Liste di attesa e intramoenia: il richiamo del Ministro Schillaci

Il tema delle liste di attesa e del rapporto con l’intramoenia che  si ritiene possa condizionarne la stasi, è tornato all’attenzione degli stakeholders a seguito delle recenti dichiarazioni del Ministro Schillaci. Ed invero, il monito partito dal Ministero riguarderebbe proprio tutti gli attori della Sanità, sia pubblica che privata, dai governatori fino ai manager di Asl e ospedali colpevoli di non controllare abusi, scorciatoie se non addirittura trucchi per aggiustare le code a cui sono costretti i cittadini per ottenere una prestazione sanitaria. “Le Regioni devono impegnarsi. I direttori generali e sanitari devono essere più attenti. Questa non è una richiesta: lo prevede la legge. E qui devo essere diretto. Devono cessare immediatamente quelle pratiche, e pratiche è un eufemismo, che consistono nel manipolare i dati per apparire in ordine quando in ordine non si è. Agende pulite sulla carta, liste apparentemente brevi, standard rispettati almeno nei registri. Sono trucchi che definisco scandalosi, sono artefatti solo per mostrare standard che poi non corrispondono a quello che i cittadini vedono ogni giorno. L’unico effetto che producono è nascondere le condizioni vere dei servizi che quei cittadini avrebbero diritto a ricevere. Questo non è un problema tecnico. È un problema di onestà”. Inoltre il Ministro ha duramente richiamato le direzioni aziendali e regionali, intimandoli di interrompere anche la pratica delle “agende chiuse”. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha, dunque, delineato una linea dura sulla gestione dell’intramoenia (la libera professione dei medici negli ospedali pubblici) in relazione alle liste d’attesa infinite sostenendo che l’attività privata negli ospedali non può penalizzare quella pubblica e sottolineando come con i nuovi sistemi di monitoraggio, il Ministero ha ora i dati per identificare dove avvengono le irregolarità. Uno dei focus principali riguarda, proprio, il controllo dell’attività libero-professionale intramuraria. Il monito prevede che l’attività privata negli ospedali non possa superare quella istituzionale: se le liste d’attesa pubbliche sono bloccate, l’intramoenia deve essere sospesa o ridimensionata per dare priorità alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). A tal proposito il Ministro ha ricordato che, in caso di superamento dei tempi massimi previsti dalla legge (es. 30 giorni per visite specialistiche differibili), il cittadino ha il diritto di richiedere la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket, con onere a carico dell’azienda sanitaria. ll Ministro ha, da ultimo, ribadito che il governo “ha messo la faccia” su questo tema, rimarcando che, grazie alle nuove norme, ora sono disponibili dati precisi per capire chi agisce correttamente e chi invece necessita di interventi urgenti”. “Noi ci muoviamo solo nell’interesse dei cittadini, per avere una Sanità più efficiente” ha aggiunto. 

avv. Rossella Gravina

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