Pubblico e privato accreditato sempre più vicini

Il tema dei rapporti tra pubblico e privato in sanità è sempre stato molto acceso e divisivo. Secondo molti osservatori, sarebbe in atto una sorta di privatizzazione della sanità italiana, che alcuni intendono come maggiore ricorso ai servizi a pagamento ed altri come una più invadente presenza del privato accreditato nella fornitura dei servizi sanitari. Le cose non dovrebbero essere viste così, in quanto la situazione del servizio sanitario italiano e l’universalità delle cure non sarebbero più esistenti se sul mercato non ci fosse la presenza delle strutture private accreditate.

Si rammenta che era stata approvata la legge per il mercato e la concorrenza 2023, che all’articolo 36 sospende fino al 31 dicembre 2026 la contestata nuova disciplina per l’accreditamento e la stipula dei contratti con il servizio sanitario nazionale delle strutture private, introdotta dal governo Draghi (art. 15 legge 118/22). Quella norma prevedeva che le regioni mettessero a gara, periodicamente, la fornitura di nuovi servizi e di quelli già convenzionati, in base alle proprie esigenze di programmazione e di razionalizzazione della rete. Sarà la Conferenza Stato-Regioni a rivedere, entro la data fissata, la materia dell’accreditamento.

La copresenza della sanità pubblica con quella privata risale agli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. Il Ssn, istituito nel 1978, recepì infatti il sistema del “convenzionamento” con il privato (art. 25 legge 833/78) instaurato nel 1943 dall’Inam – il maggiore ente mutualistico – e nel suo primo anno di vita ne estese le prestazioni a tutti i cittadini (L. 33/80).

L’Inam disponeva solo di propri poliambulatori specialistici (divenuti oggi, in alcuni casi, case di comunità) e per tutto il resto si affidava a contratti con gli enti ospedalieri pubblici o con le imprese private (case di cura, laboratori) e i liberi professionisti (medici generici e specialisti). Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi di euro. Attualmente, molte strutture private non includono il valore dell’accreditamento nei loro bilanci e nelle operazioni straordinarie di acquisizioni.

Il valore dell’accreditamento viene spesso incluso nel valore dell’avviamento, nonostante ciò non sia in linea con i principi contabili. Possedere l’accreditamento è fondamentale per la sostenibilità economica delle strutture sanitarie private, inoltre rappresenta un vero collegamento del mercato in sanità, poiché le strutture accreditate esercitano, attraverso la dazione della prestazione sanitaria, a tutti gli effetti, una funzione pubblica, data proprio dall’autorizzazione all’accreditamento.

Il valore dell’accreditamento rende, però, chiara e palpabile la resistenza delle strutture che hanno posseggono da più tempo questo requisito, a favore dell’apertura di vere e proprie gare per aggiudicarsi l’autorizzazione, ma è inevitabile. Questo, però, favorirà maggiore qualità e potrà incrementare il numero delle prestazioni a vantaggio dei pazienti e della diminuzione delle liste di attesa.

a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

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