COMUNICATO 22 GENNAIO 2026
E’ sempre dibattito fra le forze politiche quando vi sono proposte, apparentemente rivoluzionarie, nel mondo della sanità. In particolare fa discutere una proposta, presentata attraverso la bozza di un testo di legge, di eliminare il regime di incompatibilità per i medici ed i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale, al fine di poter svolgere, ore extra contratto in qualunque altra struttura pubblica o privata accreditata del servizio sanitario nazionale, opzione oggi impedita dalla legge.
Alla base delle intenzioni della proposta di modifica legislativa albergherebbe l’abbattimento dell’insidioso e annoso problema delle liste di attesa e la maggiore attrattività delle professioni sanitarie che, libere da vincoli contrattuali, renderebbero la professione più remunerativa.
Per fare un esempio un medico di una struttura pubblica svolge trentotto ore settimanali alle quali, secondo la riforma potrebbe sommarne altre. Non è chiaro se ci sia un tetto massimo, né quali siano e se vi siano limiti salariali, ma la realtà dei fatti è che si vuole rendere flessibile il lavoro delle professioni sanitarie, apparentemente per offrire prestazioni sanitarie aggiuntive e rendere il sistema più mobile.
Se l’obiettivo principale è quello di contribuire alla riduzione delle liste di attesa, aumentando le prestazioni in tutte le strutture pubbliche e private accreditate del territorio, dall’altro non deve dimenticarsi che questo presuppone l’impiego di forza-lavoro già presente nel territorio, in quanto la riforma riguarderebbe il lavoro di medici già impiegati nelle strutture pubbliche o private accreditate. Se questo, da un lato scoraggerebbe il ricorso al puro privato con i relativi costi da sopportare totalmente a carico del paziente, dall’altro potrebbe creare un minore bisogno di nuove assunzioni che sono molto declamate dal governo e previste nella legge di bilancio. Ancora, se da un lato il sistema del lavoro flessibile, renderebbe, secondo i proponenti della riforma, più attrattive le professioni sanitarie in Italia, dall’altro non è detto che scoraggi il fenomeno dei gettonisti, che per quanto ridotto, al momento attuale è impensabile eliminare.
Dunque, se certamente il servizio sanitario ha bisogno di essere aggiornato ed in qualche modo ridisegnato, è innegabile che sia un sistema forte, una sistema dove al centro è posto il principio universalistico delle cure, un sistema invidiato in tutto il mondo. Dunque, forse occorre chiedersi se basti l’abolizione delle incompatibilità del rapporto di lavoro per medici, dirigenti ed altre professioni sanitarie, o non occorra, prima, riscrivere alcune regole che siano veramente a vantaggio di tutte le professioni.
Come non basta la concessione di un bonus a far tornare i medici italiani espatriati, così non è sufficiente eliminare incompatibilità per lavorare di più ma con meno garanzie nell’attività e nella dignità della persona.
D’altronde non si giunge alle riforme senza l’audizione delle parti interessate, ivi compresi i datori di lavoro, che necessitano di agevolazioni vere e non solo promesse.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

