COMUNICATO 03 MARZO 2026
I tagli alla sanità negli ultimi dieci anni sono una realtà indiscutibile. Si parla di circa 37 miliardi di euro in meno, in virtù dei tagli operati dal 2010 al 2019. I dati riportati sono riportati dal Sole 24 ore. Questo evento ha inciso in modo decisivo sui principi di equità e di universalismo del sistema sanitario nazionale.
Il fatto più preoccupante, che è stato sottolineato svariate volte, è rappresentato dalla rinuncia da parte della popolazione italiana alle cure. Questo dato che si attesta intorno a circa il 10% della popolazione generale, aumenta fino al 20% tra le fasce sociali meno abbienti. Tutto ciò crea disuguaglianza, aumento del tasso di mortalità, mettendo sotto pressione il sistema pubblico sanitario.
Questa crisi si riflette a tutto campo sull’assistenza domiciliare e sulla medicina territoriale. Il carico dell’assistenza al paziente ricade sulla famiglia con una spesa in continuo aumento che sfiora circa il 30%. Altra considerazione, non meno importante, va evidenziata sul tasso di mortalità evitabile, cioè quello che riguarda le cause di morte prima del tempo, per l’impossibilità di accedere alle cure. A tale proposito il divario fra abbienti e meno non è indifferente, in quanto si passa da un 40% nel primo caso ad un 20% nel caso di persone laureate.
Altre problematiche provengono dall’integrazione tra il sistema sanitario e il comparto sociale, poiché la destinazione dei fondi per il settore sociosanitario è modesta e, secondo gli addetti ai lavori, la mancanza di banche dati integrate rende difficile una valutazione dei flussi finanziari e delle responsabilità.
La proposta per evitare l’allargamento della forbice delle disuguaglianze è contenuta in un rapporto della Fondazione per la sussidiarietà che indicherebbe un potenziamento delle risorse, attraverso la revisione dei criteri di finanziamento con budget per i pazienti cronici e fragili e un rafforzamento della medicina territoriale attraverso case e ospedali di comunità, realmente operativi. Tutto ciò deve avvenire con l’ausilio del terzo settore che deve essere considerato come risorsa ed in quanto tale va finanziato. Anche la Corte Costituzionale si è espressa in merito, puntando il dito sulla digitalizzazione e sulla riforma della medicina generale.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

