Sicurezza sul lavoro contro il rischio di atti violenti

I dati che emergono dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, organismo istituito all’interno del Ministero della Salute, sono sempre più preoccupanti.

L’osservatorio è stato istituito dal decreto legge n. 34 del 30 marzo 2023, provvedimento che ha previsto disposizioni per contrastare episodi di violenza nei confronti del personale sanitario. Infatti, è stato introdotto il reato che modifica parzialmente l’art. 583 quater del codice penale prevedendo l’ipotesi di lesioni cagionate al personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria, nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza o soccorso che siano funzionali allo svolgimento di dette professioni, nell’esercizio o a causa di tali attività, con  pene della reclusione da due e cinque anni, aumentate se le lesioni sono gravi o gravissime. Già la legge n. 113 del 14 agosto 2020 era intervenuta in modo importante sul tema della sicurezza degli operatori delle professioni sanitarie e sulla prevenzione in materia di aggressioni.

Il decreto ha previsto, per l’appunto, la costituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza con funzioni di monitoraggio degli episodi di violenza subiti dai professionisti sanitari e socio-sanitari, dei relativi eventi sentinella, dell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro, anche promuovendo l’utilizzo di strumenti di videosorveglianza, di divulgazione delle buone prassi anche per il lavoro svolto in equipe, di promozione di corsi di formazione per il personale medico e sanitario, finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto.

Dopo meno di due anni dalla sua istituzione, nel 2025, sono state quasi diciottomila le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari. Il rapporto annuale dell’osservatorio mostra un leggero calo rispetto al 2024 riguardo alle segnalazioni, ma un aumento del numero totale del personale aggredito. Ciò accade, nonostante l’inasprimento delle pene e l’aggiunta più recente dell’arresto in flagranza anche differita. E’ stato, infatti, previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per coloro i quali compiano atti di violenza nei confronti di tutti coloro che esercitano una professione sanitaria e nei riguardi di coloro che danneggino beni destinati all’assistenza, con la possibilità anche di arresto in flagranza differita laddove sia disponibile la documentazione, per esempio video, che provi la commissione del reato.  

Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari/caregiver e si conferma una netta prevalenza di aggressioni verbali rispetto a quelle fisiche. Il sesso femminile è quello maggiormente colpito e gli episodi di violenza, fisica o verbale, riguardano principalmente il personale infermieristico, seguito da medici e dagli operatori socio sanitari. Le aree maggiormente a rischio sono i reparti di emergenza ed urgenza, le strutture psichiatriche, i luoghi di attesa ed i servizi di geriatria e quelli di continuità assistenziale.

A tale proposito il Ministero della Salute ha elaborato un documento per la prevenzione contro gli atti di violenza, articolato su tre indirizzi: strategia, gestione e operatività. In primo luogo si raccomanda alle strutture di dotarsi di impianti di videosorveglianza 24 ore su 24, unitamente a sistemi di metal detector nelle aree ad elevato rischio, dotazione nelle aree di attesa di buona illuminazione e mancanza di oggetti che possano avere potere contundente.

Per quanto attiene alla gestione dell’organizzazione si devono gestire gli accessi e predisporre misure di sicurezza per le visite domiciliari, specialmente in contesti isolati; le strutture devono munirsi di un team composto da un risk manager, un medico competente e un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, figure, peraltro già obbligatorie e comunque previste nei protocolli di gestione e di qualità, oltre che, per chi ne è provvisto, del modello ex D.lgs 231/2001.

Una sorta di vero e proprio vademecum standardizzato e regolamentato, diffuso fra tutti i lavoratori che venga revisionato e aggiornato periodicamente.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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