COMUNICATO 12 MARZO 2026
Era metà del 2024 quando con il Decreto Ministeriale 17 giugno 2024, intitolato: “Adozione delle linee guida recanti le specifiche tecniche, i prezzi di riferimento e gli standard di qualità dei servizi medici ed infermieristici da affidare a terzi in caso di necessità e urgenza da parte delle aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, per fronteggiare lo stato di grave carenza di organico del personale sanitario”, si configurava la fine del “mercimonio” dei medici “a gettone”.
Con questo provvedimento si cercava di fronteggiare lo stato di grave carenza di organico del personale sanitario, concedendo la possibilità di affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici solo in caso di necessità e urgenza, in un’unica occasione e senza proroga, a seguito della verificata impossibilità di utilizzare personale già in servizio, sia dipendente sia in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Inoltre si dava la possibilità di assumere gli idonei collocati in graduatorie concorsuali in vigore e di avvalersi in regime di convenzione del personale iscritto nelle graduatorie per l’assistenza specialistica ambulatoriale interna, nonchè di espletare le procedure di reclutamento del personale medico e infermieristico autorizzate. Tali servizi possono essere affidati, per un periodo non superiore a dodici mesi, anche nei casi di proroga di contratti già in corso di esecuzione, ad operatori economici che si avvalgono di personale medico ed infermieristico in possesso dei requisiti di professionalità contemplati dalle disposizioni vigenti per l’accesso a posizioni equivalenti all’interno degli enti del servizio sanitario nazionale.
In ogni caso, la scadenza dei contratti dei medici “a gettone” cessava a luglio del 2024.
La norma prevedeva delle deroghe, ma solo in casi particolari ed eccezionali ed al netto delle procedure che le aziende sono tenute a mettere in atto per sanare la situazione degli organici.
La realtà dei fatti, nonostante le norme in proroga, la possibilità di assumere gli specializzandi e l’ultimo decreto milleproroghe che consente su base volontaria lo spostamento dell’età pensionabile ai 72 anni ed il ritorno in servizio ai medici pensionati non hanno potuto eliminare i gettonisti.
Un ultimo esempio è pervenuto dal Lazio e dalla denuncia del consigliere D’Amato su un medico gettonista che, a più di 70 anni, avrebbe guadagnato in un solo mese 35 mila euro (la notizia è riportata dal “Quotidiano sanità”). Al di là delle giustificazioni, fornite, tanto dalla ASL competente, quanto nell’interrogazione presentata in Consiglio regionale, la problematica non investe una regione, ma tutto il territorio nazionale, dal momento che il fenomeno del gettonismo non è cessato e probabilmente non potrà cessare, perché se anche le ASL competenti mettono a bando i posti e questi non vengono coperti, il fenomeno non è risolvibile. Fino a quando non si prenderanno serie misure, indispensabili per fronteggiare la carenza di personale medico, soprattutto in medicina di urgenza ed emergenza e nei pronto soccorso, la realtà dei fatti dice che dei medici cosiddetti a gettone vi è necessità. Molto spesso nonostante l’attivazione di procedure concorsuali per il reclutamento di medici di Pronto Soccorso, non pervengono candidature.
Resta comunque inadeguata la politica di assunzioni di medici e dirigenti sanitari e assente una strategia per rendere attrattivo il lavoro del medico in ospedale.

