COMUNICATO 03 FEBBRAIO 2026
Si torna a parlare della carenza dei medici, problematica italiana mai sopita e certamente difficile da risolvere e con essa dell’inquadramento contrattuale degli specializzandi, mentre fioccano polemiche e sanzioni disciplinari nel mondo sanitario, a causa del fatto che sempre più spesso, per denuncia di alcuni, gli specializzandi non sono correttamente affiancati da un medico chirurgo strutturato.
Le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Università e della Ricerca dinanzi alla Camera dei Deputati sui medici in formazione specialistica, riguarderebbero oltre cinquantamila medici specializzandi per la riforma dell’inquadramento contrattuale, per riconoscere giuridicamente ed economicamente l’attività assistenziale degli specializzandi.
Con un inquadramento contrattuale più stabile si vorrebbe rendere l’osservatorio nazionale più indipendente, garantista ed imparziale, ma certamente più “vigilante”, potenziando le ispezioni sulle strutture. Inoltre si vuole introdurre la timbratura elettronica obbligatoria per assicurare certezza sugli orari di lavoro e potenziare al massimo la formazione, anello di congiunzione e continuità fondamentale fra i medici stabili e strutturati e gli specializzandi, che molto spesso conclusa la specializzazione non hanno neanche la possibilità di scegliere se restare o meno, diversamente da altri standard europei.
Ovviamente prima di riformare sono necessari tavoli con le associazioni di categoria, con le rappresentanze dei diretti interessati, quando esistono, in modo che convergano gli interessi al fine di corrispondere una adeguata retribuzione e un inquadramento come professionisti e non come studenti.
Hanno fatto molto discutere, in questi giorni passati, le criticità emerse anche da recenti inchieste giornalistiche su cosiddette patologie del sistema che hanno portato a comminare sanzioni disciplinari o denunce di reati di falso.
Tutto ciò sarebbe accaduto in alcune strutture pubbliche del paese nelle quali alcuni interventi chirurgici (ad esempio di ortopedia) sono stati condotti esclusivamente da specializzandi senza l’ausilio e la sorveglianza dello specialista esperto presente. Ancora, si è discusso sulle irregolarità sui turni di lavoro che hanno portato all’irrogazione di sanzioni disciplinari. Sono state avviate alcune ispezioni in strutture di dimensioni molto grandi.
Il punto fondamentale è stabilire delle certezze sull’orario di lavoro, sui turni, sui contratti che devono dare modo di realizzare vere e proprie assunzioni, ma il problema non è solo degli specializzandi che è giusto stabilizzare e convincere a restare, con la possibilità di una scelta consapevole, ma investe anche una serie di medici che pur essendo specializzati da tempo hanno contratti a tempo determinato con scadenze annuali o biennali.
Se si combatte per evitare la migrazione sanitaria bisogna pensare ad un sistema competitivo che faccia rimanere le ottime competenze acquisite, in Italia.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

