglio il nostro sistema sanitario.

Se non si procede a riformare il Ssn sul fronte delle tecnologie e del personale, il rischio è che non riesca più a rispondere ai bisogni di tutti e a ottemperare alla sua

missione universalistica. E a perderci sarebbero sempre le persone più deboli, economicamente e culturalmente.

 La manovra è stata fatta in tempi rapidi, e non sono stati fatti grandi ragionamenti sulla sanità, ma in futuro dovrà fare molto, anche con notevoli reazioni degli operatori e dei sindacati.

L’importante è evitare il rischio di far naufragare uno dei pochi sistemi in cui il servizio pubblico da senso allo stato sociale.  

Avv. Maria Antonella Mascaro

09 gennaio 2023

SEGUITO DELLE COMUNICAZIONI DEL MINISTRO DELLA SALUTE IN 10° COMMISSIONE

In Commissione 10a, giovedì 12 gennaio 2023 alle 14, è in agenda il seguito delle comunicazioni del Ministro della salute, Orazio Schillaci, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

Tra le priorità espresse dal Ministro la piena operatività del DM 77, l’approvazione del decreto tariffe e dei nuovi LEA, la risoluzione della crisi di carenza del personale e il finanziamento alla ricerca

Nelle giornate di martedì 6 e mercoledì 7 dicembre 2022 il Ministro della Salute ha tenuto due audizioni – rispettivamente davanti alla XII Commissione (Affari sociali) della Camera dei deputati e alla X Commissione (Sanità e lavoro) del Senato – per la presentazione delle linee programmatiche del proprio dicastero. Il discorso tenuto è stato il medesimo, vediamo di seguito una sintesi dei punti salienti.

RIORGANIZZAZIONE E POTENZIAMENTO DELLA MEDICINA TERRITORIALE

È necessario – ha dichiarato il Ministro – dare attuazione alla riforma del decreto ministeriale n. 77 del 2022. A tal fine, in via prioritaria bisogna garantire le risorse alle Regioni, soprattutto per il periodo successivo a quello del PNRR. Il PNRR non risolverà, infatti, il problema della carenza del personale e, dall’altra il problema della sostenibilità delle Case di comunità, soprattutto al Sud dove si riscontrano minori strutture. Pertanto, i finanziamenti per le Case di comunità, l’assistenza domiciliare sono una preoccupazione per le regioni, di cui l’attuale Ministero si vuole fare carico. Inoltre, vi è la necessità di reperire adeguate strumentalità

PNRR: TUTTI GLI OBIETTIVI E LE MISSIONI CON RELATIVI FINANZIAMENTI

Per quanto riguarda il PNRR è da porre attenzione alla Component 1 (M6C1), alla quale sono stati destinati 7 miliardi di euro. Tale componente si articola in una riforma e in tre linee di investimento da attuare entro la metà del 2026, per potenziare i servizi assistenziali territoriali quali punti di riferimento per la risposta ai bisogni di natura sanitaria, sociosanitaria e sociale per la popolazione. Delle tre linee di investimento:

  • investimento 1.1 (2 miliardi di euro) – “Case della Comunità e presa in carico della persona”: prevede l’attivazione di 1.350 Case della Comunità, per promuovere e realizzare progetti di salute con particolare attenzione alle condizioni legate alla cronicità e alla fragilità del paziente;
  • investimento 1.2 (4 miliardi di euro) – “Casa come primo luogo di cura e telemedicina”: mira alla presa in carico domiciliare del 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, nell’assistenza domiciliare la telemedicina avrà progressivamente un ruolo strategico. In tale investimento rientrano l’istituzione delle 600 Centrali Operative Territoriali (COT) che coordinano a livello di distretto la presa in carico della persona e raccorda tra di loro i servizi e i professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali, con l’obiettivo di assicurare continuità, accessibilità e integrazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria sette giorni su sette. L’investimento ricomprende il Portale della trasparenza, al quale sono destinati 25 milioni per l’aggiorniamo con obiettivo di rilevare i bisogni di salute su base territoriale e orientare la gestione dei servizi per le esigenze reali degli utenti;
  • investimento 1.3 (1 miliardo di euro) – “Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità)”: mira all’attivazione di 400 Ospedali di Comunità, per pazienti che necessitano di interventi sanitari a media-bassa intensità clinica e degenze di breve durata, l’ospedale di comunità ha una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri impropri e di favorire le dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere dei fabbisogni assistenziali, di stabilizzazione clinica e di recupero funzionale dell’autonomia.

Alle misure della Component 1 si affiancano gli investimenti della Component 2 (M6C2) orientati a sviluppare una sanità pubblica che valorizzi gli investimenti nel sistema salute in termini di risorse umane, digitali, strutturali, strumentali e tecnologici. All’interno della Component 2, alla quale sono stati destinati 8,63 miliardi di euro, sono individuate 1 riforma e 2 misure da attuare entro la metà del 2026. Gli obiettivi sono tesi a garantire un’evoluzione significativa delle modalità di assistenza sanitaria nella qualità e nella tempestività delle cure; nonché a valorizzare il ruolo del paziente come parte attiva del processo clinico-assistenziale.

REVISIONE DEL DM 70 del 2015 “REGOLAMENTO RECANTE DEFINIZIONE DEGLI STANDARD QUALITATIVI, STRUTTURALI, TECNOLOGICI E QUANTITATIVI RELATIVI ALL’ASSISTENZA OSPEDALIERA”

Per quanto riguarda il DM 70 del 2015, c’è bisogno di un approfondimento anche in relazione agli standard ospedalieri. Poi serve una riorganizzazione delle liste di attesa e, soprattutto serve un potenziamento dei servizi di monitoraggio. Il Ministero vuole dare particolare impegno per l’adozione quanto prima del cd. DM tariffe. Infatti oggi più che mai i LEA sono garanzia per il funzionamento del SSN. Mediante i Lea, il Governo mette in atto l’universalismo e ugualitarismo del sistema; e l’egualità sottintende sinonimo di efficacia.

ENTRATA IN VIGORE DEL DPCM SUI LEA QUANTO PRIMA

I cittadini potranno avere prestazioni a passo con la tecnologia. L’entrata in vigore del DM tariffe creerà, anche, uniformità delle prestazioni dei Lea in termini di soddisfazione delle prestazioni. Il DPCM LEA riuscirà, soprattutto, a rispondere al problema della cronicità.

Per quanto riguarda, poi, le persone affette da malattie rare, ha ricordato la recente istituzione del Comitato per le malattie rare. Il Ministro, però, ritiene che bisogna approvare il nuovo Piano per le malattie rare in sede di Conferenza regioni da implementare nei prossimi 3 anni. Bisogna, anche, investire sul Piano dell’antibiotico-resistenza e, il Ministro ha menzionato la disposizione già inserita nell’attuale Legge di Bilancio, che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2022.

PREVENZIONE, OLTRE AL PIANO PANFLU 2021-2022

Sul punto Schillaci ha sottolineato l’importanza di avere una revisione del nuovo piano vaccinale in tempi brevi e, infatti si deve quanto prima condividere il testo in ambito di Conferenza Regioni.

PIANO ONCOLOGICO NAZIONALE 2022-2027

Il piano deve contribuire – ha evidenziato il Ministro – a portare avanti gli obiettivi del piano Ue contro il cancro. Quanto al finanziamento di esso “avevo cercato – ha dichiarato – di proporre una parte già nell’attuale legge di bilancio ma, poi ciò non vi è rientrato. Quindi sosterrò un emendamento che consenta un finanziamento di 10 milioni per il 2023 e 10 milioni per il 2024. Il PON deve essere adottato, anche perché con il Covid-19 sono saltati molti screening per cui nei prossimi tempi ci potranno essere dei numeri più alti per i pazienti affetti da patologie oncologiche”.

PROBLEMA DELLA CARENZA DEL PERSONALE

“Il mio impegno da Ministro – ha precisato – sarà legato alla riqualificazione della parte economica. Lavorerò con le regioni per dare maggiore retribuzione al personale. Rimanendo sul tema del personale, si deve riconoscere il ruolo importante che va ai professionisti. La contrazione delle risorse ha portato carenza dei professionisti soprattutto in alcuni settori e questo ha a sua volta portato scarsità dei servizi all’interno del SSN. Alcune specialità sono diventate, infatti, meno attrattive. L’uso distorto delle esternalizzazioni ha poi portato anche delle criticità nel fornire le adeguate cure ai pazienti”.

Una sottolineatura importante è arrivata sulla necessità di un rafforzamento del medico di medicina generale, al fine di una migliore presa in carico della popolazione, che è sempre più affetta dal problema dell’invecchiamento e della cronicità, così da poter alleggerire la pressione sugli ospedali.

FINANZIAMENTO DEL FSN – FONDO SANITARIO NAZIONALE

“Rispetto agli anni passati – ha fatto notare Schillaci – la sanità ha maggiori fondi, anche se ci troviamo in tempi di revisione. Perciò si nota una inversione di tendenza. Bisogna, anche, pensare al finanziamento della ricerca sanitaria e, nel PNRR sono previsti dei bandi sulle 3 tematiche: malattie rare e tumori rari, prof of concept e malattie altamente invalidanti. Per i progetti legati a tale tematiche verranno fatte le verifiche e affidati”.

Ha poi riferito che bisogna anche puntare sulla farmacia dei servizi, soprattutto nei territori rurali e disagiati, poiché esse costituiscono il presidio sanitario più prossimo per il cittadino.

Un richiamo è stato fatto anche sulla necessità di implementare le strutture tecnologiche e dei dati sanitari nell’ottica della digitalizzazione dei sistemi sanitari, e ciò fa già parte di una strategia della Commissione europea, che ha stabilito le priorità così da mettere i cittadini al centro del sistema e poter condividere i propri dati.

È intenzione del Ministro, infine, portare a termine l’adozione della riforma IRCSS.

24 dicembre 2022

Comunicato 22 dicembre 2022

PROROGA PER L’IMPEGNATIVA DEMATERIALIZZATA

Ricetta elettronica: c’è la proroga. Arriverà con il decreto Milleproroghe, secondo quanto si apprende, la proroga di un anno della possibilità di ricevere le ricette mediche via mail o sms.

La misura, introdotta con ordinanza della protezione civile durante l’emergenza Covid, era in scadenza a fine anno. 

Tuttavia, non essendoci più lo stato di emergenza dovuto al Covid, il Governo ha deciso – si apprende da Palazzo Chigi- di inserire il posticipo nel decreto milleproroghe, consentendo di rinnovare per un anno la possibilità di utilizzare le ricette elettroniche.

Immediata la richiesta di una proroga da parte dei medici al Ministro Schillaci che ha già trovato un positivo riscontro. 

La decisione del governo guidato da Giorgia Meloni accoglie le perplessità espresse da medici di base e farmacisti in vista dell’imminente scadenza.

“Siamo soddisfatti che il Governo abbia colto la nostra sollecitazione, prorogando di un anno la possibilità di ricevere le ricette mediche via mail o sms, inserendo la norma nel decreto Milleproroghe”. Così in una nota Pina Onotri, Segretario Generale Sindacato Medici Italiani (Smi). La proroga di un anno della possibilità di ricevere le ricette mediche via mail o sms “è un provvedimento di assoluta normalità e buon senso, però ora basta lavorare in emergenza. Far fare la fila per la ricetta non mi pare una cosa utile. Ora si deve pensare a uscire da questa normativa emergenziale e dare stabilità alla misura”, introdotta durante l’emergenza Covid “che si è rivelata utile per i medici e per i cittadini”. Così Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale vicario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e segretario provinciale della Fimmg Roma.

L’Ordine dei medici: “Un bel regalo di Natale”. “La proroga della ricetta elettronica è un vero regalo di Natale, per pazienti e medici”. Lo dichiara Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), commentando la decisione arrivata in queste ore. “È un’ottima notizia, perché restituisce ai cittadini un pezzo di sistema sanitario efficiente che consente di poter andare in farmacia con lo smartphone per ritirare i farmaci o per eseguire una prestazione senza stampare inutilmente la ricetta”. Inoltre, “è un’ottima notizia perché dà la possibilità al medico di gestire meglio il rapporto con l’assistito, riducendo la parte burocratica e liberando tempo per la relazione di cura”. 

La ricetta dematerializzata è la versione elettronica della tradizionale ricetta rossa cartacea ed è stata implementata negli ultimi anni in Italia, ma fino al 2020 era accompagnata comunque da un promemoria cartaceo da ritirare nello studio medico.

L’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicata in Gazzetta del 21 marzo 2020 ha disposto la possibilità di utilizzo di strumenti alternativi al promemoria cartaceo e prevede che, al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico, l’assistito possa chiedere il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero il numero di ricetta elettronica.

La ricetta elettronica prevede la completa informatizzazione dell’intero ciclo di vita della tradizionale ricetta medica cartacea del SSN, la cosiddetta ricetta rossa.

Prevede la completa eliminazione del supporto cartaceo (dematerializzazione), compatibilmente con le modalità alternative per salvaguardare l’erogazione di farmaci o prestazioni anche in assenza di collegamento telematico.

Comunicato 21 dicembre 2022

TELEMEDICINA: UNO DEI MODI DI LAVORARE CON IL SSN PER LA SANITA’ PRIVATA

Dalla sicurezza alla qualità fra i nuovi requisiti per collaborare con il sistema sanitario nazionale c’è la telemedicina che non si può considerare un sostitutivo della medicina, ma un sistema di amplificazione e supporto nel rapporto di vicinanza e di fiducia con il medico, favorendo anche lo scambio di informazioni e il confronto fra professionisti.

Le linee di indirizzo su televisita e telemonitoraggio hanno l’obiettivo di supportare Regioni e Province Autonome nella definizione e composizione delle iniziative progettuali sui servizi di telemedicina cui il Pnrr avrebbe destinato un miliardo di euro.

Sono state definite da documenti di indirizzo le aree cliniche finanziabili nell’ambito dei servizi di telemedicina. Tali linee guida forniscono indirizzi per l’elaborazione di progettualità regionali con riferimento a specifiche aree cliniche e bisogni di salute. Nello specifico, vengono date indicazioni di carattere clinico-assistenziale (popolazione di riferimento, modalità di erogazione della prestazione, professionisti coinvolti, finalità della prestazione e benefici attesi) sulle seguenti prestazioni suddivise per i target di pazienti individuati:

– Televisita, teleconsulto/teleconsulenza e teleassistenza;

– Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente con diabete;

– Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente con patologie respiratorie;

– Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente con patologie cardiologiche;

– Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente oncologico;

– Telemonitoraggio e telecontrollo del paziente neurologico.

Dunque le strutture organizzate che fanno ricorso alla telemedicina, a partire dagli studi medici, devono attuare una sorta di decalogo di comportamento, una specie di codice etico iniziale per delineare i comportamenti che si possono tenere da quelli che si devono evitare o bandire, ma soprattutto sarà necessario stabilire una vera e propria normazione dal momento che per ora sono previste solo alcune indicazioni.  La telemedicina si configura, nel quadro normativo generale, come una diversa modalità di erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie e pertanto rientra nella cornice di riferimento che norma tali processi con alcune precisazioni sulle condizioni di attuazione.  Non rappresenta una specialità medica separata, ma è uno strumento che può essere utilizzato per estendere la pratica tradizionale oltre gli spazi fisici abituali.

Pertanto, le strutture sanitarie private interessate, compatibilmente con la programmazione regionale, devono essere accreditate dalla regione o dalle province autonome per la disciplina specialistica per la quale intendano attivare singole prestazioni di Telemedicina, percorsi clinici assistenziali integrati con le attività di Telemedicina; attenersi al Documento per l’erogazione della singola prestazione in telemedicina e/o al Documento per l’erogazione del percorso clinico assistenziale integrato con le attività di Telemedicina, definiti dalla Regione; attenersi al Documento di definizione degli standard di servizio propri delle prestazioni di Telemedicina erogate.

                                                         Avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 20 dicembre 2022

Allarme sanità su senior housing

Il Pnrr non ha stanziato fondi per il senior housing e in generale per le residenze per anziani e fragili, autosufficienti e non. Una prospettiva lasciata all’iniziativa del libero mercato nel Paese più vecchio d’Europa: l’Italia. Poche strutture e pochi posti letto, peraltro saturi. Il tasso di occupazione dei posti letto raggiunge e supera, in alcune regioni, come la Lombardia, l’80%. Il dato ideale di copertura secondo gli studi più attendibili si attesterebbe al 5% con un divario come sempre diverso fra nord e sud della penisola.

Per fare un esempio, l’Olanda ha quattro volte l’offerta rispetto al nostro paese, mentre l’Italia sta davanti solo alla Polonia e alla Grecia.

La verità sta nel fatto che la cura della salute sta diventando un asset difensivo e l’invecchiamento della popolazione guiderà la domanda. Le difficoltà ci sono, ma tutte legate alla situazione contingente. Alta inflazione e inasprimento delle condizioni finanziarie accrescono i costi di costruzione ed energia, ma deteriorano anche salari reali e pensioni, diminuendo sia i margini di manovra delle imprese sia la capacità degli inquilini di fare fronte alla pressione sui rialzi per le locazioni.

Per raggiungere quel tasso ideale del 5% di copertura bisognerebbe mettere in campo centinaia di migliaia di posti letto entro il 2035, dunque raddoppiando l’offerta attuale. Solo pochi operatori del settore, peraltro tutti al nord riescono da soli a fare questo tipo di investimento e a raggiungere, comunque, al massimo il 3%.

In questa geografia così complessa e così divergente come è possibile non pensare di stanziare aiuti agli operatori privati convenzionati!

Le promesse ci sono, si vedrà se verranno rispettate.

Comunicato 19 dicembre 2022

Il Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo sul riordino degli IRCCS

Il Consiglio dei Ministri riunito il 16 dicembre, su proposta del Ministro della salute Orazio Schillaci ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di attuazione della delega relativa al riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288.

Il decreto si inserisce nell’ambito della “Missione 6 – Salute” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), al fine di rafforzare e migliorare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie.

Le nuove norme, tra l’altro, introducono criteri e standard internazionali per il riconoscimento e la conferma del carattere scientifico di IRCCS, con la valutazione dell’impact factor, della complessità assistenziale e l’indice di citazione, per garantire la presenza di sole strutture di eccellenza. Si definiscono, inoltre, le modalità di individuazione del bacino minimo di riferimento atte a rendere la valutazione per l’attribuzione della qualifica IRCCS più coerente con le necessità dei diversi territori.

Il testo tiene conto del parere delle competenti Commissioni parlamentari. È stata acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

“La riforma degli IRCCS – ha ricordato il ministro Schillaci al termine del Consiglio dei Ministri- è una delle azioni individuata proprio dal Pnrr per migliorare la situazione strutturale italiana e costituisce una parte importante più grande della ripresa che si intende affidare in relazione alle risorse europee. Quando fu emanato nel 2003 il decreto legislativo relativo all’istituzione degli IRCCS – ha aggiunto – avevamo 35 istituti, oggi sono 53: quindi questa riorganizzazione va nella direzione di mantenere elevati gli standard del nostro Servizio sanitario nazionale. Bisogna avere centri di eccellenza in grado di competere dal punto di vista clinica e scientifico, non solo a livello nazionale ma anche internazionale per garantire prestazioni di elevata complessità ai cittadini”

Comunicato 14 dicembre 2022

Sanità privata in movimento

Il Ministero della Salute ha autorizzato la regione Sardegna che ne aveva fatto richiesta a destinare alla sanità privata convenzionata le risorse statali non spese dal pubblico.

L’idea e la proposta era partita dall’ex assessore alla sanità sarda e la cifra riguarderebbe circa 7 milioni di euro non spesi dal settore pubblico. Per assegnare i fondi sarà necessario fare una verifica sulle risorse che non sono state spese dalle Aziende sanitarie pubbliche, in modo che quelle in avanzo possano essere assegnati ai privati accreditati e ovviamente controllare bilanci a consuntivo.

L’idea può diventare un modello da adottare da parte di tutte le regioni con una eventuale ridistribuzione alle strutture private convenzionate a livello nazionale.

Il modello proposto potrebbe se non risolvere, certamente abbattere notevolmente le liste di attesa per prestazioni ambulatoriali, screening oncologici e di chirurgia programmata per cui il comparto della sanità privata convenzionata potrà dare un contributo importante. Dunque un reale sostegno al nostro sistema sanitario che rientra nel ruolo della tanto declamato della complementarietà della sanità privata convenzionata con la sanità pubblica.

Altra iniziativa più particolare, non a caso proveniente dalla regione Lombardia: è il caso di una struttura convenzionata che propone un bonus per ogni paziente convinto a effettuare una prestazione

in regime privato, invece che col Sistema sanitario nazionale.

Un altro modo di abbattere le liste di attesa, purchè a farne le spese non siano le tasche dei cittadini!

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 13 dicembre 2022

Sanità privata: nuove regole per l’accreditamento

Il testo elaborato dal Ministero della Salute e ora all’attenzione delle Regioni per la sua approvazione definitiva in Conferenza Stato-Regioni è  il decreto attuativo della misura contenuta nella Legge Concorrenza 2022 che ha fissato nuove regole per i rapporti tra il privato e ilServizio sanitario nazionale.

Si prevede che il rilascio dell’accreditamento istituzionale in favore delle nuovestrutture che ne facciano richiesta, o per l’avvio di nuove attività in strutture preesistenti, è subordinato alla valutazione, da parte di ciascuna regione e provincia autonoma:

– della funzionalità rispetto agli indirizzi attuali della programmazione regionale, in relazione alla tipologia e ai volumi dei servizi da erogare;

– del possesso dei requisiti di accreditamento, stabiliti dalla regione o provincia autonoma in coerenza con le indicazioni dell’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome del 20 dicembre 2012 sul documento recante “Disciplinare per la revisione della normativa dell’accreditamento”, attraverso verifiche documentali e in loco condotte avvalendosi dell’organismo tecnicamente accreditante;

– dei risultati dell’attività eventualmente già svolta da parte della struttura richiedente;

– dell’impegno al perseguimento degli obiettivi di sicurezza delle prestazioni, definiti dalla regione o

provincia autonoma tenendo conto della normativa sulla gestione del rischio clinico e degli elementi riferiti alla sicurezza riportati nell’Allegato A del decreto; degli esiti delle attività di controllo, vigilanza e monitoraggio per la valutazione in termini di qualità, sicurezza ed appropriatezza delle attività erogate, per le strutture che abbiano già svolto attività sanitaria e sociosanitaria, secondo quanto riportato nell’Allegato A.

Per quanto riguarda invece la valutazione delle attività con riferimento ai soggetti privati accreditati

interessati alla stipula di accordi contrattuali “ciascuna regione e provincia autonoma tiene conto delle

disposizioni di cui all’articolo 8-quinquies, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 502 del 1992, che

richiedono la pubblicazione di un avviso contenente criteri oggettivi di selezione, che valorizzino prioritariamente la qualità delle specifiche prestazioni da erogare. La selezione di tali soggetti è effettuata periodicamente, tenuto conto della programmazione regionale, delle eventuali esigenze di razionalizzazione della rete in convenzionamento, dell’attività svolta per i soggetti già titolari di accordi contrattuali.

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 07 dicembre 2022

Fedriga: rafforzato Patto istituzionale Regioni davanti al Presidente della Repubblica

La Conferenza di regioni e province autonome, da organismo di coordinamento politico e di confronto fra i governatori, assume da oggi un ruolo più istituzionale, col riconoscimento di organo comune di rappresentanza territoriale. 

È il frutto dell’intesa firmata dai governatori alla Villa Reale di Monza davanti al Capo dello Stato Mattarella ospite d’onore al festival “L’Italia delle Regioni”. Si tratta di un importante documento, che istituzionalizza il sistema delle Conferenze. La Conferenza delle Regioni ha una vita di più di 40 anni, un periodo in cui ha svolto un ruolo di stimolo e di supporto fondamentale per i governi che si sono susseguiti. 

Fedriga, nel suo discorso davanti al Capo dello Stato, ha sottolineato “l’importanza di affidare alla Regione il ruolo di organo di collegamento tra lo Stato e le autonomie locali” e come “il riconoscimento delle Regioni nella Costituzione” avvenga nella nuova “democrazia italiana, come elemento di rafforzamento, e non di disgregazione, dell’unità”. 

Le posizioni delle Regioni, osserva Fedriga, oggi sono “raggiunte sempre all’unanimità, senza distinzioni politiche o territoriali. Le istanze di una Regione diventano le istanze di tutte, proprio nel nome della massima valorizzazione dell’autonomia”.

Fedriga ha ribadito lo spirito di collaborazione delle Regioni anche con il nuovo Governo, così come è avvenuto nel passato, “consci dei bisogni e delle esigenze delle realtà da noi amministrate”. 

Le Regioni rappresentano proprio quel valore di pluralismo che è portatore di innovazione e creatività, sono  Istituzioni dedicate a rispondere ai bisogni dell’ambiente, allo sviluppo locale, alla riduzione del disagio sociale, alla garanzia dei livelli delle prestazioni sanitarie, alla innovazione.

“In tale prospettiva – ha spiegato Fedriga – vanno lette oggi anche le iniziative intraprese da alcune Regioni per il riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia previste dall’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, quali possibili punti di approdo nella ricerca di forme di governo territoriale avanzate, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni e della perequazione infrastrutturale, all’insegna di un nuovo equilibrio tra unità e differenziazione. Crediamo che la sede della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel rispetto delle procedure previste dalla legge e delle competenze del Parlamento e del Governo, possa rappresentare un organismo nel quale insieme condividere i principi generali di questa riforma”.

La costituzionalizzazione delle Conferenze è considerata un elemento ormai non più differibile.

Fedriga ha quindi ribadito la capacità di “composizione delle diverse istanze regionali” da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e il “raccordo che essa svolge, sia che si dipani verticalmente – in funzione di sintesi tra le istanze dei singoli enti nei confronti dello Stato – sia orizzontalmente: “la Conferenza, nel solco della cooperazione interregionale, favorisce la diffusione delle migliori pratiche e dei migliori processi e sollecita, quindi, ad attingere a più adeguati livelli di efficienza”. 

Oggi si inizia a rendere strutturale – ha affermato Fedriga – “nel solco del dettato costituzionale, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che, per la sua centralità nella catena decisionale tra centro e periferia, rappresenta la sede che può avere un ruolo propulsivo nel processo di definizione di rinnovati assetti istituzionali di raccordo e cooperazione, innanzitutto tra le Regioni stesse”.

Per questi motivi è stata sottoscritta “l’intesa ai sensi dell’articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, al fine di rafforzare la collaborazione in tutte le competenze e le funzioni da esercitarsi negli ambiti di comune interesse, di conferire piena espressione istituzionale alla Conferenza delle Regioni, riconoscendone il ruolo fondamentale per l’interlocuzione con il Governo, con il Parlamento e le istituzioni comunitarie”.

Comunicato 06 dicembre 2022

La Consulta a favore dell’obbligo vaccinale

La Corte Costituzionale si è pronunciata a favore dell’obbligo del vaccino anti Covid introdotto dal governo Draghi nel 2021 per alcune categorie professionali e gli over 50.

Tra inammissibilità e infondatezza la Corte costituzionale ha respinto tutte le questioni di legittimità sollevate sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario, le forze dell’ordine e gli over 50.
In particolare, ha ritenuto inammissibile, per ragioni processuali, la questione relativa alla impossibilità, per gli esercenti le professioni sanitarie che non abbiamo adempiuto all’obbligo vaccinale, di svolgere l’attività lavorativa, quando non implichi contatti interpersonali.

Le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario sono state ritenute ragionevoli e proporzionate. Ugualmente infondate, infine, sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico.  

Si attendono le motivazioni per commentare in modo completo ed esaustivo lo stringato comunicato pubblicato dall’ufficio stampa della Consulta.

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 05 dicembre 2022

Raggiunta l’intensa sulla ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale

Potrebbe apparire, tutto sommato, un risultato di pareggio quello raggiunto in Conferenza Stato Regioni, tra le aspettative del Sud e quelle del Nord.

In realtà, ancora una volta, si deve sottolineare che le Regioni settentrionali riescono ad ottenere un riparto — per il 2022 e pure per il 2023 — ancora sostanzialmente ancorato ai criteri storici, consistenti nel conteggio del numero dei residenti, corretto con il parametro della popolazione anziana. È proprio questa correzione a generare un aumento dei costi e porta in sé la maggiore dotazione di fondi alle Regioni settentrionali. 

Il criterio della “deprivazione”, tanto richiesto dalle Regioni del sud Italia, in aggiunta – già nel riparto del 2022 – a quelli storici, non ha generato i risultati attesi, in quanto sul punto si è verificata una battuta d’arresto.

Tale criterio consiste nell’indice che tiene conto di ricchezza, disoccupazione, case in affitto rispetto al totale. L’argomento è stato rinviato al prossimo anno, per discutere sulla suddivisione del Fondo 2024.

Unica soddisfazione quella esposta dal Presidente Michele Emiliano, proveniente dall’incremento del Fondo sanitario regionale Puglia di 238 milioni per il 2022. Questi andranno ad aggiungersi ai 246 milioni per il cosiddetto meccanismo del «pay back» dei dispositivi medici per gli anni dal 2015 al 2018, cioè quella parte di rimborso che arriva dalle aziende fornitrici per partecipare al ripiano dello sforamento dei tetti di spesa regionali.

Dalla somma dell’incremento del fondo con il cosiddetto «pay back» si arriverà a sfiorare la soglia dei 500 milioni che per il 2022, è ipotizzata quale maggiore spesa rispetto all’anno precedente. In ogni caso sarà necessario un intervento nel bilancio di previsione 2023 per assestare le partite scoperte.

Acop è ferma nel sostenere che se non si interviene in maniera energica sulla riduzione della mobilità passiva che sposta risorse ingenti, l’equilibrio non verrà mai raggiunto e saranno sempre necessarie alchimie bilancistiche per la quadratura dei conti.

Comunicato 01 dicembre 2022

Sanità pubblica in crisi – Cresce il settore privato

Il Ministro della Salute Schillaci “Il PNRR ha finanziato solo l’edilizia delle Case di Comunità, che dovrebbero garantire assistenza continuativa sul territorio. Ora serve trovare le risorse per reclutare il personale”.

Sono sempre di più i cittadini che si affidano alle cure private invece di “attendere” le chilometriche liste di attesa della sanità pubblica. ASL e ospedali non riescono a recuperare il lavoro perso durante il periodo più duro della pandemia. Dato significativo riguarda le visite di controllo – attività specialistica destinata a chi ha già ricevuto una diagnosi – che, nei primi sei mesi di quest’anno ha registrato il 20% in meno di accertamenti rispetto al 2019 –  come riportato da Agenas. Secondo Nino Cartabellotta di Fondazione GIMBE “Il nodo centrale della questione è la carenza di personale”.

A fronte della difficoltà della pubblica sanità, i servizi privati aumentano l’apporto collaborativo al Sistema Sanitario Nazionale, drenando le inefficienze degli ospedali pubblici.

Il Ministro della Salute Orazio Schillaci, in un’intervista al quotidiano la Repubblica, ammette che il problema delle liste di attesa è “più che altro organizzativo. I medici, al di là di alcune discipline che sono in difficoltà, non sono inferiori a quelli di altri Paesi.” Per il ministro è fondamentale “incentivare, economicamente, la presenza in ospedale dei professionisti per più ore. Sarà necessario procedere a una rivalutazione del trattamento economico di tutto il personale medico e sanitario”.

La sanità dei cittadini è parte fondamentale di un paese democratico e quindi deve essere di primaria importanza nel dibattito parlamentare.

Il Direttivo Nazionale di Acop plaude all’iniziativa del Ministro Schillaci di riorganizzare la dotazione dei medici ospedalieri, tenendo presente che il contributo della sanità privata accreditata è in ogni caso imprescindibile per rendere efficiente l’intero sistema e incrementare l’efficacia il Servizio Sanitario Nazionale.

Comunicato 30 novembre 2022

Regionalismo e autonomia differenziata

E’ sempre più difficile procedere nei confronti di un regionalismo ingovernabile e troppo differenziato.

Con la legge 18 ottobre 2001, n. 3 fu riformato il titolo V della Costituzione, che trasferiva molti poteri dallo Stato centrale alle Regioni, dando di fatto piena attuazione all’articolo 5 della Costituzione che riconosce le autonomie locali quali enti esponenziali preesistenti alla formazione della Repubblica. Si è verificata così una vera e propria riforma in senso federale dello Stato, riconoscendo alle Regioni l’autonomia legislativa, ovvero la possibilità di legiferare norme di rango primario in varie materie fra cui quella della tutela della salute.

Oggi, dopo tanti anni dalla riforma e soprattutto all’esito della pandemia è necessario chiedersi se sia o meno corretto che la sanità sia in capo alle Regioni. Cioè, quale sia il livello di governo più adatto a prendere le decisioni in campo sanitario.

Il presupposto per gettare solide basi nella sanità è essenzialmente dato dalla constatazione del fallimento, in campo sanitario, della politica del regionalismo.

Nella rassegna stampa di questi giorni si è evidenziato, ancorchè ce ne fosse bisogno, di come l’annunciato pensiero politico preelettorale da parte di tutte le forze sul potenziamento della sanità pubblica al pari di quella privata convenzionata non vada d’accordo con i tetti di spesa, ma soprattutto con i continui tagli di spesa alla sanità.

Il sistema della Sanità Pubblica non può non essere ripensato se non con un’adeguata interazione della sanità privata.

Nel frattempo, si giunge a parlare di attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’art.116 della Costituzione, nei decreti collegati alla legge di bilancio. Una sorta cioè di federalismo sanitario a geometria variabile che il Governo intende assecondare, con il rischio che il diritto alla salute possa soltanto assumere una valenza locale.

Una geometria variabile che, stante la diversa organizzazione e strutturazione della sanità fra le varie regioni rischia di coinvolgere in negativo anche le strutture “ausiliarie” private, che potrebbero essere pregiudicate da un sistema regionale disomogeneo e differenziato che sprona all’emigrazione sanitaria e determina in generale riflessi sulla immagine dell’efficienza sanitaria di alcune regioni rispetto ad altre, travolgendo in questa sfiducia anche le strutture private accreditate.

Il Presidente di Acop Calabria è intervenuto massicciamente sui media della carta stampata per affermare, fra le altre cose, che: “lo Stato deve mettere a disposizione i fondi necessari per far fronte ai fabbisogni e laddove sono riscontrati deficit di bilancio nel settore si devono individuare e tagliare gli sprechi, perseguendo e sanzionando i responsabili e non limitare le prestazioni con la politica mercantilistica dei budget che provoca aumento della lista d’attesa”.

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 29 novembre 2022

CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ PARLAMENTARI

CAMERA DEI DEPUTATI

L’Aula della Camera dei deputati, mercoledì 30 novembre alle ore 15.00, svolgerà il Question time.

I (Affari costituzionali)

Martedì 29, mercoledì 30 novembre e giovedì 1 dicembre, proseguirà l’esame, in sede referente ed in prima lettura, del DDL di conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”, cd. DL Riordino Ministeri – Rel. On. D’Urzì (FDI).

Il provvedimento è atteso in Aula Camera dalla seduta di venerdì 2 dicembre.

XII Commissione (Affari sociali)

Mercoledì 30 novembre e giovedì 1 dicembre proseguirà l’esame dello schema di decreto legislativo recante riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 – Rel. Ciocchetti (FDI).

SENATO DELLA REPUBBLICA

Presso l’Aula del Senato, martedì 29 novembre, alle ore 16.30, sono previste la deliberazione sulla procedura abbreviata per il DDL sullo sport in Costituzione e la discussione del DDL n. 299, di conversione del DL n. 169, su potenziamento NATO e Servizio sanitario della Calabria.

Giovedì 2 dicembre, alle ore 15.00, è in agenda un question time con i Ministri della giustizia, delle infrastrutture e della PA.

2a Commissione (Giustizia)

In 2a Commissione, martedì 29 novembre, proseguirà l’esame in sede referente ed in prima lettura del DDL n. 274, di conversione del DL n. 162 in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari per detenuti non collaboranti con la giustizia, obblighi di vaccinazione anti Covid-19 e contrasto dei raduni illegali, cd. DL Covid-19 e rave. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle ore 12.00 di lunedì 28 novembre.

3a (Affari esteri e difesa) e 10a (Sanità e lavoro) Commissioni riunite

Martedì 29 novembre prosegue l’esame, in sede referente e in prima lettura, del cd. DL Nato e Calabria DDL di conversione in legge del decreto-legge 8 novembre 2022, n. 169, recante disposizioni urgenti di proroga della partecipazione di personale militare al potenziamento di iniziative della NATO, delle misure per il servizio sanitario della regione Calabria, nonché di Commissioni presso l’AIFA» – Relatori Sen. Menia (FDI) e Sen. Minasi (Lega).

In settimana il provvedimento è atteso in Aula Senato. Contiene l’articolo 3 sulla proroga membri delle Commissioni CTS e CPR Aifa.

5a (Bilancio) – Decreto-legge Aiuti quater

Da oggi martedì 29 novembre prosegue l’esame, in sede referente ed in prima lettura, del DDL di conversione del decreto-legge 18 novembre 2022, n. 176, recante misure urgenti di sostegno al settore energetico e di finanza pubblica. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle ore 12.00 di venerdì 2 dicembre.

10a Commissione (Sanità e lavoro) –

Mercoledì 30 novembre proseguirà l’esame dell’AG 4 (Schema di decreto legislativo recante riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, e n. 288) – Relatrice è la Sen. Cantù (Lega).

Comunicato 28 novembre 2022

Manovra: Documento Programmatico di Bilancio. Sanità e critiche da tutta l’Italia

Il Governo ha trasmesso venerdì 25 al Parlamento italiano e alla Commissione Ue il Documento programmatico di bilancio per il 2023 (DPB).

Per la sanità si confermano nella sostanza i nuovi stanziamenti presenti nella bozza di legge di bilancio (il testo definitivo della manovra dovrebbe essere pronto a breve) anche se con cifre leggermente diverse per quanto riguarda il totale delle risorse messe in campo per il Ssn.

In particolare nel DPB si legge che l’incremento del Fondo sanitario nazionale sarà di 2,15 miliardi nel 2023; di 2,3 miliardi nel 2024 e di 2,5 miliardi nel 2025.

A questi si aggiungono ulteriori risorse per 650 milioni nel 2023 per l’acquisto di vaccini.

Nel testo della bozza del ddl di bilancio, invece, lo stanziamento aggiuntivo per il Fondo sanitario veniva indicato in 2 miliardi in più per il 2023 e in ulteriori 2 miliardi in più a aprite dal 2024.
Alla luce delle cifre indicate nel Documento programmatico di bilancio il Fondo sanitario nazionale dovrebbe quindi contare su 128,211 miliardi nel 2023; su 130,361 miliardi nel 2024 e su 132,861 miliardi nel 2025.

Sembra un miglioramento, maa le risorse sono insufficienti.

Piovono critiche da ogni parte d’Italia. “Non mancano 70 milioni alla Liguria, mancano alcuni miliardi alla sanità italiana”, ha detto il presidente della Liguria, Toti. Ancora Bonaccini: “Non si capiscono i fondi per la sanità, noi ci aspettavamo una forte aggiunta ai fondi perché quando furono previsti non c’era stata questa crisi energetica così drammatica”. Aspra la replica di del Presidente De Luca: “in queste condizioni credo che non potremo fare né la medicina territoriale e le case di comunità, né avremo la possibilità di offrire servizi di qualità ai nostri cittadini. Non avremo la possibilità di personale nuovo da impiegare nei reparti di pronto soccorso. Da questo punto di vista la situazione è estremamente delicata”. La mancanza di risorse per i Comuni e gli enti territoriali, secondo De Luca, “mette in discussione anche la realizzazione del Pnrr”.

Acop aveva sentito tutte le forze politiche all’alba della tornata elettorale, nella tavola rotonda, svoltasi il 21 settembre ultimo scorso, presso i locali dell’Adnkronos di Piazza Mastai a Roma e una voce unanime si era sollevata, da destra a sinistra, in un unico colore: Sanità privata parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale.

Silenzio assoluto! Non si vede ancora alcun riconoscimento alla sanità privata convenzionata!

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 24 novembre 2022

I contratti dei medici del pubblico e del privato convenzionato  

Dopo questa ondata di pandemia non ancora conclusa, dopo aver decantato l’operato dei medici e di tutto il personale sanitario come gesto eroico, tutto si è placato. E chi è stato menzionato solo nella categoria non ha mai considerato le intollerabili discriminazioni tra medici del pubblico e medici del privato convenzionato.

Se il Servizio sanitario nazionale continua a rimanere ai margini del dibattito politico, la sanità privata convenzionata è del tutto ignorata, anche se considerata dai partiti tutti parte integrante e fondante del sistema sanitario nazionale. Nonostante il contributo fondamentale offerto nella lotta al Covid-19 riprende e continua la fuga di medici e professionisti. Sono numerose le questioni cui da anni non si trova soluzione e che rischiano di condurre al fallimento anche la sanità privata convenzionata. Se i medici dell’ospedalità pubblica, infatti, dopo due anni di encomi e applausi sono stati dimenticati, quelli dell’ospedalità privata continuano ad essere abbandonati, con contratti di lavoro scaduti da anni, retribuzioni inaccettabili e titoli non equiparati che ne impediscono la carriera. Si tratta di una discriminazione intollerabile tra professionisti che hanno gli stessi doveri, le stesse responsabilità e lo stesso codice deontologico.

La separazione contrattuale tra pubblico e privato convenzionato è fallimentare: occorre invece riformare il sistema, introducendo un contratto quadro che preveda i diritti e i doveri di tutti i medici, stabilendo poi in accordi di secondo livello le peculiarità dei professionisti del settore pubblico e del settore privato convenzionato. Solo in questo modo sarà possibile riconoscere anche il percorso professionale dei medici dell’ospedalità privata ai fini dell’accesso ai concorsi pubblici.

L’integrazione del pubblico con il privato convenzionato è più che mai attuale e se vi era stata una proposta che prevedeva che i medici della sanità pubblica fossero sono pronti a destinare le 4 ore di lavoro a settimana dedicate ad attività non assistenziali, come la formazione, ad attività ambulatoriali o chirurgiche, a fronte di una retribuzione integrativa, ampliando l’offerta sanitaria per i cittadini e riducendo i tempi di attesa, perché mai queste attività non possono essere fornite nell’ambito delle strutture private convenzionate dai medici che vi lavorano offrendo loro un riconoscimento di carriera?

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 23 novembre 2022

Manovra, sanità in rosso: i fondi elargiti diminuiranno di 2 miliardi

“Manovra coraggiosa e scritta in tempi record”. Il Presidente del Consiglio sulla legge di bilancio bada al sodo e offre una visione sulle priorità economiche.

Purtroppo le risorse, che sembrerebbero essere destinate alla sanità, sono assolutamente insufficienti e inadeguate.

Ad oggi le Regioni hanno un disavanzo di 3,8 miliardi per i costi sostenuti per il Covid e di circa 2 miliardi per il rincaro dei costi energetici.

È necessaria una vera e propria terapia d’urto, capace di far rientrare il Servizio Sanitario Nazionale ai livelli di finanziamento europei. Diventa allora necessario discutere dell’utilizzo dei fondi del Mes, al fine di rafforzare strutturalmente il nostro sistema e prepararlo alle nuove sfide.

Attualmente non è ancora chiaro, dal testo della manovra, in che modo si stabiliranno le condizioni per garantire le cure a tutti i cittadini.

Le associazioni di categoria del comparto sanitario fanno fronte comune, dichiarando che c’è la necessità di trovare fondi altrimenti la tenuta del sistema e a rischio.

Con riguardo ai fondi elargiti per il Covid, nel 2021 sono costati 8,5 miliardi, mentre quest’anno si ipotizza che verranno erogati soltanto 4 miliardi, con un margine massimo di 6 miliardi. Questo significa che nella migliore delle ipotesi le spese extra per la sanità saranno di 5,7 miliardi.

La sanità appare del tutto ignorata all’interno delle discussioni sulla manovra.

D’altra parte anche il Ministro Schillaci, pur reclamando il suo spazio, è riuscito a parlare solo di misure, dal valore più che altro simbolico, come ad esempio un compenso extra per il personale dell’emergenza e delle specialità con gli organici più in crisi, che verrebbe aumentato a 200 milioni rispetto ai 90 stanziati da Speranza, ma non se ne è fatto nulla. Tutto ciò pur sapendo che i fondi potrebbero essere attinti dal Fondo Sanitario Nazionale: non si tratterebbe infatti di destinare nuovi fondi, ma solo di allargare un vincolo già stanziato.

Lo stesso sistema potrebbe essere usato per le liste di attesa, ma è molto difficile che di queste azioni ci sia traccia in Finanziaria.

In via generale la spesa sanitaria, nelle stime di questo governo, è in discesa: quest’anno vale 134 miliardi e il prossimo 132.

Pur avendo saltato il giro, ci si augura che il Governo focalizzi presto l’attenzione sulle risorse da offrire alla spesa sanitaria, per la tenuta stessa del Sistema Sanitario Nazionale, già ampiamente ferito dalle scelte dei Governi precedenti.

Comunicato 22 novembre 2022

Sanità: continua il divario fra Nord e Sud

Nel campo della salute il divario Fra Nord e Sud si fa sentire sempre e sempre più forte.

Anche di questo si è discusso nel Convegno promosso da ACOP il 16 novembre.

Acop attraverso la sua sede nazionale e la costituzione di varie sedi regionali si sta facendo promotrice, quale associazione di categoria, al fine di ridurre questo divario.

Al convegno alcuni importanti esponenti politici, componenti del nuovo Parlamento hanno promosso l’iniziativa di Acop invitandola ai tavoli degli accordi.

L’articolo 32 della nostra Costituzione pone la salute come diritto fondamentale di ogni individuo, come interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Per quanto il Sistema sanitario nazionale italiano sia, spesso, considerato un modello da imitare, le ultime tendenze sul numero di persone che decidono di rinunciare alle cure o che sono costrette a spostarsi per ricevere sostegno medico necessitano di una riflessione più ampia.

Siamo di fronte a un Paese a due velocità!

A caratterizzare il nostro Paese sono però le disuguaglianze tra Nord e Sud, aumentate per quanto riguarda sia gli indici di buona salute, sia quelli di cronicità e sopravvivenza.  

In generale riprendono, dopo anni di pandemia, i migranti della salute che decidono di recarsi in un’altra regione per essere sottoposti a cure che, oltretutto, richiedono un notevole investimento economico, sia per i pazienti sia per i loro accompagnatori.  

Un costo notevole che impatta sui pazienti e sulle regioni del Sud, le quali finiscono con il rimborsare prestazioni mediche a cui i propri abitanti si sottopongono altrove e perdono l’importante sfida di poter investire sul proprio territorio per attirare nuovi talenti e migliorare le strutture ospedaliere.

Il divario deve essere colmato e serve un governo centrale che attui politiche di indirizzo per diminuire il gap di divario fra regioni, disincentivando di recarsi fuori regione per curarsi. Creare 21 regioni a statuto speciale, come paventato da Gilberto Turati, Prof. di Scienze delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore è sconfortante. Il Ministero della salute deve essere rafforzato e prevedere le diversità fra Regioni come la Lombardia con 10 milioni di abitanti e il Molise che ne ha solo trecentomila.

Ma la risposta non può trovarsi nell’auspicato federalismo sanitario regionale fortemente voluto da un partito, perché se alcune regioni virtuose del nord ne traggono sempre più benefici, quelle del sud e del centro non raggiungono i livelli essenziali di assistenza o di prestazioni.

Il Vicepresidente ACOP

avv. Enzo Paolini

Comunicato 21 novembre 2022

Ministro della Salute – O. Schillaci

INCONTRO COL MINISTRO DELLA SALUTE ORAZIO SCHILLACI

Acop chiede un incontro con il Ministro della Salute Orazio Schillaci.

Gli argomenti che verranno proposti al Ministro come spunto di riflessione riguarderanno la tenuta del comparto degli erogatori privati, che collabora a pieno titolo con il sistema ospedaliero.

Il diritto alla salute negato dai Governi che in tre anni di immobilismo, mediocrità e insipienza hanno portato il nostro sistema sanitario al collasso.

Le nostre strutture ospedaliere e territoriali sono senza personale, senza medici, con reparti chiusi e rete territoriale smantellata. Il nostro sistema sanitario è giunto a un grado di inefficienza ed inefficacia non più tollerabile.

Il ritardo nell’adozione di scelte strategiche, contribuiscono alla paralisi. Questa è la più grande responsabilità politica. Se non si interviene immediatamente – avverte – si rischia il tracollo.

In primo luogo si deve tener conto

–       che il costo del personale nelle strutture private incide dal 45% al 55% del budget assegnato ed è già di per sé non sostenibile.

–       che molte tariffe oggi non riescono a coprire i costi vivi della prestazione sanitaria, anche perché i D.R.G. non sono mai stati adeguati da oltre un ventennio;

–       che i rincari energetici del periodo pre-pandemico sono diventati insostenibili con l’impennata dovuta anche al conflitto russo-ucraino e le misure adottate finora dal DL 144/22 risultano ad oggi insufficienti.

I prossimi mesi e anni saranno decisivi per il futuro del servizio sanitario nazionale. In questa situazione drammatica occorre rimettere al centro la qualità delle cure, i presidi territoriali, l’integrazione sociosanitaria.

Bisogna attuare una revisione profonda dell’assetto dei servizi, perché troppe sono le emergenze che rendono quasi inaccessibile il diritto alla salute specie da parte delle categorie sociali più fragili, dei malati cronici e oncologici, degli anziani.

Comunicato 16 novembre 2022

La Salute è un Diritto o è un Servizio?

Si è svolto ieri 16 novembre 2022, presso l’Hotel Nazionale di Piazza di Monte Citorio, il Convegno organizzato e promosso da ACOP sul tema: “La Salute è un Diritto o è un Servizio?”. Scopo dell’iniziativa di Acop è stato quello di verificare, attraverso un dibattito a più voci, la tenuta del sistema sanitario nazionale, rispetto alla libera scelta dei cittadini del luogo di cura e alla compatibilità economica delle politiche sanitarie. Ha moderato gli interventi dei pregevoli relatori che si sono succeduti la nota giornalista del Tg1, dott.ssa Laura Chimenti.  Il presidente di Acop, Prof. Michele Vietti, ha introdotto i relatori evidenziando, attraverso una realistica ed attuale analisi che parte da lontano e che riconosce nel sistema sanitario nazionale italiano il vero “sistema universalistico”, il principio di solidarietà che assicura a tutta la popolazione del territorio, dunque non solo ai cittadini, il servizio pubblico senza distinzioni di razza, sesso, ricchezza o povertà. Una conquista democratica che segue i principi costituzionali. Ma il sistema sanitario rivela la sua debolezza nelle limitazioni di spesa. La cosiddetta parità tra pubblico e privato convenzionato decantata nel D.lgs 502/92 rischia di andare in fumo a causa di politiche sanitarie troppo sbilanciate verso il pubblico che è al collasso e che non considerano il privato convenzionato alla stregua del pubblico, privato che ancora oggi è relegato ad una funzione di parte debole nella contrattazione. Bisogna tornare a garantire il rispetto dei principi cardine del Servizio Sanitario Nazionale, l’universalità, l’uguaglianza e l’equità che, ad oggi, non trovano più riscontro nella realtà.

All’inizio e nel corso della lodevole tavola rotonda sono intervenuti il deputato On. Paolo Pulciani e il senatore Marco Scurria, i quali hanno fatto un plauso all’iniziativa di Acop e all’alto livello dei relatori e degli interventi, invitando la nostra associazione ad altri incontri con la politica e con l’attuale governo, anche più ristretti e di voler ascoltare la sua voce quale parte attiva nell’iniziativa politica in materia sanitaria.

Un saluto, in diretta streaming, anche dal Vicepresidente di Acop, avv. Enzo Paolini, organizzatore dell’evento che si è collegato dalla sede calabrese.

E’ intervenuto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio, che in merito al tema relativo alla salute e ai limiti di spesa,  ha posto l’accento sul cambiamento radicale che la Corte Costituzionale ha ottemperato nelle sue decisioni, passando da una giurisprudenza che teneva conto del fatto che le allocazioni delle disponibilità finanziarie rientrassero unicamente nelle scelte del legislatore e che queste non potessero e non dovessero essere messe in discussione, dunque ritenendo le questioni proposte inammissibili, ad una giurisprudenza, nell’ultimo decennio, di senso opposto, secondo la quale la Corte Costituzionale ben poteva contestare la decisione del legislatore sui limiti di spesa, specialmente in relazione ai diritti incomprimibili.

A seguire Francesco Gaetano Scoca, Professore Emerito di diritto Amministrativo, invece, ha affrontato il tema relativo ai contratti nel sistema sanitario, con particolare riferimento alla posizione delle strutture private convenzionate, posizione che si è modificata nel corso del tempo in senso negativo e più difficile per le strutture private rispetto al passato, quando nel lontano 1978 le stesse si trovavano in posizione assolutamente paritetica rispetto a quelle pubbliche. La situazione si è modificata dal 1992 e anche nel 1999, poiché l’accreditamento delle strutture private è diventata una procedura complessa e molto burocratica, inutilmente, secondo il Prof. Scoca, complessa e burocratica. L’accreditamento diventa, dunque, un atto vincolato e non discrezionale, pur dipendendo dalle valutazioni delle Regioni, mentre la contrattualizzazione che è il passo successivo è assolutamente discrezionale, quando invece dovrebbe essere regolamentata dalla legge e rientrare nel codice degli appalti. E’ necessario un equilibrio fra finanziamenti e garanzie dei livelli essenziali di assistenza. Per evitare gli extrabudget che sono all’ordine del giorno, le Regioni devono effettuare una programmazione all’inizio e non alla fine dell’anno, modernizzando le prestazioni. Cita la recente sentenza della Corte Costituzionale, n. 228/2022 (pubblicata sul nostro sito il 14.11.2022), con la quale la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità relativa al blocco delle azioni esecutive di recupero crediti nei confronti degli enti sanitari della Regione Calabria.

Ancora il Presidente della III Sezione Civile della Suprema Corte, Giacomo Travaglino è intervenuto sulla ripartizione della responsabilità in assenza del decreto attuativo della legge Gelli-Bianco, ribadendo come nel corso degli anni, fino all’emanazione della legge Gelli-Bianco la giurisprudenza di legittimità e di merito si siano sostituite al legislatore per stabilire i criteri della responsabilità per colpa e la quantificazione del risarcimento del danno con la qualificazione di nuovi tipi di danno non patrimoniale, via via riconosciuti dai giudici. Sussiste una distinzione fra la responsabilità aquiliana del medico e quella contrattuale della struttura e una differenza fra i criteri della colpa nel diritto penale, diversi rispetto a quelli del diritto civile: nel primo il protagonista è l’imputato medico, nel secondo, il paziente attore. A partire dal 2017 si è rivista totalmente la ripartizione in ordine all’onere probatorio. Nella responsabilità civile spetta al paziente provare i fatti, la condotta, il nesso di causalità, il danno conseguente all’azione e il tipo di danno, ma la legge Gelli fa un riferimento alle norme imperative, dunque al codice civile, dunque alla responsabilità contrattuale!

Infine, per la Presidenza della Corte dei Conti è intervenuto il Consigliere Luigi Caso sul danno erariale e il ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, riflettendo sul ruolo di controllo della giurisdizione della Corte e sul fatto che il ritardo è in gran parte dovuto all’eccesso di casi che vengono portati all’attenzione dei giudici ordinari, con inevitabile allungamento della procedura.

Dunque la sanità è sì un diritto, ma anche un servizio fornito dallo Stato che deve, necessariamente, essere integrato da una collaborazione paritetica delle strutture private al fine di realizzare la soddisfazione della richiesta di salute da parte della popolazione.  Per far ciò, conclude il Presidente Vietti, occorre un’adeguata ridefinizione del riparto del Fondo Nazionale che tenga finalmente conto delle gravi disparità tra nord e sud del Paese e che funga da strumento compensativo per i territori più svantaggiati. E’ necessario “ridisegnare l’offerta sanitaria: sia in termini organizzativi, puntando sul potenziamento delle reti di medicina territoriale e sull’integrazione di queste ultime con gli altri servizi e prestazioni sociali offerti dallo Stato; sia in termini di intervento, investendo sullo sviluppo delle buone pratiche di diagnosi e prevenzione della malattia”.

Tutto questo può avvenire solo ed esclusivamente con l’integrazione fra pubblico e privato. Questo è quanto è emerso ieri anche dalla discussione fra le diverse e alte competenze di questo dibattito.

avv. Maria Antonella Mascaro

Comunicato 16 novembre 2022

Decreto Aiuti quater. Cosa cambia per le imprese

Dopo l’approvazione della NADEF e la previsione di un ulteriore aumento del PIL per il 2022, il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 4 del 10 novembre 2022, ha approvato il cosiddetto Decreto Aiuti quater che introduce misure urgenti in materia di energia elettrica, gas naturale e carburanti.

Il decreto prevede uno stanziamento pari a circa 9,1 miliardi di euro, provenienti dall’extragettito fiscale del precedente governo, per finanziare interventi contro il caro energia

Si innalza, per il 2022, il tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti “fringe benefit” aziendali, fino a 3mila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a incrementare gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze (acqua, luce e gas).

Con uno stanziamento di 3,4 miliardi di euro, si proroga fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Si confermano le aliquote dei crediti d’imposta:

1) 40% per le imprese energivore e gasivore;

2) 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW.

Per fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia, le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1° ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Al fine di assicurare la più ampia applicazione della misura, SACE S.p.a. (Società controllata dal MEF) è autorizzata a concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di energia elettrica e gas naturale residenti in Italia. La garanzia è rilasciata a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni negli anni per i quali si richiede la rateizzazione, sia per sé stessa che per quelle del medesimo gruppo.

Comunicato 14 novembre 2022

Corte Costituzionale

ACOP, soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale sul blocco delle azioni esecutive di recupero crediti nei confronti degli enti sanitari della Regione Calabria

L’Associazione Coordinamento Ospedalità Privata (ACOP) esprime soddisfazione per quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza relativa al blocco delle azioni esecutive di recupero crediti nei confronti degli enti sanitari della Regione Calabria. La decisione, spiega l’avvocato Enzo Paolini (in rappresentanza di ACOP), «è un monito al Parlamento, dal momento che il legislatore aveva reiterato in maniera identica, anche nelle virgole, una norma già dichiarata incostituzionale dalla Consulta per ben due volte».
La Corte, presieduta da Silvana Sciarra, ha dichiarato incostituzionale un articolo della legge “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro”, accogliendo pienamente le tesi proposte e discusse dagli avvocati Enzo Paolini e Antonio Borraccino (in rappresentanza del creditore privato): in particolare, la Corte ha ritenuto violati quattro articoli della Costituzione, per il mancato rispetto dei criteri di proporzionalità nelle misure a tutela del bilancio dello Stato, di uguaglianza, del giusto processo e della tutela della salute.
«È un auspicio che il parlamento appena insediatosi nutra rispetto per i diritti dei cittadini», continua Paolini, «tutelandoli nei confronti delle vessazioni della pubblica amministrazione e del legislatore, come quelle simili all’annullamento dei diritti di credito sanciti da atti giudiziari definitivi solo in pregiudizio di una parte della popolazione, nel caso quella calabrese». Grande soddisfazione anche per l’Onorevole Michele Vietti, presidente di ACOP: con questa decisione, il Giudice delle Leggi si conferma garante del rispetto delle regole del sistema Paese e del buon funzionamento dell’ordinamento giudiziario.

Comunicato 11 novembre 2022

avv. Enzo Paolini, Vicepresidente ACOP Nazionale

Sanità in Lombardia: qualità e competenza. Nessun regalo.

Premessa. Non ci interessa la discussione avviata sulla opportunità che il PD (o la sinistra in genere o chiunque) candidi Letizia Moratti alla carica di Presidente della Regione Lombardia.

Ci interessa che tra i motivi ostativi a questa ipotesi vi sia un asserito “regalo alla sanità privata ai danni della sanità pubblica” mediante il paventato parto di provvedimenti con i quali “i privati sono liberi di scegliersi le prestazioni che il servizio regionale paga meglio” o altre corbellerie del tipo “di fatto in Lombardia non c’è alcuna libertà per il cittadino: c’è l’obbligo di scegliere il privato a pagamento”.

Bene. Anzi male. E’ vero che il dibattito politico è ridotto a chi la spara più grossa senza alcun riguardo per la serietà, ma a noi spetta di dire qualcosa.

La sanità cosiddetta privata in Lombardia, come nel resto d’Italia, è fatta da strutture – Case di cura, laboratori, RSA – accreditate con il SSN nelle quali il cittadino non paga niente, essendo assistito, per legge, appunto dallo Stato e con risorse alimentate dal prelievo fiscale.

Poi vi sono le strutture non accreditate ove il cittadino – che ha esercitato il suo diritto alla libera scelta – deve pagare in proprio la prestazione.

Dunque nessun esborso aggiuntivo da parte dello Stato, nessun obbligo per il cittadino, nessuna scelta speculativa da parte della struttura che eroga solo le prestazioni richieste dai pazienti.

Dov’è la stortura e/o il regalo?

Se invece ci si vuole riferire ai reati che spesso si compiono in sanità siamo d’accordo:  controlli a più non posso e rigore massimo, ma al netto della demagogia. I corrotti ed i corruttori, gli imbroglioni ed i disonesti si annidano ovunque nelle Case di cura come nelle corsie pubbliche e nelle Istituzioni.

Non confondiamo le colpe dei singoli con una asserita iniquità del sistema che è suscettibile di miglioramenti e potrebbe funzionare meglio ma è solidaristico ed universale. Ed è un bene.

Anche se a taluno infastidisce che, come in tutti i campi, via sia qualcuno che, svolgendo un buon lavoro, ne ottenga la giusta remunerazione.

                                                                                                      Avv. Enzo Paolini

Comunicato 9 novembre 2022

Reintegro personale No-vax, sospensione multe, obbligo mascherine.

Il Ministro della Salute con ordinanza n. 255 del 31.10.2022 ha ritenuto, necessario e urgente prevedere, anche successivamente al 31 ottobre 2022, misure concernenti l’utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie sull’intero territorio nazionale in relazione all’accesso alle strutture sanitarie.

Il termine è prorogato, pertanto, fino al 31 dicembre 2022, per i lavoratori, gli utenti e i visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali.

Non hanno l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie, i seguenti soggetti:

a) i bambini di età inferiore ai sei anni;

b) le persone con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché le persone che devono comunicare con una persona con disabilità in modo da non poter fare uso del dispositivo.

Inoltre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie generale n.255 del 31-10-2022,  il Decreto Legge del 31 ottobre 2022 n. 162 recante: “Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonchè in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali

In particolare, il Decreto modifica le disposizioni vigenti in materia di obbligo vaccinale, anticipando dal 31 dicembre al 1° novembre 2022 la scadenza dell’obbligo vaccinale per il personale esercente le professioni sanitarie, per i lavoratori impiegati in strutture residenziali, socio-assistenziali e socio-sanitarie e per il personale delle strutture che effettuano attività sanitarie e sociosanitarie. Inoltre, con specifico riguardo alla categoria degli esercenti le professioni sanitarie, si elimina la misura della sospensione dall’esercizio della professione, al fine di contrastare la grave carenza di personale sanitario che si registra sul territorio e il reintegro.

Le strutture associate, pertanto, a decorrere dal 2 novembre 2022, dovranno riammettere in servizio i lavoratori sospesi in attuazione di quanto previsto dalla normativa in tema di obbligo vaccinale anti COVID-19, facendo ricorso agli istituti quali ferie, permessi retribuiti o altro, per i giorni intercorrenti tra la data di riammissione e l’effettiva ripresa del servizio, in quanto, sempre in ossequio al disposto legislativo, non è più vigente la sospensione dalla retribuzione.

In attesa di aggiornamenti sugli ulteriori sviluppi dell’iter legislativo del D.L. che è stato oggetto di numerose polemiche e che subirà modifiche in Parlamento.

Comunicato 8 novembre 2022

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ADEMPIMENTI ANAC IN SCADENZA

Si ricorda a tutte le strutture associate interessate l’importante scadenza del 10.11.2022, ultimo termine per la pubblicazione della griglia di monitoraggio predisposta (entro il 31.10.2022) su segnalazione degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV).

A tale proposito si ricorda che, come previsto dalla delibera ANAC n. 201/2022, gli OIV che hanno evidenziato nella griglia di rilevazione carenze significative di pubblicazione, attribuendo nella colonna “completezza di contenuto” un valore inferiore a 3, devono curare e monitorare le misure di adeguamento agli obblighi di pubblicazione adottate dalle strutture, verificando il permanere o il superamento delle sole criticità esposte nella citata griglia di rilevazione.

Il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT), in caso di eventuali criticità segnalate dall’OIV, doveva procedere ad assumere le necessarie misure utili entro il 31 ottobre 2022.

Pertanto entro la scadenza del 10.11.2022 la griglia così predisposta andrà pubblicata nella sezione “Amministrazione trasparente” o “Società trasparente” sotto-sezione di primo livello “Controlli e rilievi sull’amministrazione”, sotto-sezione di secondo livello “Organismi indipendenti di valutazione, nuclei di valutazione o altri organismi con funzioni analoghe”, “Attestazione dell’OIV o di altra struttura analoga nell’assolvimento degli obblighi di pubblicazione”.

Sempre entro la medesima data del 10 novembre, la sola griglia di monitoraggio dovrà essere trasmessa ad ANAC all’indirizzo di posta elettronica: attestazioni.oiv@anticorruzione.it. Sulla base degli esiti di monitoraggio, così acquisiti, le misure assunte dai RPCT potranno essere oggetto di valutazione da parte di ANAC nell’ambito dell’attività di controllo sull’operato dei RPCT prevista dall’art. 45, comma 2, del Decreto Legislativo n. 33/2013 per le conseguenti determinazioni.

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